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Round di finanziamento startup: dal seed alla Serie C, come funzionano

n dettaglio grafico della scritta "Startup", simbolo dell'inizio del percorso di crescita e della ricerca di capitali Seed

Sognate di entrare nel magnifico mondo delle start-up ma non sapete che pesci pigliare? In questo articolo vi aiuteremo a fare un po’ di chiarezza su alcuni dei punti principali rispetto ad una delle questioni più delicate in assoluto: i round di finanziamento. In sostanza, risponderemo alle vostre domande sulla raccolta del denaro (spesso si parla di cifre importanti) necessario per dare il via a questa attività imprenditoriale.

Il ciclo di vita di un’impresa innovativa: come attrarre capitali

Startupper in camicia presenta i dati finanziari durante una riunione con investitori di Venture Capital
Un momento chiave nella vita di un fondatore: la negoziazione del round di finanziamento e il pitch davanti ai partner del fondo

Partiamo dall’ovvio presupposto che una qualunque impresa per poter iniziare a macinare dei guadagni deve partire da un investimento/capitale di base. Ma come fare per attirarlo?

I round di finanziamento sono le diverse fasi attraverso cui una startup raccoglie capitali per crescere, cedendo in cambio quote societarie (equity) agli investitori. Il percorso standard inizia con il “Pre-Seed” e il “Seed“, per poi passare ai round istituzionali di Serie A, Serie B e Serie C guidati dai fondi di Venture Capital, necessari per scalare l’azienda a livello internazionale fino alla quotazione in Borsa (IPO).

Ogni fase risponde a precise necessità finanziarie e strategiche che variano a seconda dello stadio di maturazione del progetto. All’inizio del ciclo di vita, l’obiettivo principale è validare l’idea di business e costruire un Minimum Viable Product (MVP) che dimostri l’esistenza di un mercato potenziale. Man mano che l’impresa si consolida, l’attenzione si sposta dall’ideazione alla standardizzazione dei processi produttivi, per poi concentrarsi sulla penetrazione aggressiva di nuovi mercati e sull’espansione geografica globale. Strutturare correttamente questa progressione è indispensabile per non diluire eccessivamente la quota dei fondatori prima del tempo.

Le prime fasi vitali: dagli incubatori ai Business Angel

Ma che cosa succede, più nello specifico, quando la startup deve iniziare a muovere i suoi primi passi in un mercato competitivo? Ecco come si strutturano, di norma, le fasi iniziali di questo processo.

Bootstrapping, Family & Friends e i primi capitali esterni

Nelle primissime fasi, note come Pre-Seed, la startup si muove spesso in regime di bootstrapping, ovvero autofinanziamento tramite i risparmi personali dei founder. Quando queste risorse non sono più sufficienti per coprire i costi di sviluppo iniziali, si ricorre alla cerchia più stretta di contatti, definita nel gergo finanziario “Family & Friends”. In questo stadio il rischio d’impresa è ai massimi storici: l’investimento si basa quasi esclusivamente sulla fiducia personale e sulla bontà teorica della visione imprenditoriale, poiché mancano metriche storiche e dati finanziari consolidati.

Superata questa primissima barriera, l’ingresso in un programma di accelerazione o di incubazione rappresenta il vero e proprio battesimo aziendale, se così lo vogliamo chiamare. Gli incubatori offrono piccoli capitali iniziali e al contempo postazioni di lavoro, servizi logistici e un primo network industriale: in breve, tutto quello che può essere necessario per partire con il piede giusto. Il Round Seed si colloca subito dopo: qui intervengono i Business Angel, investitori privati (spesso ex manager o imprenditori di successo) che apportano non solo capitale di rischio privato, ma anche competenze manageriali verticali e contatti commerciali strategici per traghettare il prodotto sul mercato.

