x

x

Vai al contenuto
Messaggio pubblicitario

Fondi Private Debt: come investire nei prestiti aziendali non bancari

fondi private debt

I fondi private debt stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nel finanziamento delle imprese italiane, soprattutto quando servono capitali per sostenere acquisizioni, nuovi investimenti o percorsi di crescita. Il meccanismo è diverso da quello del credito bancario tradizionale: il capitale viene raccolto dagli investitori e destinato a operazioni di debito verso società non quotate, prevalentemente di dimensione medio-piccola o media, offrendo una fonte di finanziamento complementare al credito bancario.

Il mercato italiano ha raggiunto nel 2025 un volume di 6,761 miliardi di euro di investimenti, con una crescita del 33% rispetto all’anno precedente, mentre le società finanziate sono state 172. La raccolta, invece, si è attestata a circa 1 miliardo di euro. Sono numeri che mostrano quanto il private debt sia ormai entrato tra gli strumenti utilizzati per convogliare risorse verso l’economia reale.

Per l’investitore, investire in debito privato significa esporsi a un mercato caratterizzato da minore liquidità, maggiore selettività e rischio di credito rispetto a molte forme di investimento obbligazionario quotato. In cambio, il finanziamento a imprese non quotate può incorporare un premio per il rischio e generare flussi periodici di interesse.

Come investire nei prestiti erogati direttamente alle medie imprese

Il funzionamento dei fondi di private debt parte da un principio semplice: raccogliere capitale da investitori e impiegarlo per finanziare direttamente le aziende, attraverso operazioni strutturate in base alle caratteristiche dell’impresa. Il gestore seleziona le società, analizza la loro capacità di rimborso e definisce condizioni, durata e garanzie del finanziamento sulla base delle esigenze finanziarie e del profilo di rischio dell’azienda.

Non si tratta necessariamente di prestiti standardizzati. Nel private debt possono rientrare finanziamenti senior, unitranche, obbligazioni, strumenti subordinati e altre forme di debito strutturato. Nel 2025, secondo i dati relativi al mercato italiano, il 59% delle operazioni è stato rappresentato da finanziamenti e il 25% da sottoscrizioni di obbligazioni. Per numero di operazioni hanno prevalso i finanziamenti senior, mentre considerando l’ammontare investito l’unitranche ha rappresentato la componente principale, con il 67%.

L’obiettivo può essere molto diverso da un’operazione all’altra. Un’impresa può ricorrere al fondo per finanziare la crescita, realizzare un’acquisizione, sostenere un buy-out oppure sostituire debiti precedenti con una struttura finanziaria più adatta alle proprie esigenze.

Per chi investe, il rendimento deriva soprattutto dagli interessi pagati dalle società finanziate, ai quali possono aggiungersi altri elementi previsti dalla struttura dell’operazione. Non esiste però un rendimento private debt uguale per tutti i fondi: cambiano strategia, qualità delle aziende, durata, livello di subordinazione, garanzie, costi e rischio di insolvenza.

Nel 2025, per le operazioni censite da AIFI, la durata media è stata di poco superiore a sei anni e lo spread medio applicato ai finanziamenti è stato di 5,38 punti percentuali sopra l’Euribor, prevalentemente a sei mesi. Questo dato riguarda il costo del finanziamento per l’impresa e non equivale automaticamente al rendimento netto dell’investitore nel fondo.

fondi private debt
I fondi private debt raccolgono capitali dagli investitori per finanziare direttamente le imprese attraverso diverse forme di debito

L’alternativa vitale per le società escluse dal credito classico

Il private debt non deve essere interpretato soltanto come una soluzione per aziende che non riescono a ottenere un finanziamento bancario. Le imprese possono rivolgersi a questi strumenti anche quando hanno bisogno di una struttura finanziaria più flessibile o di una fonte aggiuntiva di capitale rispetto a quella offerta dagli intermediari tradizionali.

Una PMI in fase di espansione, per esempio, può avere bisogno di capitali per acquisire un concorrente, aprire nuovi stabilimenti o entrare in un mercato estero. In altri casi il finanziamento può servire a riequilibrare le scadenze del debito, sostituendo esposizioni a breve con finanziamenti a medio-lungo termine.

