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Detrazione affitto studenti fuori sede: requisiti km, calcolo e limiti

Ottenere le chiavi di casa è il primo passo per l'autonomia: scopri come trasformare il contratto di locazione in una detrazione fiscale nel 730

Quando arriva il momento di cambiare città e di trasferirsi in un luogo diverso rispetto a quello dove si è cresciuti con i genitori per seguire lezioni universitarie da fuori sede spesso è necessario trovare anche una stanza o una casa in affitto. Ebbene, chi prende un immobile come affittuario deve essere consapevole che potrà usufruire in casi specifici della detrazione per l’affitto a studenti fuori sede. Qui di seguito trovate un approfondimento nel merito della questione.

I due requisiti fondamentali: distanza e provincia

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Partiamo dal presupposto che la detrazione per l’affitto degli studenti fuori sede è pari al 19% su un importo massimo di 2.633 euro annui. Si tratta di un’agevolazione fiscale fondamentale per le famiglie che devono sostenere i costi abitativi legati alla formazione universitaria lontano da casa e che spesso pesano in modo sostanziale sul bilancio familiare. Ecco i due criteri da tenere in considerazione:

  • L’ateneo deve trovarsi in un comune distante almeno 100 chilometri da quello di residenza dello studente. La distanza va calcolata facendo riferimento al percorso stradale più breve o, in alternativa, a quello ferroviario;
  • Non finisce qui: è infatti altrettanto necessario che il Comune dell’università appartenga a una Provincia diversa da quella di residenza. Detto in altre parole: se uno studente risiede in una provincia molto estesa e studia in un comune della stessa provincia a 110 km di distanza, tecnicamente non avrebbe diritto alla detrazione (questo principio vale salvo deroghe specifiche).

Le deroghe sopra citate valgono in casi specifici come quelli riferiti ai residenti nei cosiddetti territori difficili: il limite della distanza scende da 100 km a 50 km per gli studenti residenti in zone montane o zone particolarmente disagiate. In questo caso, il requisito della provincia diversa rimane valido, ma la soglia chilometrica viene dimezzata per facilitare la mobilità verso i centri universitari.

Quali contratti sono validi per il 730

La detrazione non vale sempre: la normativa fiscale attualmente vigente nel nostro Paese riconosce il beneficio solo in presenza di documentazione tracciabile e contratti regolarmente depositati. Tra questi segnaliamo:

  • Contratti di locazione stipulati ai sensi della Legge 431/98: si tratta dei classici contratti ad uso abitativo (4+4, 3+2 o transitori per studenti) regolarmente registrati presso l’Agenzia delle Entrate (cliccate qui per maggiori dettagli in merito);
  • Contratti di ospitalità: sono inclusi gli atti stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti e congregazioni religiose;
  • Canoni per alloggi studenteschi: rientrano anche le rette pagate per posti letto in campus o strutture gestite direttamente dagli atenei.

Attenzione però ad un aspetto: non possono in alcun modo essere accettate situazioni di cosiddetto subaffitto o ancor peggio di affitto in nero tout court. Tutto deve essere, ovviamente, registrato in modo regolare. Anche le spese condominiali, le bollette delle utenze o le spese di agenzia immobiliare non possono essere inserite nel calcolo del 19%.

Calcolo del rimborso

Un errore a cui assistiamo piuttosto spesso è pensare che l’intero canone versato possa essere detratto. Ma non è così: in realtà, esiste un tetto massimo di spesa sul quale viene calcolata la percentuale del 19%. Qui di seguito una semplice tabella riassuntiva nel merito della questione.

DescrizioneValore
Massimale annuo di spesa2.633,00 euro
Percentuale di detrazione19%
Rimborso massimo effettivo500,27 euro


Immaginiamo a questo punto, per maggior chiarezza espositiva, lo scenario in cui un genitore si ritrovi a dover pagare 6.000 euro di affitto all’anno: qui la detrazione verrà comunque calcolata su 2.633 euro, con un risparmio fiscale massimo di poco più di 500 euro.

Non tutti però hanno soltanto un figlio a carico: che cosa accade, dunque, quando la famiglia da mantenere sia più numerosa? In questo caso è fondamentale sapere che il limite di 2.633 euro è valido per ogni figlio: ciò comporta che se un genitore ha due figli fuori sede, potrà detrarre la spesa per ciascuno di essi (quindi su un totale di 5.266 euro), a patto che entrambi siano fiscalmente a carico e che i contratti rispettino i requisiti. Se i genitori presentano dichiarazioni separate e pagano il canone al 50% ciascuno, divideranno la detrazione massima (250,13 euro a testa).

A chi intestare la fattura e il contratto

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A questo punto potrebbe sorgere in molti un dubbio: a chi è necessario intestare la fattura e il contratto? Per ottenere il beneficio fiscale, la regola generale è che l’onere deve essere sostenuto da chi presenta la dichiarazione dei redditi.

Comunque sia, se il figlio è fiscalmente a carico (ovvero possiede un reddito complessivo non superiore a 4.000 euro se di età inferiore ai 24 anni, o 2.840,51 euro se superiore), si applicano le seguenti regole:

  • Il contratto può essere cointestato tra più studenti. In questa situazione, ogni genitore detrae la quota di canone effettivamente versata per il proprio figlio, sempre entro il limite pro-quota del massimale;
  • Il contratto può essere intestato direttamente allo studente. In questo caso, il genitore può detrarre la spesa nel proprio 730.

Consigliamo, per una maggior tutela personale, di conservare con la massima cura tutti i documenti legati all’operazione comprese le ricevute dei bonifici o delle modalità di pagamento tracciabili. Per ottenere la detrazione, infatti, a partire dal 2020 lo Stato italiano ha imposto che tutti i versamenti venissero effettuati in modo tracciabile (cioè con bonifico bancario, assegno e così via).


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