
Una grossa fetta di contribuenti che ha deciso di sottoscrivere delle assicurazioni sanitarie private – strumento pratico per coprire i costi di visite mediche, esami diagnostici e trattamenti specialistici -sono inconsapevoli di un aspetto cruciale: se una visita medica o una spesa sanitaria viene rimborsata dall’assicurazione, si potrebbe perdere il diritto alla detrazione fiscale prevista per le spese mediche.
Approfondimenti
Questa situazione, apparentemente vantaggiosa, può avere implicazioni fiscali significative, soprattutto per chi è abituato a sfruttare le detrazioni del 19% previste dall’Agenzia delle Entrate. In questo articolo, esploreremo in dettaglio come funziona il rimborso delle spese sanitarie, le regole per le detrazioni fiscali, i rischi di perderle e alcuni consigli pratici per gestire al meglio la propria situazione fiscale.
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Le detrazioni fiscali per le spese mediche: un riepilogo

La questione è stata approfondita all’interno di due distinte circolari del Dipartimento delle Finanze, rispettivamente la circolare n. 24/2022 e la circolare n. 54/2002.
In Italia, le spese mediche sostenute dai contribuenti possono essere detratte dall’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) nella misura del 19%, come stabilito dall’articolo 15, comma 1, lettera c) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Questa detrazione si applica a una vasta gamma di spese sanitarie, tra cui:
- Visite mediche specialistiche (es. cardiologo, dermatologo, ortopedico e via discorrendo);
- Esami diagnostici (TAC, risonanze magnetiche, analisi di laboratorio);
- Acquisto di farmaci con prescrizione medica;
- Spese per dispositivi medici (es. occhiali, protesi);
- Cure odontoiatriche e trattamenti riabilitativi.
La detrazione è calcolata sulla parte di spesa che eccede la franchigia di 129,11 euro all’anno. Ad esempio, se un contribuente spende 1.000 euro in un anno per visite mediche, può detrarre il 19% di 870,89 euro (1.000 – 129,11), pari a circa 165,47 euro, che verranno scontati dall’IRPEF dovuta.
Per beneficiare della detrazione, è necessario che le spese siano:
- Documentate tramite fatture, ricevute o scontrini fiscali parlanti (vale a dire quelli che riportano il codice fiscale del contribuente e la natura della spesa);
- Sostenute effettivamente dal contribuente o per conto di familiari a carico;
- Non rimborsate da terzi, come assicurazioni, enti o fondi sanitari.
Ed è proprio quest’ultimo punto a generare confusione: quando una spesa sanitaria viene rimborsata, anche solo parzialmente, dall’assicurazione, la detrazione potrebbe non essere più applicabile, o applicabile solo in parte.
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Come funzionano i rimborsi assicurativi
Le assicurazioni sanitarie private, come quelle offerte da compagnie come UnipolSai, Generali o Allianz, prevedono diverse modalità di rimborso per le spese mediche. Le più comuni sono:
- Rimborso diretto: la compagnia assicurativa paga direttamente la struttura sanitaria o il medico, senza che il paziente debba anticipare la spesa;
- Rimborso indiretto: il paziente paga la prestazione e successivamente presenta la fattura all’assicurazione per ottenere il rimborso, totale o parziale;
- Fondi sanitari integrativi: alcuni contribuenti sono iscritti a fondi sanitari (es. Faschim, Fasi, Unisalute) che coprono le spese mediche, spesso legati a contratti di lavoro.
In tutti questi casi, il rimborso può influire sulla possibilità di detrarre la spesa. Secondo l’Agenzia delle Entrate, infatti, le spese rimborsate da un’assicurazione non possono essere detratte, poiché non risultano effettivamente sostenute dal contribuente. Questo principio è stato chiarito in diverse circolari, tra cui la Circolare 7/E del 2018, che specifica come la detrazione spetti solo per la parte di spesa rimasta effettivamente a carico del contribuente.
