Quando parliamo di Greche delle opzioni ci riferiamo ad alcuni indicatori di mercato che si possono rivelare utili per la loro gestione. Nello specifico, esistono indicatori delta, gamma, vega e theta e questi ultimi due sono quelli che approfondiremo qui di seguito per aiutare voi a lettori a valutare i possibili rischi per il vostro portafoglio di investimenti.
Approfondimenti
Indice del contenuto
Come si misura i rischi e il tempo nei derivati
Un’opzione finanziaria è, per sua natura, un contratto a termine con una durata definita. Questa caratteristica intrinseca introduce una componente di rischio temporale assente nell’investimento azionario tradizionale. Il prezzo di un’opzione è composto da due elementi essenziali: il valore intrinseco (ovvero il guadagno immediato se l’opzione venisse esercitata all’istante) e il valore temporale (extrinsic value).
Se il valore intrinseco dipende solo dal prezzo del sottostante, il valore temporale è invece una stima matematica della probabilità che l’opzione possa generare un profitto prima della sua scadenza. Questa probabilità è governata sostanzialmente da due variabili dinamiche:
- Il tempo rimanente fino alla scadenza: più tempo manca, maggiore è la possibilità che si verifichi un movimento di prezzo favorevole;
- La volatilità attesa: Maggiore è la turbolenza attesa sul mercato, più alto sarà il valore attribuito alla possibilità di grandi escursioni di prezzo.
Misurare i rischi nei derivati significa quantificare costantemente come le variazioni di queste due dimensioni vadano ad alterare il premio dell’opzione, permettendo all’investitore di comprendere quanto la propria posizione sia esposta al passare dei giorni o a un’improvvisa fiammata di instabilità dei mercati.
Il fattore Tetha e le inevitabile decadimento temporale del premio
Il fattore Theta rappresenta l’indicatore matematico che misura la velocità con cui un’opzione perde il suo valore temporale con il semplice scorrere del calendario. Fenomeno noto nel gergo finanziario come time decay (decadimento temporale), il Theta quantifica l’erosione quotidiana del premio nell’ipotesi in cui tutte le altre condizioni di mercato (ne sono esempi il prezzo del sottostante e la volatilità ) rimangano perfettamente stabili.
Il punto cruciale che ogni investitore deve considerare è che il decadimento temporale non avviene in modo lineare. Nelle prime fasi di vita di un contratto d’opzione (ad esempio quando mancano 90 o 120 giorni alla scadenza), la perdita giornaliera di valore è lenta e graduale. Tuttavia, quando ci si avvicina alla scadenza – soprattutto nell’arco degli ultimi 30-45 giorni – la curva del Theta subisce un’accelerazione esponenziale. In questa finestra temporale, il valore temporale delle opzioni At-The-Money (con prezzo d’esercizio vicino al prezzo di mercato) tende a svanire a un ritmo estremamente rapido.
Dal punto di vista pratico di portafoglio:
- Chi acquista opzioni (posizioni Long) si trova a gestire un Theta negativo. Ogni giorno di borsa aperta rappresenta un costo fisso, un’erosione silenziosa ma costante del capitale investito se il sottostante non si muove rapidamente nella direzione sperata;
- Chi vende opzioni (posizioni Short) beneficia al contrario di un Theta positivo. In questo scenario, il passare del tempo gioca a favore dell’investitore, e trasforma di conseguenza l’erosione temporale in un rendimento progressivo.
