Di Carlo Cracco e dei suoi guadagni monster su Affari e Finanza già vi avevamo accennato in questa occasione, in tempi non sospetti. Ma vi siete mai chiesti in che modo lo chef – diventato “mainstream” grazie a Masterchef – abbia costruito il suo grande patrimonio? Facciamo chiarezza insieme.
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Da Masterchef a Dinner Club: l’impero televisivo dello Chef
Il volto di Carlo Cracco è diventato familiare a milioni di italiani grazie alla trasmissione di Sky Uno, che ha però lasciato dopo la sesta edizione. Per sei anni, Cracco ha interpretato il ruolo del giudice forse più severo e intransigente di tutti, quasi glaciale a modo suo, contribuendo a trasformare il format in un fenomeno di costume. Ma la televisione per lui non è stata solo una parentesi di celebrità: è stata la rampa di lancio per un impero economico basato sull’immagine (come d’altra parte hanno fatto anche molti suoi colleghi).
Dopo l’addio a MasterChef nel 2017, molti pensavano a un ridimensionamento mediatico. Ma non è stato così, tutt’altro. In barba alle aspettative dei suoi hater, lo chef ha saputo diversificare la sua presenza, passando da Sky alla Rai e infine approdando sulle piattaforme di streaming globale.
Il cachet televisivo e la svolta con Amazon Prime Video

Come di consueto, non abbiamo a disposizione i dati esatti riferiti al suo cachet, protetti da clausole di riservatezza: in ogni caso, le stime del settore indicano che per le stagioni di punta di MasterChef, un giudice del calibro di Cracco potesse percepire cifre potenzialmente comprese tra i 300.000 e i 450.000 euro a stagione.
La vera svolta economica e creativa è arrivata però con la collaborazione con Amazon Prime Video e il format Dinner Club. In questo caso, il coinvolgimento di Cracco è stato totale: non è solo un “talento” davanti alla telecamera, ma il vero e proprio centro gravitazionale del progetto. I contratti con i colossi dello streaming americano sono notoriamente più generosi di quelli della TV “classica”, con cifre che, tra produzione e diritti d’immagine, possono superare abbondantemente il mezzo milione di euro per progetto, garantendo una visibilità internazionale che alimenta tutto il resto dell’ecosistema Cracco. Anche in questo caso, non possiamo che limitarci a fare delle stime approssimative.
Il caso Ristorante in Galleria
Periodicamente, i media finanziari analizzano i bilanci della Felix Srl, la società che gestisce il prestigioso ristorante in Galleria Vittorio Emanuele II. I dati spesso mostrano perdite milionarie (su Vanity Fair a proposito si è parlato di un passivo accumulato di oltre 4 milioni di euro). Ma questo significa che Cracco è povero o che il ristorante è un fallimento? La risposta tecnica è, chiaramente, un no secco.
La differenza tra una Srl in fase di ammortamento e il reale patrimonio personale
Per capire il “rosso” in Galleria, bisogna distinguere tra perdita d’esercizio e valore patrimoniale, che non sono la stessa cosa.
- Ammortamenti e investimenti: il locale in Galleria ha richiesto investimenti colossali in ristrutturazione e design (oltre 6 milioni di euro). Queste spese vengono “spalmate” nel tempo (in termine tecnico si parla di ammortamenti). Un bilancio in perdita può essere il risultato di un piano di rientro programmato per un asset che, nel frattempo, acquisisce un valore commerciale immenso;
- Affitti d’oro: Il canone versato al Comune di Milano supera il milione di euro l’anno, e non c’è da stupirsi, considerata la posizione (si trova in Galleria Vittorio Emanuele, in pieno centro). È una spesa fissa enorme, ma è una scelta strategica che garantisce una visibilità globale che funge da ufficio marketing per tutti gli altri affari dello chef;
- Srl vs Persona Fisica: il patrimonio personale di Carlo Cracco è separato dalle sorti della Felix Srl. Mentre la società affronta le sfide della gestione operativa in una delle location più care al mondo, lo chef continua a incassare proventi da consulenze e diritti d’immagine che non transitano necessariamente dai bilanci del ristorante stellato.
Le altre fonti di reddito
Se il ristorante in Galleria è l’ammiraglia prestigiosa (e costosa), il “motore” economico di Cracco si trova altrove. Lo chef ha saputo costruire una rete di business molto più agili e redditizi. Ecco quali.
Carlo e Camilla in segheria, i bistrot e la miniera d’oro della vendita online
- Carlo e Camilla in Segheria: questo locale rappresenta l’anima più “cool” e redditizia dell’impero di Cracco. Con un format più informale, legato alla mixology e a una cucina contemporanea, riesce a generare flussi di cassa costanti con margini operativi superiori rispetto al fine-dining;
- L’e-commerce: durante la pandemia, Cracco ha potenziato drasticamente il suo shop online. La vendita di panettoni (diventati un must stagionale da circa 50 euro l’uno), cioccolato, distillati e prodotti a marchio Cracco è una “miniera d’oro”. Questi prodotti hanno costi di produzione industriali e prezzi di vendita da boutique, il che come ci si può facilmente immaginare garantisce margini di profitto altissimi che aiutano a bilanciare le spese dei ristoranti stellati.
I contratti di sponsorizzazione milionari
Una parte preponderante delle entrate di Carlo Cracco deriva dalle attività di Endorsement. Lo chef è stato testimonial per brand di settori diversissimi: dalle patatine (celebre in questo senso la pubblicità per San Carlo) alle automobili, fino ai sistemi di cottura e all’alta orologeria.
L’impatto dei brand sul fatturato personale
Le sponsorizzazioni sono, di fatto, la voce di guadagno più “pulita”, per così dire. Mentre un ristorante ha costi fissi altissimi (personale, materie prime, affitto), un contratto pubblicitario è quasi interamente profitto.
Essere il volto di un’azienda multinazionale può fruttare a uno chef del suo livello tra i 100.000 e i 250.000 euro per singolo contratto annuale. Se si sommano le varie collaborazioni attive contemporaneamente, si capisce come il fatturato generato dall’immagine possa superare abbondantemente quello della ristorazione pura.
Le Stelle Michelin: quanto vale l’alta cucina
Infine, bisogna considerare il valore (e il costo) delle stelle Michelin. Cracco ha detenuto per anni le due stelle, scendendo poi a una. Molti si chiedono quale sia l’impatto economico di questo riconoscimento. Vediamolo insieme.
Quanto costa mantenere l’eccellenza e l’impatto sui menù degustazione

Mantenere una stella Michelin ha un costo di gestione altissimo:
- Rapporto personale/clienti: spesso il numero di dipendenti supera quello dei coperti disponibili;
- Ricerca e sviluppo: la creazione di un nuovo menù degustazione (che in Galleria può costare oltre 200 euro a persona, bevande escluse) richiede mesi di prove e materie prime d’eccellenza. In breve, è un bell’investimento (anche in termini di tempo, banalmente).
Non dimentichiamoci, per finire, che una o più stelle non sono di per sé un guadagno, ma rappresentano per lo più un simbolo di qualità che garantisce al relativo chef prestigio a livello mondiale.