Chi ha la fortuna di avere un regolare contratto da dipendente e si trova a lavorare in un’azienda potrebbe avere accesso ad un benefit come i buoni pasto, che possono essere utilizzati sia nei punti di vendita autorizzati ad accettarli, sia nei supermercati. Ci sono però dei limiti da tenere bene in considerazione, che non tutti conoscono. I buoni pasto possono essere utilizzati nei supermercati esclusivamente per l’acquisto di generi alimentari pronti al consumo. La legge italiana prevede un limite di cumulabilità di 8 buoni per singola transazione. È importante ricordare che non è possibile utilizzarli per l’acquisto di alcolici, prodotti per l’igiene personale, articoli per la casa o cibo per animali. Ecco tutto quello che è necessario sapere a riguardo.
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Quanti buoni si possono usare insieme (cumulabilità)

Non è raro che i dipendenti che usufruiscono di questa risorsa non conoscano i limiti rispetto al loro utilizzo (e che litighino con i cassieri a riguardo!): l’ultimo Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico stabilisce in questo senso dei paletti precisi. Vediamoli insieme.
Il limite di legge di 8 buoni per scontrino
Ai sensi dell’Articolo 4 del Decreto 122/2017, i buoni pasto non sono cedibili, commercializzabili o convertibili in denaro. La norma specifica chiaramente che i ticket “non sono cumulabili oltre il limite di otto buoni”.
Cosa significa questo per la vostra spesa? Facciamo un esempio pratico: se siete in possesso di buoni da 8€ e il vostro scontrino totale è di 100€, potrete utilizzare al massimo 8 ticket, andando così a coprire 64€ della spesa. I restanti 36€ dovranno essere saldati con altri metodi di pagamento (carta o contanti). Questo limite serve a preservare la natura del buono come contributo per il “pasto” giornaliero e non come pura moneta di scambio.
Molti utenti chiedono spesso di poter “spezzare lo scontrino” per aggirare il limite degli 8 buoni. Si tratta di una soluzione che è tecnicamente possibile, se si divide la spesa in due pagamenti separati: il problema però è che l’approvazione di questa pratica è a totale discrezione dell’esercente. Molte catene lo vietano per evitare contestazioni in fase di rimborso da parte delle società emittenti, che potrebbero considerare l’operazione un’elusione della norma.
Cosa si può comprare e cosa no
Non tutto ciò che si trova sugli scaffali di un supermercato può essere pagato con i buoni pasto. La legge (Art. 2 e 3 del citato decreto) limita l’uso dei ticket alle «cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo». Vediamo qui di seguito una lista di prodotti che possono rientrare in questa lista e quali no.
Prodotti ammessi (alimentari)
Il sistema informatico delle casse riconosce in automatico i prodotti appartenenti alla categoria alimentare e permette il pagamento con i buoni per:
- Alimenti freschi e di base: Pane, pasta, riso, latte, uova, carne, pesce, frutta e verdura;
- Dispensa e surgelati: Conserve, olio, piatti pronti surgelati, yogurt e formaggi;
- Bevande analcoliche: acqua, succhi e bibite.
Prodotti vietati (non alimentari e alcolici)
Tutto ciò che non è strettamente un genere alimentare sarà bloccato in automatico al momento del passaggio del buono. Tra gli articoli esclusi troviamo:
- Extra: giornali, tabacchi e ricariche telefoniche;
- Alcolici: vino, birra e superalcolici (questi prodotti sono esclusvi per finalità di salute pubblica e natura del beneficio);
- Igiene e Casa: detersivi, carta igienica, shampoo, deodoranti, stoviglie usa e getta;
- Cibo per animali: poiché il buono è destinato al “servizio sostitutivo di mensa” per il lavoratore;(consumo umano), scatolette e croccantini sono esclusi.
Accettazione nei festivi e la domenica
Contrariamente alla convinzione di molti, non sempre i buoni vengono accettato di domenica o nei festivi, e questo genera non pochi fraintendimenti. Ma per quale motivo, di preciso?
Perché alcuni supermercati li rifiutano nel weekend

L’accettazione dei buoni pasto si basa su un accordo privato, chiamato convenzione, tra il supermercato e la società emittente (lo riporta l’Art. 5 del sopracitato Decreto). Esistono due motivi principali alla base del “no” festivo:
- Finalità lavorativa: in linea teorica, il buono pasto copre la giornata di lavoro. Se il contratto del lavoratore non prevede turni domenicali, l’esercente potrebbe limitarne l’uso ai giorni feriali;
- Costi di commissione: come indicato nell’Art. 5, comma 1, lett. c), i supermercati pagano uno “sconto incondizionato” (commissione) per ogni buono incassato. Poiché la domenica l’affluenza è massima e i margini sulla spesa alimentare sono minimi, alcuni punti vendita preferiscono sospendere il servizio per non dover rinunciare a una fetta consistente dell’incasso a causa delle commissioni.
Per chi avesse dei dubbi, consigliamo di informarsi prima di visitare il relativo supermercato; sovente, tutte le informazioni necessarie a riguardo sono indicate in modo molto chiaro a livello delle casse o all’esterno del punto vendita con adesivi e/o cartelli ad hoc.