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Detrazione spese funebri: regole per non parenti e limiti importo

Detrazione spese funebri: chi può scaricarle, limite 1550 euro per decesso, regole per non parenti, fattura e compilazione del 730.

La detrazione spese funebri rappresenta una delle agevolazioni fiscali più utilizzate dai contribuenti italiani in sede di dichiarazione dei redditi. Affrontare la perdita di una persona cara comporta non solo un carico emotivo notevole, ma anche un impegno economico rilevante. Per questo motivo, il legislatore ha previsto la possibilità di recuperare una parte dei costi sostenuti attraverso il sistema delle detrazioni d’imposta. Negli ultimi anni, la normativa ha subito modifiche sostanziali che hanno reso l’accesso a questo beneficio molto più semplice e inclusivo rispetto al passato.

Il cambiamento più significativo riguarda il venir meno di una vecchia condizione: oggi il vincolo di parentela è stato ufficialmente abolito. In passato, il beneficio fiscale era riservato esclusivamente ai familiari stretti del defunto, seguendo l’elenco dei parenti previsto dal Codice Civile. Attualmente, invece, chiunque sostenga effettivamente la spesa può accedere alla detrazione del 19%, a prescindere dal legame giuridico con la persona scomparsa. Questo significa che anche un amico, un vicino di casa o un partner non legato da matrimonio o unione civile può beneficiare dello sgravio, purché la documentazione fiscale sia gestita correttamente.

Per ottenere il rimborso fiscale, è fondamentale che la fattura emessa dall’impresa di pompe funebri sia intestata alla persona che effettua il pagamento o che contenga una specifica integrazione in caso di divisione della spesa tra più soggetti. In sede di compilazione fiscale, l’onere deve essere indicato con precisione, utilizzando il codice 14 modello 730 all’interno del quadro E, dedicato agli oneri e alle spese per i quali spetta la detrazione d’imposta.

Il Massimale di 1.550 euro: regola “per decesso”

Un aspetto cruciale che il contribuente deve conoscere riguarda il tetto massimo di spesa su cui è possibile calcolare l’agevolazione. Esiste infatti un limite 1550 euro spese funebri per ogni singolo evento luttuoso. Questo valore rappresenta la soglia massima oltre la quale la detrazione del 19% non viene più applicata, indipendentemente dall’esborso totale effettivo, che spesso risulta essere molto più elevato.

Questo massimale non si applica alla singola persona che paga, ma si riferisce all’evento del decesso in modo oggettivo. Se più persone decidono di dividere il costo del funerale, il limite non si moltiplica per il numero dei paganti, ma resta fisso a 1.550 euro totali, da ripartire pro quota tra i partecipanti. Di conseguenza, la detrazione massima complessiva che lo Stato riconosce per un singolo funerale è pari a 294,50 euro (ovvero il 19% di 1.550 euro).

Nel caso in cui la spesa sia sostenuta da più contribuenti, ognuno potrà detrarre la propria parte calcolata su una frazione del massimale. Se, ad esempio, due fratelli pagano 2.000 euro a testa per un funerale che ne costa 4.000, non potranno detrarre il 19% su 2.000 euro ciascuno, ma dovranno dividere il limite legale.

Ripartizione della detrazione

Voce di spesa / SoggettoDati Esempio
Costo totale fattura funerale3.000 €
Soggetti che sostengono la spesa2 figli
Importo pagato da ciascun figlio1.500 €
Limite massimo detraibile complessivo1.550 €
Quota massima detraibile per ogni figlio775 €
Detrazione effettiva (19% di 775€)147,25 € a testa

Come si evince dalla tabella, anche se la spesa reale sostenuta da ogni figlio è di 1.500 euro, la base di calcolo fiscale non può eccedere la metà del limite previsto per legge, poiché l’evento è unico.

Il limite massimo di 1.550 euro si riferisce al singolo evento luttuoso e deve essere ripartito tra tutti i soggetti che partecipano alla spesa

Requisito di parentela abolito: anche conviventi e amici

L’apertura della normativa a soggetti non legati da vincoli di sangue rappresenta un atto di modernizzazione del sistema fiscale italiano. Questa modifica permette oggi di richiedere con serenità la detrazione funerale del convivente, ad esempio, equiparando di fatto le coppie di fatto o le semplici convivenze ai nuclei familiari tradizionali. Il principio cardine che guida l’Agenzia delle Entrate non è più lo stato civile, bensì il criterio di effettività della spesa.

Per poter beneficiare della detrazione spese funebri in qualità di non parente, è obbligatorio seguire le regole ferree sulla tracciabilità dei pagamenti introdotte a partire dal 2020. Non è più possibile ottenere l’agevolazione se il pagamento avviene in contanti, anche se la fattura è regolare. Il contribuente deve dimostrare il versamento attraverso sistemi che lascino una traccia informatica o bancaria chiara.

Sono considerati validi ai fini della detrazione:

  • Bonifici bancari o postali.
  • Pagamenti effettuati tramite carta di debito o carta di credito.
  • Assegni bancari o circolari.

