Il tema della tutela previdenziale post-mortem rappresenta uno degli ambiti più complessi del diritto di famiglia e della previdenza sociale italiana. Quando un pensionato o un lavoratore assicurato viene a mancare, il sostegno economico garantito dallo Stato non sempre spetta a un unico beneficiario. La coesistenza di un coniuge superstite e di uno o più ex coniugi divorziati apre scenari giuridici che richiedono un’analisi meticolosa delle norme vigenti e della giurisprudenza più recente. Capire come funziona la pensione di reversibilità in queste circostanze è fondamentale per garantire che ogni avente diritto riceva la quota corretta, evitando lunghi e costosi iter giudiziari.
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Che cos’è la pensione di reversibilità e chi ne ha diritto
La pensione di reversibilità è una prestazione economica erogata dall’INPS ai familiari superstiti di un pensionato (reversibilità vera e propria) o di un lavorato assicurato (pensione indiretta). Il principio cardine di questa misura è la solidarietà familiare, volta a proteggere i soggetti che dipendevano economicamente dal defunto.
Per accedere a tale beneficio, è necessario che il defunto avesse maturato i requisiti pensione ai superstiti INPS, ovvero almeno 15 anni di contributi nell’arco dell’intera vita lavorativa oppure 5 anni di contribuzione, di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente la data del decesso. I soggetti che possono presentare domanda sono principalmente il coniuge, i figli (se minorenni, inabili o studenti) e, in assenza di questi, i genitori o i fratelli e sorelle a carico. Tuttavia, la situazione si complica quando il decesso avviene dopo un divorzio e in presenza di un nuovo matrimonio contratto dal dante causa. In questo contesto, l’ordinamento italiano riconosce una tutela anche alla parte che ha fatto parte del passato affettivo ed economico del lavoratore, a patto che sussistano determinate condizioni legali.

Quando l’ex coniuge ha diritto a una quota della reversibilità
Il diritto dell’ex coniuge alla pensione non è automatico, ma è subordinato alla sussistenza di requisiti stringenti stabiliti dalla legge 898/1970 (la legge sul divorzio). Nello specifico, la pensione reversibilità ex moglie con assegno divorzile spetta solo se il richiedente è titolare di un assegno di mantenimento stabilito dal tribunale e non ha contratto nuove nozze. Se l’ex coniuge si è risposato, perde definitivamente ogni diritto alla quota previdenziale del precedente partner.
Un altro requisito essenziale riguarda la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto, che deve essere anteriore alla sentenza di divorzio. In assenza di un nuovo coniuge superstite, l’ex coniuge percepisce l’intero importo della prestazione. Qualora invece vi sia una seconda moglie o un secondo marito al momento del decesso, si configura una situazione di concorso. In questo caso, comprendere come funziona la pensione di reversibilità significa analizzare come lo Stato bilancia i diritti di chi è stato legato al defunto in passato con quelli di chi lo è stato fino all’ultimo istante di vita.

Come si calcolano le percentuali tra ex e nuovo coniuge
La ripartizione pensione di reversibilità ex coniuge e coniuge superstite non avviene quasi mai in parti uguali in modo automatico. La legge non prevede quote fisse, ma affida al Tribunale il compito di determinare la percentuale spettante a ciascuno, qualora non vi sia un accordo tra le parti. È importante sottolineare che la somma totale erogata dall’INPS rimane la medesima: non viene pagata una “doppia pensione”, ma l’assegno unico viene frazionato tra i beneficiari.
Criteri: durata dei matrimoni, condizioni economiche, contributo alla famiglia
Il criterio principale utilizzato dai giudici è la durata del matrimonio, ma non è l’unico parametro considerato. La normativa moderna, supportata da diverse sentenze Cassazione su reversibilità ex coniuge, ha chiarito che il computo del tempo deve includere anche i periodi di convivenza prematrimoniale, purché stabili e documentati. Oltre alla durata temporale, il magistrato valuta l’entità dell’assegno divorzile percepito dall’ex coniuge e le attuali condizioni economiche di entrambi i superstiti. Si tiene conto anche del contributo dato da ciascuna parte alla formazione del patrimonio del defunto e della famiglia durante gli anni di unione. Questo approccio garantisce che la reversibilità dopo il divorzio percentuali sia equa e non puramente matematica.
Esempio numerico 1
Immaginiamo un lavoratore che è stato sposato per 20 anni con la prima moglie e per 10 anni con la seconda, al netto di un periodo di separazione legale. In uno scenario puramente basato sulla durata temporale dei rapporti (30 anni totali), il tribunale potrebbe stabilire che all’ex coniuge spetti il 66% dell’assegno e al coniuge superstite il 33%. Se l’importo totale della reversibilità è di 1.000 euro, l’ex riceverebbe 660 euro e il superstite 340 euro. Tuttavia, se il secondo coniuge dimostra di aver assistito il defunto durante una lunga malattia o di trovarsi in stato di indigenza, tali proporzioni possono essere ricalibrate.
Esempio numerico 2
Consideriamo ora un caso in cui il primo matrimonio è durato solo 5 anni, mentre il secondo è durato 25 anni. In questa situazione, l’ex coniuge ha comunque diritto a una quota poiché percepiva l’assegno divorzile. Il calcolo potrebbe vedere il riconoscimento di una quota minima del 20% all’ex coniuge e dell’80% al coniuge superstite. Questo esempio evidenzia come il calcolo percentuali reversibilità con più ex coniugi o tra ex e nuovo partner segua sempre una logica proporzionale che valorizza la stabilità del legame più recente senza però ignorare i diritti acquisiti dal primo partner.

