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Vendere su Vinted e Wallapop: quando scattano le tasse e i controlli

Vendere su Vinted tasse: quando scattano i controlli, cosa prevede la DAC7 e perché la vendita dell’usato personale non è tassata

La crescita esponenziale del mercato dell’usato online ha trasformato radicalmente le abitudini di consumo, portando piattaforme come Vinted e Wallapop nelle case di milioni di cittadini. Tuttavia, l’aumento del volume d’affari digitale ha attirato l’attenzione delle autorità fiscali, generando dubbi e preoccupazioni tra gli utenti privati. Una delle domande più frequenti riguarda proprio la possibilità che vendere su Vinted comporti tasse e che diventino un obbligo per chiunque svuoti il proprio armadio. È fondamentale chiarire immediatamente un principio cardine del sistema tributario: vendere le proprie cose usate non è tassato, anche se nel corso dell’anno solare si dovesse superare la cifra di 2.000 euro di incassi complessivi.

Il presupposto per l’imposizione fiscale non è il semplice transito di denaro, ma la generazione di un reddito. Le tasse scattano esclusivamente quando emerge un palese intento speculativo, ovvero quando un soggetto acquista o produce beni con l’obiettivo specifico di rivenderli a un prezzo superiore per ottenere un profitto. Finché l’attività si limita alla dismissione di oggetti personali, il ricavato rappresenta una semplice movimentazione patrimoniale e non un guadagno tassabile.

La Direttiva DAC7: quando la piattaforma fa la spia

Il panorama normativo è mutato significativamente con l’introduzione della Direttiva Europea 2021/514, meglio nota come DAC7. Questa normativa impone a tutti i gestori di marketplace digitali l’obbligo di raccogliere, verificare e trasmettere alle autorità fiscali i dati relativi alle vendite effettuate dagli utenti. Non si tratta di una tassa sulle vendite online, ma di uno strumento di trasparenza internazionale volto a contrastare l’evasione fiscale e il commercio abusivo.

Attraverso DAC7 controlli fiscali, l’Agenzia delle Entrate riceve flussi informativi che permettono di monitorare chi utilizza queste applicazioni in modo sistematico. La piattaforma agisce come un tramite che comunica il codice fiscale del venditore, il numero di transazioni e i volumi economici generati. È bene chiarire che la trasmissione dei dati non equivale a una notifica di accertamento: la piattaforma non preleva imposte, ma si limita a fornire una base informativa che il Fisco utilizzerà per incrociare i dati con le dichiarazioni dei redditi.

La normativa europea DAC7 impone ai marketplace la trasparenza sui dati delle transazioni digitali.

I limiti di segnalazione: 30 vendite o 2.000€ incassati

Esistono delle soglie specifiche oltre le quali la comunicazione dei dati diventa obbligatoria per legge. Il sistema di monitoraggio scatta nel momento in cui un utente conclude almeno 30 vendite in un anno civile oppure, indipendentemente dal numero di oggetti venduti, incassa un totale superiore ai 2.000 euro. Questo è il cosiddetto limite 30 oggetti 2000 euro Vinted, un parametro che funge da campanello d’allarme per il sistema di controllo automatizzato ed è spesso oggetto di discussione dagli utenti di questa piattaforma o di altre simili.

Superare queste soglie non comporta una tassazione automatica dei proventi. Molti utenti temono che, al raggiungimento della trentesima transazione, l’Agenzia delle Entrate proceda con un prelievo forzoso o una sanzione. In realtà, la segnalazione serve solo a identificare quei soggetti che, per volume o frequenza, potrebbero nascondere un’attività commerciale non dichiarata. Per chi si limita a vendere su Vinted, tasse e imposte non sono dovute se si dimostra che gli oggetti venduti facevano parte della sfera personale e non sono stati acquistati per fini di lucro.

Il monitoraggio fiscale scatta al superamento di 30 operazioni annue o 2.000 euro di incassi totali

Il Test: sei uno “svuotacantine” o un commerciante?

Per navigare con sicurezza nel mondo delle vendite online, ogni utente deve essere in grado di autovalutare la propria posizione. La giurisprudenza e la prassi fiscale italiana si basano sulla differenza commercio occasionale e professionale. Non è solo la quantità di denaro a fare la differenza, ma l’organizzazione dei mezzi, la frequenza delle operazioni e la natura stessa della merce trattata. Se l’attività è svolta in modo abituale, continuativo e organizzato, si configura un’attività d’impresa che richiede l’apertura della partita IVA e il rispetto di precisi obblighi contabili.

