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Michael Burry (The Big Short): su cosa sta investendo nel 2026

Michael Burry investimenti

Michael Burry è una delle figure più controverse e osservate della finanza globale. Diventato celebre per aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008, evento raccontato nel libro e nel film The Big Short, l’investitore continua a esercitare un’influenza significativa sul dibattito finanziario. Alla guida di Scion Asset Management, Burry ha costruito nel tempo una reputazione fondata su analisi indipendenti, forte concentrazione di portafoglio e scelte spesso in aperta controtendenza rispetto al consenso di mercato.

Analizzare oggi i Michael Burry investimenti significa osservare non solo le singole posizioni azionarie o derivati, ma soprattutto interpretare una visione macroeconomica che guarda con crescente scetticismo alla sostenibilità dell’attuale ciclo finanziario. Attraverso i Michael Burry 13F filings, disponibili fino agli ultimi trimestri del 2025, è possibile ricostruire una strategia che per il 2026 appare orientata più alla protezione dal rischio sistemico che alla ricerca di performance immediate. Il suo portafoglio, infatti, è spesso caratterizzato da posizioni contrarian su settori sottovalutati o scommesse al ribasso (short) contro i trend del momento. Nel panorama finanziario del 2026, l’attenzione su ogni sua mossa è ai massimi storici, poiché le sue analisi sembrano puntare verso un imminente riequilibrio dei mercati globali, surriscaldati da anni di euforia tecnologica.

La strategia “contrarian” di Scion Asset Management

La filosofia che guida la sfera di Michael Burry investimenti non è mai stata quella di seguire la massa. Al contrario, l’approccio di Scion Asset Management si basa su una ricerca meticolosa di asimmetrie informative. Burry non cerca il consenso; cerca l’errore di valutazione. Per il 2026, questa strategia si è tradotta in una drastica riduzione dell’esposizione azionaria diretta a favore di una struttura di portafoglio estremamente difensiva e speculativa al tempo stesso. La capacità di Burry di isolarsi dal rumore di fondo di Wall Street gli permette di individuare crepe strutturali laddove altri vedono solo crescita infinita.

Cercare valore dove gli altri vedono paura

Il cuore della strategia di Burry risiede nella capacità di acquistare asset distressed o ignorati dal mercato. Mentre la maggior parte degli investitori istituzionali si concentra su titoli growth ad alte prestazioni, il portafoglio Michael Burry Scion Asset Management per l’anno in corso mostra un ritorno ai fondamentali. Egli predilige le cosiddette value stocks e le small cap che possiedono flussi di cassa reali e tangibili.

La sua tesi è semplice quanto brutale: quando il mercato è dominato dalla paura, il valore viene svenduto a prezzi irrazionali. Al contrario, quando l’ottimismo è ai massimi, i titoli in bolla diventano pericolosi. In questo contesto, Burry ha iniziato a accumulare posizioni in settori che molti considerano “finiti” o privi di appeal, scommettendo sulla loro resilienza strutturale di fronte a un possibile shock macroeconomico.

Analisi dell’ultimo portafoglio

Guardando ai dati più recenti, emerge una trasformazione significativa. Nonostante Burry abbia recentemente ridotto la dimensione pubblica del suo fondo per operare con maggiore discrezione, i documenti ufficiali mostrano una concentrazione su pochissimi nomi ad alta convinzione. Questo indica che, per il 2026, la prudenza è la parola d’ordine, ma accompagnata da scommesse mirate che potrebbero generare rendimenti enormi in caso di crollo dei mercati.

Le posizioni principali

Il monitoraggio dei Michael Burry 13F filings rivela che, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, l’investitore ha mantenuto una forte convinzione su titoli legati alla sanità e ai servizi essenziali. Una delle sue scommesse long più rilevanti è Molina Healthcare (MOH), una società che gestisce programmi sanitari governativi (Medicaid e Medicare). Burry vede in questa azienda un rifugio sicuro, capace di generare profitti costanti anche durante una recessione, grazie alla natura pubblica dei suoi contratti.

Inoltre, il portafoglio include esposizioni su SLM Corp, nota come Sallie Mae, specializzata in prestiti studenteschi. Questa scelta viene interpretata dagli analisti come un modo per monitorare e trarre profitto dallo stress finanziario dei consumatori americani. In passato, Burry ha investito anche in colossi cinesi come Alibaba e JD.com, ma i dati recenti suggeriscono una rotazione verso titoli più difensivi e meno esposti alla volatilità geopolitica asiatica, preferendo concentrarsi sul mercato interno statunitense.

Le scommesse “put” contro il mercato

L’elemento che più fa discutere riguardo a su cosa scommette Michael Burry è l’utilizzo massiccio di opzioni put. Questi strumenti derivati permettono di guadagnare quando il prezzo di un asset scende. Recentemente, Burry ha puntato il mirino contro i giganti dell’intelligenza artificiale, in particolare Nvidia (NVDA) e Palantir (PLTR).

Secondo la sua analisi, l’attuale valutazione di queste società non riflette la realtà economica dei loro flussi di cassa a lungo termine, ma è alimentata da una speculazione irrazionale simile a quella delle dot-com. Le sue opzioni put rappresentano una scommessa netta contro l’intero settore tecnologico, segnalando che la fine del rally guidato dall’IA potrebbe essere più vicina di quanto il mercato voglia ammettere.

