Sarebbe un errore dare per scontato che il mercato sia sempre efficiente e che i prezzi riflettano a pieno il valore dei diversi asset. In certi casi, conviene ipotizzare anche che possa esistere un modo per sfruttare le tendenze psicologiche degli investitori, cavalcando l’onda dei titoli vincenti. Il fattore Momentum risponde proprio a questa necessità, offrendo una strategia per capitalizzare sul principio che “ciò che è andato bene continuerà ad andare bene, almeno per un po’”. Gli ETF basati su questo fattore offrono un modo sistematico per accedere a questa dinamica. Scopriamo dunque insieme come funziona quello che si chiama ETF factor momentum e quando può essere utile sfruttarlo per il nostro portafoglio.
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Cos’è il fattore momentum in finanza

Il Momentum è definita come una strategia di investimento che si concentra sull’acquisto di azioni che stanno overperformando e sulla vendita di quelle che stanno sottoperformando. L’obiettivo è catturare quei titoli che hanno mostrato forti guadagni di prezzo in un arco temporale recente, tipicamente negli ultimi 6 o 12 mesi.
La sua efficacia è supportata da due teorie principali:
- Finanza comportamentale: gli investitori tendono a comprare ciò che sale, alimentando ulteriormente la pressione al rialzo;
- Premio per il rischio: Il rendimento elevato è una ricompensa per aver sopportato il rischio di potenziali crash a breve termine (storicamente avvenuti, ad esempio, nel 2001, 2009 e 2023).
Come lavora un ETF factor momentum
Un ETF che replica un indice Momentum (come l’MSCI World Momentum) lavora in modo sistematico e quantitativo. L’indice identifica il fattore selezionando titoli in base alla loro performance corretta per il rischio negli ultimi 6 e 12 mesi.
Una volta identificati i titoli più performanti, l’indice seleziona tipicamente il 30% superiore dell’universo di riferimento con la più forte esposizione al momentum.
Un aspetto chiave è la gestione dinamica dell’indice:
- Nessun limite settoriale: a differenza di altri ETF fattoriali, gli indici Momentum non applicano vincoli settoriali, perché la ricerca ha dimostrato che il momentum è efficace a tutti i livelli (titolo, settore, classe di attivo);
- Ribilanciamento: l’indice viene ribilanciato trimestralmente per aggiornare l’esposizione al fattore. Inoltre, può ribilanciare in modo flessibile anche fuori programma in periodi di alta volatilità di mercato (si pensi, giusto per fare un esempio, a ciò che avvenne a livello globale durante la pandemia di COVID-19 nel 2020).
Vantaggi potenziali di un ETF momentum
Questo scenario presenta senza ombra di dubbio dei punti di forza da non sottovalutare, ecco quali.
Possibilità di sovraperformare il mercato in trend forti
Storicamente, le strategie Momentum hanno dimostrato una capacità di sovraperformare il mercato azionario globale più ampio, offrendo un rapporto rendimento/rischio più elevato. I dati mostrano che questo fattore ha fornito rendimenti corretti per il rischio elevati nel lungo periodo.
Esposizione concentrata sui titoli “leader” dei cicli rialzisti
La strategia è intrinsecamente orientata a individuare i titoli che guidano i cicli di mercato. Tuttavia, per evitare l’eccessiva esposizione, l’indice introduce una misura di mitigazione del rischio, ponendo un limite al peso di ciascun singolo titolo.
Integrazione con ETF core a replica tradizionale
L’inserimento di un ETF Momentum in un portafoglio non deve necessariamente sostituire l’investimento principale, tutt’altro! Al contrario, questo strumento può integrare efficacemente gli stili basati su altri fattori o i classici indici “market-cap” (come l’MSCI World standard). Poiché il momentum tende a sovraperformare in fasi di mercato diverse rispetto allo stile Value o Size, la sua combinazione con una strategia core permette di diversificare le fonti di rendimento, catturando la crescita dei titoli leader senza dover per questo rinunciare alla stabilità della replica tradizionale.
Rischi e criticità
Nonostante i suoi punti di forza, ovviamente, ricordiamo che un ETF che replica un indice Momentum presenta altresì alcune criticità e “lati oscuri”. Ecco quali, più nel dettaglio:
- L’alta volatilità: il fattore Momentum ha storicamente mostrato una volatilità più elevata rispetto ad altri fattori come Value e Quality;
- Rischio di crash: il fattore è particolarmente sensibile ai cambiamenti rapidi di sentiment di mercato, con episodi storici di crash a breve termine che hanno colpito i portafogli Momentum;
- Rischio di concentrazione: poiché non applica limiti settoriali, l’ETF potrebbe concentrarsi eccessivamente in alcuni settori che stanno vivendo un forte rally, sebbene l’indice ponga dei limiti sul peso dei singoli titoli.
Quando può avere senso inserirlo in portafoglio
Occhio dunque a inserire questa strategia nel proprio portafoglio, perché non c’è dubbio che – alla luce della volatilità del mercato – sia adatta soprattutto a trader esperti, che non hanno timore a “sporcarsi le mani” e rischiare di perdere anche ingenti somme.
Può avere senso, in modo particolare, quando si ha come obiettivo la crescita del proprio capitale sul lungo periodo. Consigliamo, per il resto, di mantenere un orizzonte temporale minimo di almeno 5 anni, così da permettere alla strategia di compensare eventuali perdite di breve termine con i premi storicamente più elevati offerti dal fattore.
Esempi pratici
A questo punto, per avere un’idea più precisa, può essere utile analizzare alcune modalità di allocazione e i dati storici che ne testimoniano la persistenza. Vediamole insieme.
Portafoglio 80/20 (core/satellite) con una piccola quota momentum
Un approccio più cauto – adatto ai meno esperti – è quello che consiste nell’utilizzare l’ETF Momentum come un satellite del portafoglio. In una configurazione 80/20, l’80% del capitale viene investito in un indice globale “core” (replica tradizionale), mentre il 20% viene destinato al fattore Momentum. Questo permette di dare una “marcia in più” ai rendimenti totali durante i cicli rialzisti, mantenendo però una solida base diversificata che attenua i momenti di alta volatilità specifici del fattore.
Confronto storico semplificato: indice “vanilla” vs indice momentum
Osservando i dati storici, il fattore Momentum ha fornito quello che in gergo viene chiamato “more bang for your buck” (più valore per ogni dollaro/euro investito). Su base ventennale, i rendimenti corretti per il rischio del momentum sono stati superiori di circa il 28% rispetto al mercato azionario globale tradizionale. Questo vantaggio è evidente soprattutto nei cosiddetti hit rates: la capacità del momentum di battere l’indice “vanilla” è stata costante su orizzonti di 1, 3 e 5 anni, superando spesso altri stili popolari come il Value.
Scenario negativo: cosa succede nelle fasi di mercato laterale

Il “tallone d’Achille” di un sistema simile si manifesta nelle fasi di mercato laterale o durante i violenti cambi di direzione (inversioni di trend). In questi scenari, i titoli che hanno corso molto possono subire brusche correzioni prima che l’indice riesca a ribilanciarsi. Storicamente, il momentum ha subito crash a breve termine (come nel 2001 o nel 2009), momenti in cui la persistenza dei prezzi si interrompe bruscamente. Tuttavia, la storia del mercato insegna che gli investitori pazienti sono stati solitamente ricompensati nel lungo periodo per aver sopportato queste turbolenze temporanee.