Si tratta di uno scenario antipatico e più comune di quello che si potrebbe immaginare: a volte pianifichiamo nei minimi dettagli il nostro viaggio dei sogni, ma qualcosa va storto all’ultimo e ci troviamo, ahinoi, costretti a cancellarlo in extremis e a cambiare i nostri piani. Ma cosa fare in caso di annullamento di un viaggio e come sfruttare l’eventuale assicurazione che abbiamo stipulato? Ecco tutto quello che è necessario sapere a riguardo.
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Quando scatta il rimborso

L’assicurazione interviene quando il viaggio viene annullato per cause esterne, oggettive e imprevedibili al momento della stipula. Il rimborso in questi casi copre generalmente le penali non rimborsabili versate a compagnie aeree, hotel o tour operator.
Ci sono però anche situazioni in cui i clienti possono stipulare con la struttura ospitante un contratto in base al quale possono godere della cancellazione gratuita: in questi casi, l’ammontare che avevano preventivato non sarà prelevato dal loro conto, e non dovranno nemmeno incorrere in penali.
Malattia improvvisa, infortunio o lutto
Non è raro che una malattia improvvisa, un grave infortunio domestico o sul posto del lavoro, o ancor peggio un grave lutto personale possano scombinare i piani del turista in partenza e farlo desistere, anche all’ultimissimo momento.
Per poter avviare un’eventuale pratica di rimborso, totale o parziale, è sempre obbligatorio presentare una prova concreta dell’evento avverso (un po’ come avviene a scuola quando gli studenti si sono dovuti assentare). Per attivare questo iter serve dunqueobbligatoriamenteun certificato medico che attesti l’incapacità di viaggiare. È importante ricordare che banali motivi soggettivi come “ho cambiato idea” o “ho litigato con il partner” non sono motivi validi per ottenere un indennizzo, a meno che non si sia acquistata una polizza specifica “Cancel for Any Reason” (Annullamento per qualsiasi motivo), decisamente più onerosa.
Le clausole nascoste
All’interno di un qualunque contratto assicurativo sono sempre nascoste alcune clausole che in molti sottovalutano ma che possono fare un’enorme differenza al momento della scelta finale rispetto al servizio.
In effetti, è piuttosto comune che i viaggiatori più inesperti commettano l’errore di sottoscrivere la prima polizza economica che appare nei motori di ricerca senza verificare le esclusioni. Tra le clausole che spesso passano inosservate ci sono quelle relative a:
- Tempistiche di attivazione: molte polizze annullamento sono valide solo se acquistate entro 24-48 ore dalla prenotazione del primo servizio di viaggio. Se decidete di assicurarvi una settimana prima di partire, la garanzia annullamento potrebbe essere nulla;
- Eventi catastrofici o politici: non tutte le polizze coprono l’annullamento dovuto a terrorismo, colpi di stato o pandemie, se non esplicitamente indicato. Purtroppo – e ce lo racconta molto bene l’attualità geopolitica – si tratta di scenari più comuni di quello che si potrebbe pensare;
- Limiti di età: determinate compagnie applicano sovrapprezzi o limitazioni drastiche superata una certa soglia anagrafica (solitamente 75 o 80 anni).
Le malattie preesistenti e croniche
Attenzione anche a questo aspetto in particolare, tra i più problematici e delicati nel settore delle assicurazioni viaggio. Nella maggior parte delle polizze standard, le malattie preesistenti (ovvero patologie di cui l’assicurato soffriva già prima della stipula) sono escluse dalla copertura.
Chi deve convivere con una patologia cronica che ha delle fasi di riacutizzazione, ed è costretto ad annullare il viaggio proprio a causa di una di queste crisi, potrebbe vedersi rifiutato il diritto all’assicurazione se non avesse preventivamente sottoscritto una polizza specifica per “malattie preesistenti”. Per le compagnie, l’evento deve essere “nuovo”.
Non sottovalutate dunque brutte sorprese nel caso in cui, ad esempio, aveste subito un intervento chirurgico pochi mesi prima di partire e le complicazioni di quell’intervento vi dovessero impedire di partire: in uno scenario simile, infatti, la compagnia considererà l’evento come legato a una condizione preesistente. Di conseguenza è fondamentale in fase di acquisto dichiarare onestamente il proprio stato di salute e cercare prodotti “All Risks” che includano anche queste casistiche, pur a fronte di un premio più elevato.
Franchigia e scoperto: quanto perdi comunque
Un altro aspetto fondamentale da comprendere è che l’assicurazione quasi mai restituisce l’intera somma persa. Esistono in questo senso due concetti tecnici che ogni viaggiatore deve conoscere: la franchigia e lo scoperto.
La prima è un importo fisso (possono essere per esempio 50 o 100 euro) che rimane sempre a carico dell’assicurato. Il secondo invece è una quota percentuale del danno che la compagnia non rimborsa.
Si tratta di strumenti utili alla compagnia per mantenere il premio più basso e per responsabilizzare l’assicurato. Molti clienti tuttavia restano sorpresi (o si indignano!) nello scoprire che, pur avendo ragione e avendo presentato tutti i documenti, il bonifico ricevuto è di gran lunga inferiore alla penale pagata.
Il calcolo del 10-20% a carico utente

Vi proponiamo a questo punto, per maggior chiarezza, un calcolo numerico. La maggior parte delle polizze sul mercato italiano prevede uno scoperto che oscilla tra il 10% e il 20%.
Immaginiamo dunque di aver prenotato un viaggio da 3.000 euro e di doverlo annullare a causa di un infortunio grave a pochi giorni dalla partenza, quando la penale del tour operator è del 100%. Se la vostra polizza prevede uno scoperto del 20%, il calcolo sarà il seguente:
- Penale pagata: 3.000 €;
- Scoperto (20%): 600 €;
- Rimborso assicurativo: 2.400 €.
In questo scenario, nonostante l’assicurazione sia intervenuta correttamente, l’utente perderà comunque 600 euro. È un dato che va messo in conto: l’assicurazione non è un salvadanaio che restituisce tutto, ma va piuttosto considerato come una sorta di ideale “paracadute” che evita il tracollo finanziario del viaggiatore in caso di imprevisti costosi.