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Indice VIX: cos’è e come usarlo per prevedere i crolli

La facciata monumentale in stile neoclassico del palazzo della borsa di Wall Street, con le grandi colonne ed elementi architettonici storici.

A proposito di Indice VIX su Affari e Finanza abbiamo sviluppato già diversi approfondimenti, come questo articolo dove abbiamo analizzato le modalità per sfruttarlo a nostro vantaggio da investitori. In questa occasione invece studieremo un altro aspetto, cioè l’utilizzo di questo strumento come risorsa che aiuta a fornire indicazioni per anticipare eventuali crolli dei mercati azionari.

Forse non tutti sanno che nel gergo finanziario è noto anche come l’“indice della paura” del S&P 500, perché viene utilizzato per stimare la turbolenza attesa sui mercati azionari statunitensi nell’arco dei 30 giorni successivi. Quando si assiste a un’impennata verticale del Volatility Index, lo scenario è chiaro: qui i grandi fondi stanno generalmente richiedendo coperture tramite opzioni, facendo incetta di coperture e “polizze assicurative” per proteggere i propri capitali. Una spiegazione intuitiva del fenomeno associa un VIX elevato a una fase di forte stress emotivo e nervosismo degli operatori, i quali intravedono l’arrivo di correzioni repentine o di un imminente crollo di Wall Street. Proviamo a vederci più chiaro insieme qui di seguito!


Misurare il nervosismo di Wall Street: il significato del VIX

Un cartello stradale metallico con la scritta bianca Wall Street, fissato a un palo con i grattacieli di New York sullo sfondo sfocato
Cos’è l’Indice VIX e perché muove i mercati? Scopri come funziona l’indicatore della paura di Wall Street e come anticipa i crolli della borsa

Il CBOE Volatility Index, universalmente noto come VIX, rappresenta un indicatore fondamentale aggiornato in tempo reale, essenziale per monitorare lo stato d’animo generale e il livello di rischio percepito dagli operatori finanziari. Questo strumento stima l’oscillazione dei prezzi attesa per l’indice S&P 500 nei successivi 30 giorni, focalizzandosi sulla volatilità implicita. A differenza della volatilità storica, che analizza statisticamente le fluttuazioni del passato calcolando variabili come media, varianza e deviazione standard, la volatilità implicita guarda al futuro: deriva direttamente dai prezzi correnti delle opzioni (contratti derivati), i quali riflettono la probabilità che il mercato assegna al raggiungimento di determinati livelli di prezzo (prezzo di esercizio o strike price) prima della scadenza.

Nel gergo finanziario viene definito “indice della paura” poiché la volatilità e il rischio rappresentano i principali fattori di stress per chi investe. Sebbene si concentri in modo specifico sull’indice azionario S&P 500, la sua reattività è tale da renderlo un termometro globale utilizzato per stimare i movimenti dell’intero comparto azionario statunitense, influenzando di riflesso anche le valutazioni su valute e altre classi di attività.


Il meccanismo dell’altalena

Il comportamento del VIX riflette in modo quasi speculare la stabilità o l’agitazione dei mercati azionari, muovendosi idealmente in alto e in basso ondeggiando come un’altalena. Quando gli operatori percepiscono un rischio di ribasso limitato e la situazione appare tranquilla, l’indice tende a contrarsi. Al contrario, nei momenti in cui cresce l’incertezza, il VIX sale rapidamente. Questo andamento incide in modo diretto sulle strategie di protezione del portafoglio: gli investitori più accorti acquistano opzioni Put (che funzionano come vere e proprie polizze assicurative in caso di ribassi) quando il VIX si trova su livelli ridotti, poiché in quel momento i premi da pagare sono minimi. Al manifestarsi dei crolli, esattamente come accade per le assicurazioni tradizionali, il costo delle opzioni Put lievita sensibilmente, rendendo la copertura tardiva e molto più onerosa.


Perché quando l’S&P 500 sale lentamente il VIX tende a rimanere basso?