La caratteristica distintiva dei prestiti aziende non bancari è proprio la possibilità di costruire un’operazione maggiormente adattata al singolo caso. Il fondo può valutare durata, rimborso, garanzie e condizioni economiche considerando il piano industriale e i flussi di cassa attesi.

Nel 2025, il 36% dell’ammontare investito in Italia è stato destinato a operazioni di buy-out, mentre il 30% ha riguardato progetti di sviluppo. A livello numerico, invece, i progetti di sviluppo hanno rappresentato il 41% delle operazioni, contro il 32% dei buy-out.

Il ruolo del private debt è quindi quello di affiancare, non necessariamente sostituire, il sistema bancario. Il capitale privato può diventare una fonte aggiuntiva di finanziamento e consentire all’impresa di non dipendere esclusivamente da un unico canale.

fondi private debt
Nel 2025 il private debt italiano ha registrato una forte crescita degli investimenti, confermando il ruolo del mercato privato nel finanziamento delle imprese

Come la burocrazia bancaria spinge le aziende sane a cercare liquidità immediata nei mercati privati pagando tassi superiori

Il ricorso al private debt non è necessariamente collegato a una situazione di difficoltà. Un’impresa con bilanci solidi può avere esigenze di finanziamento, importi o strutture che non si adattano facilmente alle caratteristiche del credito bancario ordinario e può quindi valutare fonti private di capitale complementari.

La differenza sta soprattutto nella personalizzazione dell’operazione. Un fondo può analizzare il progetto industriale, la posizione finanziaria, i flussi di cassa e le prospettive dell’azienda per costruire un finanziamento coerente con il piano di sviluppo. L’analisi comprende normalmente una fase di screening, una valutazione più approfondita e una due diligence che può riguardare aspetti contabili, fiscali, commerciali, legali e ambientali.

Questa flessibilità ha però un prezzo. Il capitale privato deve compensare l’investitore per il rischio di credito e per la minore liquidità dello strumento. Per questo il costo del finanziamento può risultare superiore rispetto a quello di alcune forme di credito bancario o obbligazionario, a seconda delle caratteristiche dell’operazione e dell’impresa finanziata.

Nel private debt il tasso, inoltre, è soltanto una parte dell’analisi. Per l’impresa contano anche durata, garanzie, modalità di rimborso e covenant, mentre per l’investitore assumono particolare importanza la qualità del debitore, il grado di subordinazione e la capacità del gestore di recuperare valore in caso di deterioramento del credito.

fondi private debt
I fondi private debt possono offrire alle imprese una fonte di capitale più flessibile rispetto al tradizionale finanziamento bancario

Private Debt contro Obbligazioni Societarie Quotate

Il confronto non può essere ridotto alla ricerca dello strumento con il rendimento più alto. Private debt e obbligazioni societarie quotate presentano caratteristiche strutturalmente differenti, soprattutto per quanto riguarda liquidità, volatilità e modalità di determinazione del prezzo.

CaratteristicaFondi Private DebtObbligazioni societarie quotate
Rendimento attesoPotenzialmente più elevato, a fronte del premio per rischio e illiquidità; non esiste una media unica valida per tutti i fondiDipende da emittente, rating, durata, tassi e spread di mercato
Flussi di rendimentoPrevalentemente interessi derivanti dai finanziamenti e dalle strutture contrattualiCedole e variazione del prezzo del titolo
Volatilità del prezzoGeneralmente contenuta nella valorizzazione periodica, ma ciò non elimina il rischio economico di perditaPiù visibile perché il prezzo viene aggiornato sul mercato
LiquiditàBassa o limitata: il capitale può restare vincolato per diversi anniGeneralmente maggiore, perché il titolo può essere negoziato sul mercato
ValutazioneBasata su analisi del credito e valorizzazioni del portafoglioDeterminata quotidianamente dagli scambi e dalle condizioni di mercato
DiversificazioneDipende dal numero e dalla tipologia delle società presenti nel fondoDipende dai titoli acquistati o dal fondo/ETF utilizzato
Rischio principaleDefault o deterioramento delle imprese finanziate e illiquiditàRischio di credito, oscillazioni dei tassi e prezzo di mercato

Il rischio di default delle piccole aziende in fase di recessione

Il principale elemento da considerare quando si investe nei fondi private debt è il rischio di credito. Il capitale viene infatti prestato a imprese che possono attraversare fasi di difficoltà economica, soprattutto quando rallentano fatturato e margini, aumentano i costi finanziari o diminuisce la domanda.