Nel terzo trimestre del 2025, l’ultimo rendiconto completo prima della deregisrazione del fondo, il portafoglio di Burry mostrava una concentrazione estrema in posizioni ribassiste:

  • Put su Palantir Technologies (PLTR): circa il 66% del valore del portafoglio sarebbe allocato in opzioni put contro Palantir, con una posizione stimata di oltre $900 milioni.
  • Put su NVIDIA (NVDA): la seconda grande posizione ribassista, rappresentando circa il 13.5% del portafoglio.

Queste scommesse sono state interpretate come un forte segnale di convinzione di Burry che i titoli legati all’IA e alla tecnologia ad alta crescita siano sopravvalutati e suscettibili a una correzione significativa.

Oltre a queste posizioni ribassiste, il portafoglio includeva anche posizioni long più tradizionali, segno di un posizionamento tattico bilanciato:

  • Call options su Pfizer (PFE) e Halliburton (HAL): esposizioni bull su healthcare e energia, rispettivamente.
  • Piccole posizioni azionarie in Lululemon e Molina Healthcare e altri titoli difensivi, suggerendo l’intento di bilanciare il rischio sistemico con asset più resilienti in fasi di mercato avverse.

Guardando ai report precedenti, emerge che Burry ha compiuto transizioni significative nel corso del 2025:

  • Nel primo trimestre 2025, Scion era quasi completamente uscito dalle azioni tradizionali e iniziato ad aprire put su grandi titoli tecnologici e cinesi come Alibaba, JD.com e Baidu.
  • Questa strategia ribassista si è evoluta in un’esposizione ancora più marcata a fine 2025 verso l’AI e la tecnologia, concentrando la maggior parte del portafoglio su scommesse put.

Cosa ci insegna Burry sulla prossima recessione

Con The Big Short le previsioni 2026 non sono mai esplicite, ma si leggono tra le righe delle sue operazioni. Burry ha spesso utilizzato i social media, con messaggi criptici poi regolarmente cancellati, per avvertire che il sistema finanziario globale è costruito su fondamenta di sabbia.

I tweet di Michael Burry sono ormai parte integrante della sua identità di investitore, tanto da avergli conferito il soprannome di “Cassandra”, l’oracolo mitologico condannato a restare inascoltato. Il suo stile comunicativo su X (ex Twitter) è storicamente caratterizzato da messaggi brevi, tecnici e spesso apocalittici, che vengono quasi sistematicamente cancellati poche ore dopo la pubblicazione. Uno degli episodi più emblematici risale all’inizio del 2023, quando Burry pubblicò un laconico “Sell” (Vendi), per poi ammettere mesi dopo di aver sbagliato il tempismo, definendo ironicamente quella attuale come la generazione del “Buy the F***ing Dip” più resiliente della storia. Tra i suoi post eliminati più famosi figurano gli avvertimenti sulla “madre di tutti i crolli” riferiti alle criptovalute e alle meme stock, oltre a grafici complessi sul rapporto tra Capex e PIL che, nel 2025, hanno iniziato a tracciare parallelismi inquietanti tra l’attuale euforia per l’intelligenza artificiale e la bolla delle dot-com del 2000.

Recentemente, Burry ha motivato questa sua abitudine alla cancellazione seriale spiegando che i suoi post venivano spesso strumentalizzati da bot algoritmici o travisati dai media, creando una volatilità che non intendeva innescare. Nel 2026, questa evoluzione lo ha portato a chiudere definitivamente i battenti del suo fondo Scion per lanciare la newsletter “Cassandra Unchained”. Questo nuovo formato segna il passaggio dai “frammenti criptici” di Twitter a analisi strutturate e documentate, dove Burry continua a denunciare quello che definisce il “gluttony” (ingordigia) del lato dell’offerta nell’infrastruttura tecnologica. Nonostante il passaggio a un modello a pagamento, i suoi rari ritorni sui social continuano a essere monitorati come segnali premonitori di instabilità, confermando che, anche quando cancella le sue tracce digitali, il mercato non smette mai di cercare di decifrare il silenzio di Cassandra. L’eccesso di debito e l’illusione di una crescita perpetua sono, secondo lui, i catalizzatori del prossimo grande reset.

I segnali macroeconomici che osserva

Tra i principali indicatori seguiti da Burry spicca la persistenza dell’inflazione di fondo e il deterioramento del credito al consumo. Egli osserva con preoccupazione come il risparmio delle famiglie, accumulato durante la pandemia, si sia ormai esaurito, lasciando spazio a un ricorso massiccio alle carte di credito e ai prestiti a breve termine.

Un altro segnale critico è la discrepanza tra le valutazioni azionarie e la redditività reale delle imprese, compressa da tassi di interesse che rimangono elevati per combattere l’inflazione. Michael Burry ritiene che il mercato stia ignorando il “ritardo” con cui la politica monetaria restrittiva colpisce l’economia reale. Per questo motivo, i suoi investimenti sono oggi posizionati per resistere a una compressione dei multipli e a un aumento dei fallimenti aziendali nel corso del 2026.

In conclusione, analizzare Michael Burry investimenti significa prepararsi a uno scenario di forte instabilità. Che le sue previsioni si avverino con la precisione del 2008 o che il mercato riesca a rimandare ancora una volta la resa dei conti, la sua strategia offre una lezione fondamentale: la protezione del capitale e la ricerca del valore intrinseco rimangono le uniche ancore di salvezza quando la tempesta finanziaria inizia a soffiare.

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