Cosa succede se ci sono più ex coniugi
Non è raro il caso in cui il defunto abbia alle spalle più di un divorzio prima dell’ultimo matrimonio. In questa circostanza, la divisione dell’assegno diventa una complessa operazione di ingegneria legale. Tutti gli ex coniugi che soddisfano i requisiti (titolarità dell’assegno divorzile e stato civile libero) hanno diritto a concorrere alla ripartizione. La somma delle quote spettanti a tutti gli ex e al coniuge superstite non può mai superare il 100% della pensione spettante. In tali casi, il ruolo del giudice è cruciale per pesare ogni singolo rapporto e definire una piramide di spettanze che rispetti la dignità economica di ogni parte coinvolta.

Passi pratici per richiedere la pensione di reversibilità
Per ottenere la prestazione, i soggetti interessati devono presentare domanda telematica all’ente previdenziale. La lista dei documenti per chiedere la pensione ai superstiti include generalmente il certificato di morte, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà relativa allo stato di famiglia e, fondamentale in questo caso, la copia della sentenza di divorzio con l’indicazione dell’assegno di mantenimento.
È fondamentale ricordare che il diritto dell’ex coniuge non scatta d’ufficio se è presente un coniuge superstite; spesso è necessario un ricorso al Tribunale civile per ottenere una sentenza che stabilisca le quote di ripartizione, la quale dovrà poi essere notificata all’INPS. In attesa della sentenza, l’ente potrebbe erogare l’intera somma al coniuge superstite, salvo poi procedere al recupero e alla rideterminazione una volta ricevuto l’ordine del giudice. Va inoltre verificata la possibilità del cumulo reversibilità e pensione propria, poiché l’importo dell’assegno ai superstiti può essere ridotto del 25%, 40% o 50% se il beneficiario possiede altri redditi superiori a determinate soglie stabilite annualmente.

Contenziosi più frequenti e come evitarli
La materia è terreno fertile per scontri legali accesi. I contenziosi frequenti con INPS sulla ripartizione derivano spesso da errori nella comunicazione dello stato civile o dalla mancata prova della convivenza more uxorio che il nuovo coniuge tenta di far valere per aumentare la propria quota. Molti conflitti nascono anche quando l’assegno divorzile era stato corrisposto in un’unica soluzione (una tantum); in questo caso, la giurisprudenza prevalente esclude il diritto alla reversibilità, poiché manca il requisito della periodicità del sostegno economico.
Per evitare lungaggini, è consigliabile consultare un esperto previdenziale o un legale specializzato prima di procedere. Sapere con precisione come funziona la pensione di reversibilità permette di impostare una trattativa stragiudiziale tra ex e nuovo coniuge, depositando un accordo congiunto in tribunale che il giudice può limitarsi a ratificare, abbreviando drasticamente i tempi di erogazione. Infine, bisogna prestare attenzione ai diritti del nuovo coniuge sulla pensione di reversibilità, il quale ha sempre diritto a una quota “fissa” di rispetto, in quanto titolare dell’unione legale al momento del decesso, quota che difficilmente scende sotto una certa soglia indipendentemente dalla durata degli anni di matrimonio precedenti.