In una fase recessiva, una società può trovarsi a dover rimborsare un debito mentre genera meno liquidità. Se il deterioramento è significativo, il fondo può dover rinegoziare le condizioni, attivare le garanzie o affrontare una procedura di recupero.

Questo spiega perché il rendimento più elevato rispetto ad alcune obbligazioni non debba essere considerato un guadagno aggiuntivo privo di contropartite. Il premio al rendimento è legato al rischio assunto e alla minore liquidità dell’investimento.

La struttura dell’operazione può comunque prevedere strumenti di protezione per il finanziatore. Nelle operazioni per cui AIFI dispone dei dati, nel mercato italiano del 2025 il pegno su azioni è risultato la garanzia più diffusa, presente nel 53% dei casi, seguito dal pegno su quote con il 16%. Per quanto riguarda il rimborso, il 62% delle operazioni risultava strutturato con modalità bullet, mentre il 32% prevedeva un rimborso amortizing.

Anche il livello di indebitamento post-operazione è un parametro importante. Nel 2025, il rapporto net debt/EBITDA dopo il finanziamento risultava inferiore a 3,5 volte nel 53% dei casi e a 4,5 volte nell’81% delle operazioni considerate.

La crescita del mercato italiano rende ancora più importante valutare strategia, durata, portafoglio, costi e criteri di selezione adottati dal fondo

L’importanza di affidarsi a gestori esperti

La qualità del gestore rappresenta uno degli elementi centrali nella valutazione di un fondo private debt. Il motivo è semplice: quando l’investimento riguarda società non quotate, la selezione del debitore e l’analisi del bilancio assumono un peso decisivo.

Prima di concedere il finanziamento, il gestore deve verificare ricavi, marginalità, indebitamento, flussi di cassa, posizione competitiva e sostenibilità del piano industriale. La due diligence può estendersi agli aspetti fiscali, commerciali, legali e ambientali.

Il lavoro non termina con l’erogazione del capitale. Il monitoraggio successivo consente di verificare se l’azienda sta rispettando gli obiettivi previsti e se la capacità di rimborso rimane coerente con quella inizialmente stimata.

Il mercato italiano sta diventando più ampio e articolato. Nel 2025 sono stati 52 gli operatori che hanno realizzato almeno un investimento e 172 le società finanziate. La Lombardia ha rappresentato la principale area geografica per numero di società oggetto di investimento, con il 42%. Considerando le società finanziate, la maggior parte delle imprese coinvolte apparteneva alla fascia con meno di 250 addetti, a conferma del ruolo del private debt nel sostegno alle aziende di dimensione medio-piccola e media.

Per l’investitore, questo significa che la scelta non dovrebbe fermarsi al rendimento indicato nei documenti del fondo. Vanno valutati strategia, durata, composizione del portafoglio, concentrazione, garanzie, livello di subordinazione, costi e criteri utilizzati per selezionare le imprese.

I fondi private debt rappresentano dunque un canale ormai significativo per il finanziamento dell’economia italiana. La crescita degli investimenti, arrivati a 6,8 miliardi di euro nel 2025, conferma l’espansione di un mercato ancora relativamente giovane.

Per chi valuta questo tipo di investimento, il punto centrale resta il rapporto tra rendimento potenziale e rischio di credito: il capitale può offrire flussi interessanti e una minore correlazione con le quotazioni azionarie, ma in cambio richiede un orizzonte temporale più lungo e la capacità di accettare una liquidità inferiore rispetto agli strumenti negoziati sui mercati regolamentati.

Argomenti