Svuotacantine

Il profilo dello “svuotacantine” è quello del cittadino che decide di dare una seconda vita a vestiti, mobili o piccoli elettrodomestici che non utilizza più. In questa situazione, la vendita avviene quasi sempre a un prezzo notevolmente inferiore rispetto a quello pagato originariamente in negozio. Dal momento che manca il profitto (ovvero la differenza positiva tra costo di acquisto e prezzo di vendita), non viene generato alcun reddito imponibile. Di conseguenza, non sussiste alcun obbligo di compilare la dichiarazione redditi vendita usato. Le somme percepite sono considerate semplici rimborsi parziali di spese sostenute in precedenza per il consumo personale.

Commerciante

Il discorso cambia radicalmente per chi trasforma l’uso della piattaforma in un vero e proprio lavoro o in una fonte di reddito integrativo costante. Chi acquista stock di merce all’ingrosso per rivenderli al dettaglio, chi produce manufatti artigianali con regolarità o chi opera nel settore del “reselling” di capi rari a prezzi maggiorati, sta svolgendo un’attività commerciale. In questi casi, la tematica vendere su Vinted tasse diventa centrale. Se l’attività è saltuaria, i guadagni vanno indicati tra i redditi diversi; se invece l’attività è professionale e organizzata, è indispensabile operare con una struttura fiscale idonea per evitare pesanti sanzioni legate all’esercizio abusivo del commercio.

La distinzione tra vendita occasionale e professionale dipende dalla continuità e dall’organizzazione dell’attività

La prova del “prezzo di acquisto”

In un eventuale confronto con l’amministrazione finanziaria, l’arma di difesa più potente per il venditore privato è la dimostrazione dell’assenza di guadagno. La normativa fiscale colpisce il valore aggiunto, non il valore totale della transazione. Se un oggetto viene venduto a meno di quanto è costato all’origine, non c’è materia tassabile. È dunque consigliabile, specialmente per oggetti di valore come borse di lusso, elettronica di fascia alta o pezzi da collezione, conservare una traccia dell’acquisto originario. Documenti come scontrini fiscali, fatture d’acquisto o persino screenshot di vecchi ordini online possono risultare determinanti per provare la natura non speculativa della vendita.

Cedere beni propri a un prezzo inferiore a quello d’acquisto è un’operazione fiscalmente irrilevante

Perché vendere una giacca vecchia a 50€ non genera reddito

Si prenda l’esempio classico di un capo di abbigliamento acquistato anni prima per uso personale. Se la giacca è stata pagata 100 euro e, dopo essere stata utilizzata, viene rivenduta su un marketplace a 50 euro, l’utente ha subito una diminuzione del proprio patrimonio pari a 50 euro. Dal punto di vista economico e fiscale, questa operazione si configura come una perdita e non come un ricavo. Il Fisco italiano tassa la ricchezza novella, non la liquidazione di beni personali già tassati al momento del primo acquisto tramite l’IVA. Pertanto, chi intende vendere su Vinted senza tasse non deve temere nulla finché il prezzo di cessione rimane inferiore al costo storico di acquisto, poiché non viene generato alcun “reddito diverso”.

L’acquisto sistematico di prodotti destinati alla rivendita configura un’attività commerciale soggetta a tasse

Cosa fare se arriva la lettera di compliance

L’Agenzia delle Entrate ha iniziato a inviare comunicazioni mirate, definitelettere di compliance, ai contribuenti i cui dati trasmessi dalle piattaforme digitali presentano delle incongruenze con quanto dichiarato. Ricevere una di queste lettere non significa essere sotto inchiesta criminale, ma è un invito del Fisco a verificare se ci sono stati errori o omissioni. La lettera di compliance serve a stimolare l’adempimento spontaneo: il contribuente può fornire prove a sostegno della propria buona fede oppure regolarizzare la posizione pagando le imposte dovute con sanzioni ridotte. Ignorare queste comunicazioni è sempre una strategia errata, poiché potrebbe trasformare un semplice chiarimento in un accertamento fiscale vero e proprio.

Come dimostrare l’occasionalità

Se si viene contattati per fornire spiegazioni sui propri volumi di vendita, la chiave del successo risiede nella capacità di dimostrare l’occasionalità dell’attività. Gli elementi che le autorità valutano includono l’eterogeneità della merce (vendere oggetti di tipo diverso suggerisce uno svuotamento della casa, mentre vendere 50 paia di scarpe identiche suggerisce un’attività commerciale), la frequenza delle inserzioni e la modalità di gestione delle vendite.

Presentare un elenco dettagliato della provenienza dei beni e ribadire che si tratta di dismissioni di patrimonio personale accumulato nel tempo permette di archiviare la posizione senza aggravi fiscali. L’obiettivo dei controlli non è penalizzare l’economia circolare, ma garantire che chiunque svolga un’attività economica professionale contribuisca correttamente alle spese pubbliche.

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