Gli indicatori essenziali per padroneggiare il rischio
Per gestire un portafoglio complesso è indispensabile monitorare contemporaneamente tutte le principali metriche di sensibilità . Ognuna di esse isola uno specifico fattore di rischio di mercato:
| Greca | Variabile di mercato misurata | Impatto teorico | Esempio numerico semplificato |
| Delta (Δ) | Variazione di +1.00$ nel prezzo dell’azione sottostante | Misura la direzione e la probabilità che l’opzione scada In-The-Money | Se un’opzione Call vale 5.00$ e ha un Delta di 0.60, se l’azione sale di +1.00$, l’opzione passa a 5.60$. |
| Gamma (Γ) | Variazione di +1.00$ nel prezzo del sottostante sul Delta | Misura la stabilità e la velocità di variazione del Delta stesso | Se il Delta è 0.60 e il Gamma è 0.08, dopo un rialzo di +1.00$ dell’azione il nuovo Delta diventa 0.68. |
| Theta (Θ) | Passaggio di 1 giorno solare (time decay) | Misura la perdita quotidiana del valore temporale del contratto | Se un’opzione vale 3.00$ e ha un Theta di −0.05, dopo un giorno (a parità di mercato) il premio scende a 2.95$. |
| Vega (ν) | Variazione di +1% nella Volatilità Implicita (IV) | Misura la sensibilità del prezzo alle aspettative di oscillazione del mercato | Se un’opzione vale 4.00$ con Vega pari a 0.15, se la volatilità implicita sale dal 20% al 21%, il valore sale a 4.15$. |
L’impatto del fattore Vega sull’esplosione dei prezzi
Mentre il Theta misura il rischio legato al tempo, l’indicatore Vega esprime la sensibilità del valore dell’opzione alle variazioni della Volatilità Implicita (IV). A differenza della volatilità storica, che registra le oscillazioni passate del prezzo, la volatilità implicita rispecchia le aspettative future degli operatori di mercato in merito alla potenziale instabilità dell’attività finanziaria sottostante.
Il Vega indica, in termini monetari, di quanto aumenta o diminuisce il prezzo dell’opzione per ogni variazione di un punto percentuale (+1% o −1%) della volatilità implicita.
Comprendere il Vega significa riconoscere che le opzioni non sono semplici strumenti direzionali, ma veri e propri contratti sulla volatilità :
- Un’opzione con un Vega elevato (tipicamente le opzioni con scadenze più lontane nel tempo) vedrà il suo prezzo fluttuare notevolmente anche in presenza di piccoli cambiamenti nelle stime di volatilità del mercato;
- Per chi acquista opzioni, un aumento della volatilità genera un aumento diretto del premio (Vega positivo), offrendo una spinta favorevole alla posizione.
- Al contrario, chi vende opzioni si trova esposto a un Vega negativo: un’inaspettata impennata della volatilità farà salire il valore dei contratti venduti, rendendo più oneroso il loro eventuale riacquisto per chiudere la posizione.
Come l’aumento della paura dei mercati fa schizzare il valore delle opzioni anche se l’azione di base rimane ferma
Uno dei fenomeni apparentemente più paradossali del mercato dei derivati – che potrebbe spaventare e lasciare molti senza parole – si verifica quando il prezzo di un’opzione aumenta in modo consistente pur in assenza di movimenti nel prezzo dell’azione sottostante. Questo comportamento trova spiegazione diretta nella dinamica del Vega e nella percezione del rischio da parte degli operatori.
Nei momenti di forte incertezza macroeconomica, durante il declino improvviso degli indici di borsa o nell’imminenza di eventi rilevanti (come la pubblicazione dei dati trimestrali di una società o decisioni sui tassi di interesse da parte delle banche centrali), sul mercato si diffonde uno stato d’ansia o di “paura”. Per tutelarsi da possibili crolli o per speculare su forti escursioni di prezzo, gli investitori aumentano massicciamente la domanda di coperture tramite contratti d’opzione.
L’aumento della domanda spinge al rialzo la volatilità implicita. Di conseguenza, per effetto del Vega, l’incremento della volatilità fa lievitare la componente temporale del prezzo delle opzioni (sia Call che Put).
Può quindi accadere che un’azione rimanga del tutto ferma a quota 100$, ma se l’indice di volatilità del mercato raddoppia a causa di una tensione geopolitica o di un panico finanziario, il premio di un’opzione agganciata a quel titolo può raddoppiare a sua volta. Questo effetto dimostra come il fattore Vega sia in grado di dominare la dinamica dei prezzi, superando temporaneamente perfino l’impatto direzionale del sottostante e l’effetto di erosione quotidiana esercitato dal Theta.