Vivere con il peso di un debito che non si riesce più a onorare è una condizione che logora non solo il portafoglio, ma anche la serenità personale. Nessuno, chiaramente, vorrebbe dover vivere con una simile spada di Damocle sopra la propria testa. Quando le rate di un prestito o di un mutuo diventano insostenibili, la soluzione più efficace per evitare il baratro del sovraindebitamento è il cosiddetto saldo e stralcio. Si tratta di una procedura che permette di chiudere definitivamente i conti con l’istituto di credito pagando una frazione del dovuto, ma per riuscirci è necessario muoversi con strategia e conoscere i margini di manovra dei creditori. Ecco tutte le informazioni che è necessario conoscere a riguardo.
Approfondimenti
Indice del contenuto
Cos’è il saldo e stralcio con la Banca

Il saldo e stralcio è un accordo bonario di natura transattiva tra un debitore in stato di difficoltà e il creditore (banca, finanziaria o agenzia di recupero crediti).
Attraverso questo patto, le parti stabiliscono che il debito venga estinto tramite il versamento di una somma ridotta rispetto al totale residuo, solitamente in un’unica soluzione («una tantum»). Una volta incassata la cifra pattuita, la banca rinuncia a qualunque pretesa futura, «stralciando» (ovvero cancellando) la parte restante del debito.
Di norma, la banca accetta offerte che coprono una forbice compresa tra il 40% e il 60% dell’importo totale dovuto, sebbene tale percentuale possa variare sensibilmente in base alla tipologia del credito e alle garanzie collegate.
La convenienza del creditore: riavere subito i «soldi certi»
Ma per quale motivo una banca dovrebbe rinunciare a una parte dei suoi soldi? Sembra una domanda paradossale, e per ritrovare la risposta è necessario approfondire il concetto di «denaro certo e immediato». Per l’istituto di credito, avviare una procedura di pignoramento immobiliare o presso terzi comporta costi legali elevatissimi e tempi biblici (spesso superiori ai 5-7 anni). Inoltre, non vi è alcuna garanzia che la vendita all’asta di un immobile o il pignoramento di uno stipendio permettano di recuperare l’intero importo.
Davanti alla prospettiva di un lungo contenzioso dall’esito incerto, la banca preferisce spesso incassare subito una cifra inferiore ma sicura, che le consenta di pulire i propri bilanci dalle cosiddette «sofferenze» (NPL – , anche chiamati in linguaggio tecnico “Non Performing Loans“).
Quando conviene proporlo
Attenzione perché non esiste un diritto universale al saldo e stralcio: si tratta di una trattativa privata tra le parti. Tuttavia, esistono momenti specifici in cui la banca è più propensa a scendere a patti. Il momento ideale è quando il debito è già in sofferenza, ovvero quando il debitore ha già smesso di pagare da diversi mesi e la banca ha iniziato a inviare solleciti o ha già affidato la pratica a un ufficio legale esterno.
Perché nessuna banca accetterà mai uno stralcio se stai pagando regolarmente
Un errore comune è pensare di poter chiedere uno sconto mentre si è ancora «in bonis». È bene essere chiari, onde evitare brutte sorprese: nessuna banca accetterà mai una proposta di saldo e stralcio se il cliente sta pagando le rate regolarmente.
Per l’istituto, un cliente che paga è un cliente solvibile a tutti gli effetti. Accettare uno stralcio in questo caso significherebbe subire una perdita economica senza alcuna giustificazione tecnica o giuridica. La proposta ha senso solo quando il creditore percepisce che, senza un accordo, rischierebbe di non prendere nulla.
Come calcolare l’offerta vincente
Per formulare un’offerta che abbia reali possibilità di successo, bisogna distinguere tra crediti garantiti e non garantiti. Ecco come calcolarli, nel dettaglio.
Crediti chirografari
I cosiddetti crediti chirografari sono quelli che non sono assistiti da garanzie reali (come l’ipoteca). Rientrano in questa categoria i prestiti personali, le carte di credito e i piccoli fidi. In questi casi specifici, la banca è molto più vulnerabile: se il debitore non possiede immobili o stipendi pignorabili, la banca rischia lo zero assoluto.
Per tutti questi motivi, con una buona negoziazione, è possibile chiudere la pratica offrendo anche solo il 30% o il 40% del debito residuo.
Mutui ipotecari
Il discorso è ben diverso se prendiamo in considerazione i mutui ipotecari. Qui la banca ha in mano una garanzia reale: la casa. Se il valore dell’immobile è superiore o simile al debito, la banca non ha fretta di stralciare, poiché sa che può vendere la casa all’asta. In questi casi, un’offerta del 40% verrebbe quasi certamente rifiutata.
Di solito, lo stralcio su un mutuo ipotecario si attesta tra il 70% e l’80%, a meno che l’immobile non sia situato in zone degradate o abbia subito un tale deprezzamento da rendere l’asta fallimentare.
Come formalizzare l’accordo
Una volta raggiunto un accordo verbale o telefonico, è fondamentale non versare nemmeno un euro finché non si ha in mano una proposta scritta e firmata dal creditore.
L’importanza della «rinuncia agli atti» e della liberatoria
Il documento fondamentale è la cosiddetta lettera di decalage o accordo di saldo e stralcio: si tratta di un documento attraverso il quale la banca deve dichiarare esplicitamente che, ricevuto il pagamento della somma X entro la data Y, il debito sarà considerato estinto e che la banca stessa si impegna alla “rinuncia agli atti” (ovvero all’interruzione di eventuali procedure legali già avviate). Una volta effettuato il pagamento, è essenziale farsi rilasciare la lettera liberatoria, l’unica prova scritta che certifica ufficialmente che non si deve più nulla a nessuno.
Dopo lo stralcio, cosa succede alla segnalazione CRIF?
Molti debitori pensano che il saldo e stralcio “pulisca” immediatamente la fedina creditizia. Purtroppo, la realtà dei fatti è ben diversa!
Sebbene il debito sia chiuso e il creditore non possa più avanzare pretese, la cronologia dei pagamenti passati rimane visibile nelle centrali rischi come CRIF, Experian o la Centrale Rischi di Banca d’Italia.
Debito chiuso ma la segnalazione permane

La chiusura di una posizione a saldo e stralcio viene segnalata con una dicitura specifica (non è raro che sia «chiuso con perdita» o «transazione»).
Questa segnalazione rimane visibile per 36 mesi dalla data di estinzione effettiva (ovvero dal pagamento dell’accordo). Durante questo periodo di «purgatorio» (se così lo vogliamo chiamare per evidenziarne il carattere di incertezza) sarà estremamente difficile ottenere nuovi finanziamenti o mutui, poiché le banche vedranno che in passato non si è stati in grado di rimborsare il debito originale per intero. Solo allo scadere dei tre anni la segnalazione verrà cancellata automaticamente, e verrà di conseguenza permesso al soggetto di tornare a essere un consumatore finanziariamente affidabile.