Un incremento graduale e costante dell’S&P 500 è l’esatto opposto di una fase di instabilità finanziaria. I dati del VIX sono espressi in punti indice (per esempio: 20) e un valore ridotto segnala che gli operatori prevedono una bassa volatilità attesa e dinamiche di prezzo contenute all’interno del paniere azionario.

La crescita lenta e priva di scossoni del mercato azionario principale si traduce quindi in una relativa quiete emotiva, che spinge al ribasso il valore dell’indice proprio perché svanisce la necessità immediata di scambiare opzioni a premi elevati per coprirsi da repentine inversioni di tendenza.


La regola d’oro dei trader contrarian

I momenti di forte panico e picchi del VIX non coincidono necessariamente con il momento ideale per liquidare le proprie posizioni. Secondo l’analisi di Duncan Lamont, head of strategic research di Schroders, i contesti caratterizzati da volatilità estrema si sono rivelati storicamente delle opportunità per gli investitori con una maggiore tolleranza al rischio, consentendo loro di registrare rendimenti futuri superiori alla media.

L’evidenza storica mostra infatti che, nelle fasi in cui il VIX si è posizionato in una fascia compresa tra 28,7 e 33,5 punti, l’S&P 500 ha generato un rendimento medio a 12 mesi superiore al 15%. Questo dato sale a oltre il 26% di rendimento medio nei 12 mesi successivi qualora l’indice della paura riesca a superare la soglia critica dei 33,5 punti.


Come leggere il termometro della Borsa

Un grafico finanziario cartaceo che mostra picchi improvvisi e trend di mercato al rialzo e al ribasso
Come si legge il grafico dell’indice VIX? Guida pratica per interpretare i picchi di volatilità e capire quando i mercati azionari sono a rischio

Il VIX ha registrato una media storica di lungo periodo che si attesta attorno a quota 21. Quando l’indicatore sale in modo significativo e supera la soglia di 30, scatta un segnale di allarme che riflette un incremento vistoso della paura e dell’agitazione tra gli operatori, dinamica tipicamente legata alle fasi di mercato ribassista (bear market).Il picco storico è stato raggiunto il 16 marzo 2020, durante il crollo dei mercati causato dalla pandemia di COVID-19. In quella seduta il VIX toccò un massimo intraday di 85,47 punti, chiudendo a 82,69.

Ecco, per concludere, una guida semplice e pratica per interpretare i valori numerici del termometro della Borsa:

  • Sotto i 15 punti (Compiacenza e calma): indica una fase di estrema tranquillità. Gli investitori in questo momento sono ottimisti (spesso fin troppo!) e percepiscono rischi minimi. Attenzione: livelli eccessivamente bassi e prolungati possono indicare “compiacenza”, una situazione in cui il mercato sottovaluta i pericoli e diventa vulnerabile a improvvisi shock esogeni;
  • Tra 15 e 25 punti (Normalità e incertezza base): è la fascia di equilibrio del mercato. Rientra nella media storica e rappresenta una situazione di normale incertezza in cui le oscillazioni dei prezzi sono fisiologiche e non dettate dall’emotività;
  • Sopra i 30 o 40 punti (Panico diffuso e crolli in atto): è la zona di massimo allarme. Un VIX superiore a 30 segnala generalmente un livello elevato di stress sui mercati, spesso associato a forti correzioni o fasi ribassiste. Se la soglia supera i 40 punti, siamo in presenza di eventi straordinari e capitolazioni sistemiche (come accaduto durante i picchi storici della crisi del 2008 o il record assoluto di 82,69 punti registrato nel marzo del 2021).

Va comunque ricordato, per completezza di informazione, di un limite strutturale di questo indicatore: il VIX segnala la presenza di forte incertezza e l’ampiezza dei movimenti attesi, ma non indica la direzione geometrica del mercato, né riflette tantomeno la volatilità specifica di altri indici europei o del settore tecnologico (Nasdaq).


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