Il ruolo dei mentori finanziari e delle piattaforme online

Sempre più spesso, l’ecosistema dell’innovazione sta assistendo all’ascesa di strumenti alternativi e digitali per la raccolta di capitale nelle fasi iniziali. Le piattaforme di equity crowdfunding hanno democratizzato l’accesso agli investimenti in startup, consentendo anche a piccoli investitori retail di partecipare al capitale di rischio di aziende innovative.

Accanto alle piattaforme digitali, i club di investitori e i network di Business Angel strutturati agiscono come mentori finanziari tout court. La loro presenza è fondamentale per preparare la startup all’impatto con i successivi round istituzionali. Essi aiutano i founder a ripulire il bilancio, a impostare una governance societaria trasparente e a definire i famosi Key Performance Indicators (KPI) necessari a catturare l’attenzione dei grandi fondi di Venture Capital nazionali e internazionali.

L’identikit dei round

Ecco a questo punto una tabella esemplificativa che vi spiega in modo semplice qual è l’identikit tipico dei round di finanziamenti.

Nome roundImporto medio raccoltoTipologia di investitoreObiettivo aziendale
Pre-Seed / Seed€50.000 – €1.500.000Founders, F&F, Business Angels, IncubatoriSviluppo MVP, validazione di mercato, product-market fit iniziale
Serie A€2.000.000 – €10.000.000Venture Capital (Lead Investor), Super AngelsOttimizzazione del prodotto, strutturazione del team, scalabilità del modello
Serie B€10.000.000 – €30.000.000Venture Capital internazionali, Growth EquityEspansione della quota di mercato, internazionalizzazione, crescita del fatturato
Serie COltre €30.000.000Fondi Late-Stage, Private Equity, Banche d’AffariAcquisizioni strategiche (M&A), diversificazione prodotto, preparazione IPO

Matematica societaria: le valutazioni e le quote cedute

Facciamo ora il punto sulle modalità in cui si possono effettuare tutte le valutazioni del caso rispetto ai round di finanziamenti raccolti e sulle quote cedute.

Come calcolare il valore dell’azienda prima e dopo l’ingresso dei fondi

La negoziazione di un round istituzionale si basa sulla definizione di due parametri fondamentali: la valutazione Pre-Money e la valutazione Post-Money.

La prima corrisponde al valore economico attribuito alla startup prima dell’effettivo versamento del nuovo capitale da parte degli investitori: si tratta di un ammontare determinato incrociando metriche qualitative (composizione del team, brevetti, dimensione del mercato potenziale) e quantitative (tasso di crescita mensile, ricavi ricorrenti o MRR).

La seconda, invece, è determinata in modo lineare dalla somma algebrica tra la valutazione Pre-Money e il capitale totale raccolto nel corso del round specifico. La relazione matematica è espressa come segue:

Ragazzo in primo piano che sorregge un computer con la scritta Startup in un ambiente di coworking
Il volto della nuova imprenditoria: un giovane founder celebra il lancio del progetto o la chiusura di un round di investimenti pre-seed

Valutazione Post-Money = Valutazione Pre-Money + Capitale Raccolto

Per comprendere l’esatta percentuale di quote societarie (equity) da cedere ai nuovi investitori in entrata, si applica la formula della quota di partecipazione, definita dal rapporto percentuale tra l‘investimento effettuato e il valore complessivo dell’azienda calcolato al termine dell’operazione finanziaria:

Quota Investitori = Capitale Raccolto/Valutazione Post-Money

Ad esempio, se una startup negozia una valutazione Pre-Money di €4.000.000 e raccoglie un finanziamento pari a €1.000.000, la sua valutazione Post-Money finale risulterà di €5.000.000. Di conseguenza, il fondo di Venture Capital che ha iniettato la liquidità otterrà una quota pari al 20% del capitale sociale complessivo dell’impresa (€1.000.000 / €5.000.000), determinando una corrispondente diluizione proporzionale delle quote precedentemente detenute dai soci fondatori e dai vecchi investitori delle fasi Seed. Una corretta pianificazione finanziaria in questa fase è fondamentale, perché ci permette di evitare un’eventuale perdita del controllo societario nelle serie successive.

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