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Conviene aprire b&b o affittacamere? L’analisi di mercato

Una luminosa camera d'hotel

L’apertura di una piattaforma come AirBnb ha spinto migliaia di persone in giro per il mondo a ricercare un’entrata extra (se non addirittura ad iniziare un’atttività imprenditoriale a 360°) sfruttando immobili di proprietà. Non c’è dubbio che la possibilità di battere cassa con un progetto simile possa apparire molto interessante per molti, ma è davvero un’opzione conveniente? Vediamo insieme quali sono tutti i pro e i contro a riguardo e qual è l’attuale situazione del mercato.

Indice

Cosa serve per aprire un b&b

Il mercato dei b&b in Italia oggi

I costi per l’apertura di un b&b

Cosa serve per aprire un b&b

Conviene davvero aprire un b&b in Italia oggi? Ecco una risposta a questa domanda con un occhio di riguardo all'attuale mercato.
Il letto di una camera d’hotel

Prima di addentrarci nella situazione attuale del mercato vale sicuramente la pena approfondire le modalità con cui oggi è possibile aprire un b&b o una struttura simile. In questo modo chiariremo fin da subito ai lettori anche che tipo di investimenti è necessario considerare in primissima battuta.

Il primo passo consiste nel verificare la legislazione regionale in vigore, poiché le normative in materia variano da Regione a Regione. Successivamente, è necessario presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) al proprio Comune, direttamente o tramite internet. L’apertura della struttura ricettiva sarà praticamente immediata grazie alla SCIA. Al proprietario del b&b saranno richiesti anche altri documenti, tra cui possibili planimetrie dell’edificio, contratti di proprietà o di locazione e eventuali polizze assicurative. Ovviamente, già in questa fase iniziale si andranno ad affrontare le prime spese, con alcuni Comuni che potrebbero richiedere fino a 150 euro per la sola gestione della SCIA. Chi vuole aprire un bed&breakfast nel caso specifico deve essere consapevole che una struttura simile presenta obbligatoriamente le seguenti caratteristiche:

  1. Un numero limitato di camere.
  2. Un contesto familiare in cui i proprietari vivono normalmente all’interno della struttura.
  3. La possibilità di entrare in contatto diretto con la realtà locale.

A livello di alloggio, inoltre, un bed&breakfast deve vantare le seguenti caratteristiche (è un principio generale, anche in questo caso i dettagli variano da Regione a Regione):

  1. Un massimo di tre camere da letto (sei in alcune regioni) con non più di sei posti letto (in alcune regioni il numero può salire a 12).
  2. Camere da letto con una superficie minima (8 mq per un letto, 14 mq per due letti).
  3. Accesso alle camere senza attraversare altre stanze a familiari o ad altri ospiti.
  4. Arredamento minimo: gli elementi richiesti sono un letto, dei comodini, un armadio, una sedia e un cestino per gettare i rifiuti.

Il mercato dei b&b e degli affittacamere in Italia oggi

Abbiamo dunque visto quali sono i requisiti minimi per poter aprire un b&b nel nostro Paese. Ma qual è, invece, la situazione a livello di strutture ricettive? Negli ultimi anni i numeri sono moltiplicati, una situazione che ha tra l’altro contribuito a fare alzare moltissimo i prezzi degli immobili in diverse città, soprattutto Milano, Roma, Venezia e Firenze.

Stando ai più recenti dati elaborati da Trademark Italia a partire da informazioni condivise da Istat si stima che in Italia ci siano ad oggi 35 mila bed and breakfast, di cui il 70% non imprenditoriali e il restante 30% imprenditoriale: è un un mercato che ad oggi impiega 50mila persone. Quasi le metà dell’offerta (47,8%) si trova tra Sud e isole, il 31,5% al Nord, mentre il il restante 20,7% è nel Centro Italia. Nel giro di un decennio l’incremento di questo tipo di strutture è stato pari al 36,1%: si tratta di cifre importanti che ci dovrebbero portare a compiere serie riflessioni. Questo perché, essenzialmente, la concorrenza è sempre più agguerrita e spietata : per riuscire ad emergere rispetto ai propri competitor e, dunque, per poter dire che il gioco vale la candela, sarà necessario investire anche in marketing e comunicazione, oltre che nella qualità dei servizi offerti dalla propria struttura. Non si tratta di traguardi dopo tutto così banali. E come se non bastasse a complicare ulteriormente la situazione ci si sono messi anche gli affittacamere di Airnbnb. A proposito secondo Cesare Gherardi, vicepresidente dell’associazione per le attività extralberghiere Anbba, “gli affitti brevi stanno in qualche modo cannibalizzando anche il settore dell’ospitalità extralberghiera soprattutto nei contesti ad elevata concentrazione di turisti, ad esempio nei centri storici delle città d’arte”.

I costi per l’apertura di un b&b

Ha davvero senso oggi iniziare ad affittare camere o aprire un b&b? Scopriamo insieme tutto quello che c'è da sapere per non avere brutte sorprese.
Due avocado toast come colazione

Vediamo a questo punto quali altri costi andrebbero presi in considerazione per l’apertura di un b&b. Spesso prima di poter ospitare clienti nella propria struttura sarà necessario prima di tutto effettuare lavori di ristrutturazione e magari comprare mobili nuovi che vadano a sostituire quelli vecchi e ormai consumati presenti nell’abitazione originaria. Sarà inoltre necessario affidarsi ad una piattaforma per la gestione della propria struttura (un esempio classico è Booking.com); in alternativa si può pensare di investire in un sito proprio, chiedendo il supporto di un webmaster esperto. Ci saranno poi da considerare tutti i costi di gestione: al loro interno andranno ovviamente calcolate le utenze (luce, gas, acqua, tassa rifiuti, eventuale connessione wi-fi etc), ma anche l’acquisto di cibo e prodotti per la pulizia, la manutenzione e i servizi per permettere di pagare con carta di credito in struttura.

C’è inoltre un altro fattore da considerare: se l’attività dovesse essere svolta in maniera saltuaria si potrà considerare come prestazione occasionale, applicando semplicemente una ritenuta d’acconto in fattura. Se invece l’attività fosse continuativa a livello fiscale per lo Stato italiano sarebbe considerata a tutti gli effetti attività imprenditoriale e, di conseguenza, richiederebbe l’apertura di partita Iva, con tutti i relativi costi (e ovviamente contributi) del caso.

La decisione di aprire un b&b o di diventare affittacamere dovrebbe dunque essere lasciata al proprietario dell’alloggio, che in ogni caso alla luce di quanto spiegato dovrebbe sviluppare un business plan per capire se, effettivamente, gli sforzi potrebbero essere ripagati (e con quali tempistiche).

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