La documentazione da conservare con cura non comprende quindi solo la fattura, ma anche la ricevuta del bancomat o l’estratto conto dove risulta il movimento. In caso di controllo da parte degli uffici finanziari, la mancanza della prova di tracciabilità comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo di restituzione della somma detratta, oltre alle sanzioni previste. L’obiettivo della norma è contrastare l’evasione fiscale nel settore delle onoranze funebri, garantendo che ogni transazione sia trasparente.

Per ottenere il rimborso fiscale è indispensabile dimostrare l’effettivo esborso attraverso metodi di pagamento tracciabili come bonifici o carte

Come gestire la fattura intestata a una sola persona

Nella pratica quotidiana capita spesso che l’impresa funebre emetta un unico documento fiscale intestato a una sola persona, tipicamente il familiare che ha preso i contatti iniziali, anche se poi la spesa viene divisa tra più soggetti (fratelli, parenti o amici). Se non si presta attenzione a questo dettaglio, si rischia che solo l’intestatario della fattura possa beneficiare della detrazione spese funebri, perdendo la quota spettante agli altri paganti.

Esiste però una soluzione pratica e concreta per rimediare a questa situazione senza dover richiedere l’emissione di più fatture separate. Se la fattura è intestata, per esempio, a Luigi, ma ha contribuito al pagamento anche Mario, è necessario procedere con una specifica annotazione fattura onoranze funebri direttamente sul documento originale in possesso del contribuente.

Questa procedura prevede che, sul fronte o sul retro della fattura, venga apposta una dichiarazione sottoscritta dall’intestatario originale che confermi la ripartizione della spesa. La dicitura corretta da utilizzare deve essere simile alla seguente: Spesa ripartita al 50% tra Luigi Rossi e Mario Bianchi. È fondamentale che entrambi i soggetti firmino l’annotazione. In questo modo, Mario potrà presentare la copia della fattura (con l’annotazione e la firma di Luigi) al proprio consulente fiscale o al CAF per scaricare la sua quota di spesa, rispettando sempre il massimale pro capite derivante dal limite dei 1.550 euro complessivi. Questa modalità operativa permette di gestire con flessibilità i pagamenti condivisi, garantendo a tutti i partecipanti il diritto al rimborso IRPEF del 19%.

Se la fattura è intestata a un solo soggetto ma il costo è condiviso occorre inserire una specifica annotazione firmata da tutti i paganti

Quali voci sono ammesse e quali no

Non tutte le somme versate a seguito di un decesso rientrano nel perimetro della detrazione spese funebri. La normativa è piuttosto selettiva e distingue chiaramente tra i costi legati strettamente al rito e al trasporto e quelli che invece riguardano concessioni amministrative o lavori a lungo termine. Per evitare errori in dichiarazione, è opportuno analizzare le singole voci presenti in fattura.

Le spese detraibili sono quelle definite come “attuali”, ovvero strettamente correlate all’evento del decesso e alla sistemazione immediata della salma. Al contrario, sono esclusi tutti i costi che hanno una natura patrimoniale o che riguardano servizi accessori non indispensabili al rito funebre in sé. Ad esempio, l’acquisto di un’area cimiteriale non è considerato una spesa funebre, ma l’acquisizione di un diritto reale, e pertanto non gode dell’agevolazione del 19%.

Spese AMMESSE (SÌ)Spese ESCLUSE (NO)
Fornitura della bara o del cofano funebreAddobbi floreali, corone e cuscini di fiori
Trasporto della salma dal luogo del decessoAcquisto del loculo o della tomba (concessione)
Spese di inumazione, tumulazione o cremazioneDiritti comunali per concessioni trentennali/cinquantennali
Diritti per il disbrigo delle pratiche burocraticheLavori edili sulla tomba da effettuarsi in futuro
Annunci funebri e necrologiSpese per eventuale rinfresco

È bene ricordare che anche le spese per la cremazione e il trasporto dell’urna sono pienamente detraibili, così come i diritti pagati al comune per il trasporto funebre. Per quanto riguarda la compilazione dei documenti fiscali, occorre assicurarsi che l’operatore indichi correttamente l’importo totale pagato e che la somma venga riportata nel modello dichiarativo inserendo il codice 14 modello 730. In caso di spese sostenute all’estero, la detrazione spetta ugualmente, ma la documentazione deve essere tradotta in lingua italiana (con traduzione giurata se la lingua non è inglese, francese, tedesco o spagnolo) per essere ritenuta valida dall’Agenzia delle Entrate.

La gestione della detrazione spese funebri richiede attenzione alla forma e alla sostanza dei pagamenti. Grazie all’eliminazione del vincolo di parentela, l’agevolazione è diventata un diritto più esteso, a patto di rispettare il tetto dei 1.550 euro e la tracciabilità del denaro. Seguire queste indicazioni operative permette di ottenere correttamente il rimborso spettante, evitando errori che potrebbero portare a controlli e sanzioni future.

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