Potrebbe esservi capitato negli ultimi anni di avere bisogno di rivendere prodotti che non utilizzavate più per ottenere un guadagno extra a fine mese. Si tratta di un’opzione certamente interessante, diventata molto di moda negli ultimi soprattutto grazie a piattaforme come Subito o Vinted. Ad ogni modo, quello che in molti ancora non sanno è che ci sono soglie oltre le quali è necessario porre attenzione agli aspetti fiscali e alle tasse dovute dall’attività. Ecco tutti i dettagli riguardo a questa delicata questione.
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Cos’è la direttiva DAC7 e cosa cambia per chi vende usato

Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 32/2023, l’Italia ha recepito ufficialmente la direttiva europea 2021/514, meglio nota come DAC7 (qui potete recuperare tutte le info istituzionali). Questa normativa ha introdotto un cambiamento epocale per chiunque operi online, stabilendo l’obbligo dello scambio automatico di informazioni tra i gestori delle piattaforme digitali e le autorità fiscali.
Il nuovo obbligo di comunicazione per le piattaforme
Detto in parole semplici, la DAC7 nasce per allineare le regole dell’Unione Europea agli standard internazionali dell’OCSE sulla digital e gig economy. L’obiettivo è monitorare i flussi di denaro che transitano sui marketplace e sulle app di servizi, garantendo che le attività di compravendita e noleggio siano trasparenti agli occhi del Fisco.
In sintesi, i gestori delle piattaforme (come Vinted, Subito, Airbnb o Wallapop) hanno il compito di raccogliere e trasmettere i dati relativi ai venditori che operano in Italia o in altri Stati UE, qualora questi ultimi percepiscano un corrispettivo per:
- Noleggio di mezzi di trasporto;
- Vendita di beni (nuovi o usati);
- Servizi personali (prestazioni professionali o occasionali);
- Affitto di immobili (locazioni brevi o turistiche);
Le soglie d’allarme: 30 vendite o 2.000 euro
Chiunque effettui vendite online di prodotti acquistati in precedenza che si vogliano rivendere ad altri utenti deve porre molta attenzione ad alcune soglie limite: oltre a 30 vendite all’anno e ai 2.000 euro di incasso, cambiano le regole.
Come si calcolano i limiti nell’anno solare
I limiti imposti dalla DAC7 non sono cumulativi tra diverse app, ma si riferiscono alla singola piattaforma.
Il calcolo viene effettuato su base annuale (dal 1° gennaio al 31 dicembre). È importante sottolineare che basta superare anche solo uno dei due parametri (o 30 vendite, o 2.000 euro di incasso totale) perché la piattaforma sia obbligata a segnalare il vostro profilo all’Agenzia delle Entrate. Se vendete 31 magliette a 1 euro l’una, scatterà la segnalazione; allo stesso modo, se vendete un solo orologio di lusso a 2.100 euro, i vostri dati verranno trasmessi.
Cosa succede se si supera il tetto?
Chiunque raggiunga la soglia riceverà una notifica ufficiale dall’app (Vinted, Subito, Wallapop e così via). All’utente verrà così chiesto di compilare un modulo di identità fiscale inserendo dati sensibili come il Codice Fiscale e, in alcuni casi, il luogo di nascita. Non serve entrare nel panico: si tratta di una procedura standard, per di più molto banale, richiesta dalla legge. La piattaforma deve semplicemente certificare chi siete per permettere al Fisco di incrociare i dati con la vostra dichiarazione dei redditi.
Quando la vendita dell’usato è esentasse
Ci sono però anche altri scenari, del tutto esentasse: può infatti succedere che la vendita dell’usato non comporti il pagamento di somme di denaro allo Stato. Vediamo quali sono, più nel dettaglio.
Lo “svuotarmadio” occasionale e l’assenza di plusvalenza
La maggior parte delle vendite su queste piattaforme riguarda oggetti usati venduti a un prezzo inferiore a quello di acquisto originale. In questo caso, non c’è “guadagno” (plusvalenza), ma solo un parziale recupero della spesa iniziale. Finché vendete i vostri vecchi libri o i vestiti che non vi stanno più addosso in modo sporadico, non dovete pagare tasse, anche se superate le 30 vendite. Il Fisco considera questa attività come una gestione del patrimonio personale e non come un lavoro/reddito imponibile.
Quando scatta l’obbligo di Partita IVA e tasse
Se invece l’attività diventa un vero business, con un’organizzazione precisa, le cose cambiano, e diventa obbligatoria per legge l’apertura della Partita Iva.
Il confine tra vendita occasionale e attività commerciale abituale
In tanti pensano che sia necessario porre attenzione all’ammontare di denaro che si riesce a raccogliere, ma non è proprio così. Il limite non è dato solo dai 2.000 euro, ma dall’abitualità. Se acquistate oggetti con il preciso scopo di rivenderli a un prezzo maggiorato e lo fate con frequenza, state tecnicamente svolgendo un’attività commerciale a tutti gli effetti.
In questo caso, per essere in regola, servirebbe l’apertura di una Partita IVA e l‘iscrizione alla Camera di Commercio, con il relativo pagamento di imposte e contributi INPS obbligatori.
Il fenomeno del reselling
Il “reselling” (comprare scarpe in edizione limitata o capi vintage per trarne profitto) è spesso al centro dei controlli DAC7. Se il Fisco nota che ricevete 2.000 euro ogni mese da Vinted, difficilmente crederà che voi stiate solo svuotando il vostro armadio. In quel caso, il rischio di essere classificati come “commercianti abusivi” è altissimo.
Sanzioni e controlli incrociati
Comportamenti scorretti e che non rispettino le linee guida di cui sopra possono portare grattacapi importanti per gli utenti coinvolti.
Il blocco dell’account da parte della piattaforma se rifiuti di fornire i dati
Se superate le soglie e vi rifiutate di compilare il modulo fiscale dopo vari solleciti, la piattaforma ha l’obbligo legale di congelare il vostro account. Non potrete più prelevare i soldi dal vostro “saldo” e le vostre inserzioni verranno oscurate. In casi estremi, l’account viene chiuso definitivamente e i dati vengono comunque segnalati come “omessi”, attirando ancora di più l’attenzione delle autorità.
Multe dell’Agenzia delle Entrate in caso di lavoro nero accertato

Se dai controlli incrociati emergesse un’attività commerciale non dichiarata, le sanzioni partono dal recupero delle tasse non pagate (IRPEF), a cui si aggiungerebbero le multe per omessa dichiarazione e mancata emissione di scontrini o fatture. Le sanzioni amministrative possono variare da poche centinaia di euro fino a cifre che superano l’incasso stesso delle vendite. Insomma, meglio continuare a seguire le regole per potersi disfare del proprio guardaroba in totale tranquillità.