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Israele: sull’Europa lo spettro della guerra energetica

Bandiera israeliana

L’ora X è scattata sabato 7 ottobre, con un’offensiva a sorpresa di Hamas ai danni di Israele. L’organizzazione palestinese (che alcuni definiscono radicale, altri terroristica) ha attaccato il suo acerrimo nemico a sorpresa con migliaia di razzi partiti da Gaza e con un’infiltrazione di commando via terra, via mare e con deltaplani dall’aria. Si è trattato di un’offensiva senza precedenti, che ha fatto rivivere agli israeliani l’incubo dello Yom Kippur di 50 anni fa. Durissima la condanna di gran parte della comunità internazionale (Italia compresa) nei confronti di Hamas, tutto questo mentre il Governo del primo ministro Benjamin Netanyahu si è ritrovato costretto a votare lo stato di guerra.

Mentre prosegue il conteggio delle vittime (sono, al momento, più di 1.100 i morti accertati) i mercati stanno già iniziando a tremare. Sì, perché chiunque conosca un minimo le complesse dinamiche della geopolitica sa perfettamente come un conflitto simile potrebbe avere un importante impatto a livello internazionale, particolarmente dal punto di vista dell’energia. Ecco dunque cosa ci attende da qui ai prossimi giorni.

Indici di borsa e prezzo del gas: l’incertezza dei mercati

Il conflitto scoppiato in Israele avrà sicuramente delle importanti conseguenze a livello dei mercati internazionali: ecco quali.
Scalinata in Israele

Lo scoppio di una guerra in una zona delicata da un punto di vista petrolifero come il Medio Oriente scatena sempre in automatico delle forti reazioni da parte dei mercati. La sfiducia degli investitori, preoccupati per gli ultimi sviluppi bellici, può facilmente fare crollare le Borse, far salire lo spread e penalizzare in parallelo i titoli di Stato di quei Paesi (come l’Italia) caratterizzati già da un rischio più alto per la consistenza del debito.

Quando la notizia dello scoppio delle tensioni ha iniziato a diffondersi, va detto, le prime reazioni sono state per molti versi inaspettate. Pensiamo per esempio ai mercati asiatici, che in un primo momento sono apparsi tranquilli, se non addirittura (per la gran parte) positivi: l’unica eccezione è stato il Nikkei, negativo intorno alle ore 8 del mattino del 9 ottobre.

Il petrolio invece ha avuto nell’immediato un balzo del 4%, poi ridotto al 3,8%, al 3,6% e al 3,5%. Ma questo dato deve essere inserito in un contesto più ampio. Risulta infatti necessario guardare il comportamento del petrolio nell’ultimo mese, con un massimo toccato il 28 settembre e poi il 3 ottobre scorso, seguito da un nettissimo calo. Il nuovo balzo, dunque, non deve stupire più di tanto, poiché si partiva da un calo che era già di per sé molto netto (in Borsa questo meccanismo viene chiamato “Dead cat bounce”, ovvero “rimbalzo del gatto morto”). C’è anche stato, a proposito, chi ha pensato che il petrolio potesse schizzare a 90, o a 100, ma la realtà dei fatti ci ha raccontato una storia diversa: il prezzo del barile, infatti, è rimasto molto al di sotto di queste previsioni funeste (intorno agli 85 dollari al barile).

Diverso invece il discorso per il prezzo del gas: i futures legati alla risorsa non rinnovabile hanno infatti registrato un rialzo del 14% superando i 43,35 euro per megawattora, estendendo così il precedente balzo del 5,6% causato da alcune preoccupazioni sull’offerta (legate a problemi del gasdotto offshore Balticconnector).

In un simile contesto viene piuttosto naturale chiedersi che tipo di conseguenze avranno le mosse dello scacchiere politico in questi territori. I timori sono infatti che si possa ritornare ad una crisi energetica simile a quella che il mondo già aveva vissuto nel 2022 con l’inizio dell’invasione in Ucraina. Parlando a Rai News 24 a proposito del tema il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha candidamente ammesso che l’attacco in Israele sta generando:

Una situazione di emergenza che rischia di far esplodere altre problematiche, per esempio per l’energia. Così come è accaduto per la guerra di Russia in Ucraina per il gas, così potrebbe accadere di nuovo perché da quei paesi dal Nord Africa arrivano altre risorse. Dobbiamo capire anche se dobbiamo pensare all’autonomia energetica del nostro Paese.


La guerra energetica

Le incertezze crescenti e il rialzo dei prezzi dell’energia sono strettamente collegate al modo in cui l’Occidente si approviggiona dai Paesi del Golfo. Un conflitto in zona potrebbe nel concreto causare ulteriori problemi di approviggionamenti, come se la situazione non fosse già di per sé piuttosto problematica.

Stiamo infatti vivendo una fase molto complessa dal punto di vista del greggio. Proprio di recente, infatti, i Paesi dell’Opec Plus Arabia Saudita e Russia hanno tagliato l’offerta, facendo così aumentare il prezzo del petrolio rimasto (generando, in parallelo, un’importante speculazione in Borsa). A questo primo problema legato all’offerta si affianca ora un’altra delicata questione, ovvero il rischio di un conflitto (potenzialmente globale) che richiederà di conseguenza un ingente dose di carburante. In questa situazione il prezzo del petrolio sarà ulteriormente destinato a salire proprio per i timori che non ce ne sia abbastanza.

I dati reali, ad ogni modo, ci tranquillizzano (perlomeno temporaneamente): il prezzo del petrolio il suo massimo già l’ha raggiunto in tempi non sospetti (quando il conflitto ancora non era scoppiato) proprio a causa del sopracitato taglio voluto da Russia e Arabia Saudita. Ad oggi, 9 ottobre 2023, la situazione sembra comunque essere ancora normale e sotto controllo: gli esperti, che invitano alla prudenza e a tenere monitorata la situazione, si augurano ovviamente che questa non sia semplicemente la quiete prima della tempesta.


La geopolitica dell’energia

Quali sono le implicazioni sui mercati dell'attuale guerra in Israele dopo l'attacco di Hamas? Ecco gli ultimi aggiornamenti e le prospettive.
Cupola della roccia

Per quanto sia una situazione tragica, per economisti, storici ed esperti un conflitto come quello in atto in Israele è di estremo interesse, perché racconta anche un altro tipo di storia, ancora più complessa, quella della cosiddetta geopolitica dell’energia. Sempre più spesso in futuro, infatti, i conflitti mondiali si giocheranno anche su un campo di battaglia parallelo, quello dell’energia. Chi ha in mano gas e petrolio, risorse preziose oggi più che mai, gioca infatti un ruolo chiave per gli equlibri globali. Se la guerra dovesse estendersi anche in Arabia Saudita, per esempio, sarà necessario per i leader mondiali capire in che modo muoversi e quali coalizioni supportare per non rischiare di rimanere scottati. Ma c’è di più.

Le dinamiche geopolitiche di un conflitto come quello in Israele e Palestina sono anche strettamente legate all’eterna battaglia tra Oriente e Occidente, tra l’Islam e le altre religioni. Al di là delle implicazioni per l’economia e la finanza la posta in gioco è in realtà molto più alta: in ballo c’è la vita di centinaia di migliaia di persone.

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