Quando insorgono alcuni problemi ai denti nello specifico sappiamo molto bene che il dolore non è solo di natura fisica, ma anche finanziaria: una visita o un’operazione può infatti venire a costare anche migliaia di euro, e alcuni/e si trovano costretti/e ad affrontare certe spese a malincuore, dovendo fare tanti sacrifici e rinunce. Eppure esiste una soluzione che non tutti/e conoscono: si tratta del turismo dentale, vale a dire la possibilità di viaggiare in un Paese estero per riuscire a contenere i costi. Sembra paradossale, ma può capitare che un viaggio all’estero per una visita da un dentista straniero costi di meno che farsi seguire da un esperto italiano.
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Ma questa opzione conviene davvero? Ecco tutto quello che c’è da sapere riguardo ai costi e alle detrazioni che possiamo applicare nel 730.
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Analisi costi: Italia Vs Europa

Operarsi ai denti in Italia presenta dei costi tutt’altro che trascurabili, particolarmente se comparati con quelli applicati nel resto del Vecchio Continente. Vediamoli insieme.
Il risparmio immediato sugli impianti
Non c’è davvero confronto che tenga: quando si confrontano i listini prezzi, il risparmio sembra essere realmente indiscutibile. In Italia, la classica corona (o capsula) in ceramica di alta qualità può oscillare tra i 600€ e gli 800€. Nelle cliniche estere pubblicizzate online, l’installazione dello stesso dispositivo viene proposao tra i 250€ e i 350€.
Se passiamo a interventi più complessi, come l’implantologia, il divario si fa ancora più evidente: un impianto completo in Italia può costare circa 1.500€ – 2.000€, mentre all’estero si trovano offerte a 700€ – 900€. Su un lavoro di riabilitazione totale dell’arcata (il classico All-on-4 o All-on-6), il risparmio nominale può superare i 5.000€. Appare dunque chiaro come il risparmio sia per molti versi impressionante.
I costi occulti: viaggio, alloggio e controlli post-operatori
Il preventivo della clinica resta comunque solo una parte del quadro. Per calcolare il costo totale reale, risulta necessario aggiungere, ovviamente:
- Viaggio e trasporti: voli, benzina o pedaggi autostradali;
- Alloggio: anche se molte cliniche offrono soggiorni gratuiti, questi sono spesso limitati alla fase acuta dell’intervento;
- Frazionamento delle sedute: è risaputo che per installare impianto basta un solo giorno, ma sono sovente necessari una fase chirurgica, un periodo di osteointegrazione (3-6 mesi) e una fase protesica. Tutto questa obbliga i soggetti interessati a dover tornare all’estero almeno 2 o 3 volte.
Se per ogni viaggio si spendono tra i 400€ e i 600€ tra logistica e tempo perso dal lavoro, il risparmio sui lavori “piccoli” (come una singola carie o una sola corona) si azzera completamente. Il turismo dentale, di conseguenza, conviene economicamente solo per interventi massivi che giustificano le spese di trasferta. Altrimenti, il rischio che si corre è investire un budget di gran lunga maggiore rispetto alle aspettative iniziali.
Come detrarre la fattura estera nel 730
Attenzione: contrariamente a quello che molti/e pensano, l’Agenzia delle Entrate permette la detrazione per visite dentali effettuate al di fuori dei nostri confini nazionali. L’importante però è che la documentazione sia impeccabile.
Obbligo di traduzione del documento
La fattura emessa dalla clinica estera deve contenere gli stessi dati di quella italiana: natura del servizio, codice fiscale del paziente e importi distinti.
C’è poi un aspetto da non sottovalutare, che è quello linguistico. Ecco cosa sapere a riguardo, più nel dettaglio:
- Rispetto a inglese, francese, tedesco, spagnolo: per queste lingue “comuni”, solitamente non è richiesta una traduzione giurata; il contribuente può allegare una traduzione semplice o, se i termini sono comprensibili (es. “dental implant”), annotare la traduzione sul documento stesso;
- Altre lingue (es. croato, albanese): non è raro che un paziente si faccia seguire in uno dei Paesi balcanici, dove com’è noto i costi sono spesso ridotti. In questo caso, la normativa prevede spesso l’obbligo di una traduzione giurata o certificata. Si tratta di un costo aggiuntivo non indifferente (dai 50€ ai 150€ a documento) che va considerato nel budget totale.
Pagamento tracciabile obbligatorio
Dal 2020, per detrarre le spese sanitarie (fatta eccezione per i medicinali e le prestazioni presso strutture pubbliche o accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale), è obbligatorio l’uso di metodi di pagamento tracciabili.
- Niente contanti: se pagate in contanti alla clinica estera, perderete il diritto al rimborso del 19% nel 730.
- Strumenti validi: bonifico bancario internazionale, carta di credito o bancomat. È fondamentale conservare non solo la fattura, ma anche la ricevuta del POS o la contabile del bonifico, poiché l’Agenzia delle Entrate richiede spesso, per ulteriore scrupolo, la doppia prova per le prestazioni effettuate fuori dai confini nazionali.
I rischi sanitari e legali
Oltre all’aspetto economico, bisogna valutare quello della sicurezza a lungo termine, che non andrebbe affatto sottovalutato. La qualità dei materiali (titanio, ceramiche) nelle cliniche di alto livello estere è paragonabile a quella italiana, ma la differenza risiede nella gestione delle complicanze: se queste si dovessero presentare sarebbero dolori, dal punto di vista fisico e/o finanziario!
Cosa succede se qualcosa va storto

In odontoiatria, l’imprevisto è sempre possibile: un impianto che non si integra, una protesi che si scheggia o un’infiammazione gengivale.
- La distanza: se a distanza di tempo doveste avvertire un dolore acuto, non potete recarvi sotto casa dal dentista che ha eseguito il lavoro. Dovrete prendere un aereo o guidare per ore, affrontando costi urgenti e non previsti;
- La malasanità e la giurisdizione: se si subisce un danno grave dovuto a un errore medico, intentare una causa legale in Croazia o Albania è un’impresa complessa e costosa. Bisognerà nominare avvocati locali, periti che conoscano quel sistema giuridico e affrontare processi in una lingua straniera. In Italia, la responsabilità professionale medica è soggetta a normative stringenti che tutelano il paziente in modo molto più diretto e accessibile.
Insomma, per recuperare il 19% dalle tasse in modo davvero efficace è di fondamentale importanza non risparmiare troppo e affidarsi solo a esperti del settore con anni di esperienza alle spalle. Improvvisare, in questi casi, può costare caro.