Perché potresti perdere la detrazione
Immaginiamo uno scenario comune: Marco, un contribuente, effettua una visita specialistica da 200 euro e riceve un rimborso totale dall’assicurazione. In questo caso, poiché la spesa è stata interamente coperta dall’assicurazione, Marco non potrà detrarre i 200 euro nella sua dichiarazione dei redditi. Se invece il rimborso fosse parziale, ad esempio 150 euro, Marco potrebbe detrarre solo i 50 euro effettivamente pagati di tasca propria, sempre considerando la franchigia di 129,11 euro.
Il problema si complica quando il contribuente non tiene traccia accurata dei rimborsi ricevuti. Durante la compilazione del modello 730 o del modello Redditi PF, è obbligatorio indicare se le spese sanitarie dichiarate sono state rimborsate. Dichiarare una spesa rimborsata come detraibile può portare a errori nella dichiarazione, con il rischio di controlli fiscali e sanzioni.
Un altro aspetto critico riguarda i premi assicurativi. I premi pagati per polizze sanitarie sono detraibili (sempre al 19%, con un tetto massimo di 1.291,14 euro per le polizze che coprono rischi di non autosufficienza), ma questa detrazione è separata da quella delle spese mediche. Non è possibile, quindi, “compensare” la perdita della detrazione delle spese mediche con quella dei premi assicurativi, se non nei limiti previsti.
Eccezioni e casi particolari
Ci sono situazioni in cui la detrazione può essere mantenuta, anche in presenza di un rimborso. Ad esempio:
- Rimborsi parziali: come accennato in precedenza, se l’assicurazione copre solo una parte della spesa, la detrazione è ammessa per la parte non rimborsata;
- Spese non coperte dalla polizza: alcune polizze hanno franchigie o massimali. Ad esempio, se la polizza prevede una franchigia di 100 euro, la parte di spesa inferiore a questa soglia può essere detratta.
- Spese sostenute per familiari non a carico: se il contribuente paga una spesa medica per un familiare non a carico e questa non viene rimborsata, la detrazione è comunque possibile, nei limiti previsti dalla legge.
Inoltre, è importante distinguere tra assicurazioni private e fondi sanitari integrativi. I fondi sanitari, spesso legati a contratti collettivi di lavoro, possono avere regole specifiche. Ad esempio, se il fondo sanitario rimborsa una spesa ma il contributo versato al fondo non è deducibile, la detrazione della spesa medica potrebbe essere mantenuta, ma solo previa verifica con l’Agenzia delle Entrate o un consulente fiscale.
Consigli pratici per evitare problemi

Per massimizzare i benefici fiscali ed evitare errori, ecco alcune strategie utili:
- Tenere traccia dei rimborsi: Conservate tutta la documentazione relativa alle spese sanitarie (fatture, ricevute) e ai rimborsi ricevuti dall’assicurazione. Molte compagnie inviano un riepilogo annuale dei rimborsi, utile per la dichiarazione dei redditi;
- Verificare la polizza assicurativa: prima di sottoscrivere una polizza, valuta se i rimborsi offerti potrebbero ridurre significativamente le detrazioni fiscali. In alcuni casi, potrebbe essere più conveniente optare per polizze con franchigie alte, che lasciano spazio per detrazioni;
- Consultare un commercialista: le regole fiscali possono essere complesse, soprattutto in presenza di fondi sanitari o rimborsi parziali. Un esperto può aiutarti a calcolare correttamente le detrazioni e a evitare errori;
- Utilizzare il 730 precompilato con attenzione: l’Agenzia delle Entrate include nel 730 precompilato le spese sanitarie registrate nel Sistema Tessera Sanitaria, ma non sempre tiene conto dei rimborsi assicurativi. Controllate attentamente e modifica la dichiarazione se necessario.
- Valuta i costi-benefici: confrontare il risparmio derivante dalla detrazione (19% della spesa eccedente i 129,11 euro) con il beneficio economico del rimborso assicurativo. In alcuni casi, rinunciare alla detrazione potrebbe essere comunque conveniente.