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Overtourism: sfide e soluzioni ad una questione complicata

Overtourism: sfide e soluzioni ad una questione complicata

I due anni di pandemia hanno privato la gente della possibilità di viaggiare e di allargare i propri orizzonti, costringendola a rimanere a casa per arginare la diffusione dei contagi. Con la riapertura delle frontiere, la minaccia dell’overtourism si è fatta sempre più concreta incombendo ancora una volta soprattutto su quelle aree del globo terrestre che vanno per la maggiore e che sono più gettonate da chi ama viaggiare. 

L’overtourism è l’aumento del numero di turisti a volumi così elevati da avere un impatto negativo sui residenti locali, sui visitatori e sull’ambiente circostante delle città che li ospitano. Il numero effettivo di visitatori è soggettivo e dipende strettamente dalle capacità di accoglienza che una determinata destinazione può gestire senza subire danni all’ambiente. Ma quando i residenti di una località e i suoi ospiti accusano una evidente riduzione della qualità della vita e delle condizioni ambientali, allora molto probabilmente quella destinazione patisce le conseguenze dell’overtourism.

Nelle regioni del Sud-Est asiatico, dell’America Latina e nelle mete turistiche più ambite dell’Africa, i paesi hanno faticato a bilanciare la crescita economica con le normative ambientali necessarie per proteggere la fauna selvatica e gli ecosistemi che attraggono in primo luogo i turisti. In Europa, città famose come Barcellona,  Amsterdam e Venezia si stanno cimentando in soluzioni (non facili da attuare) per ridurre il numero di visitatori.

La stessa Barcellona ha accolto 30 milioni di turisti contro 1,6 milioni di residenti in un anno. E si prevede che Amsterdam riceverà circa 42 milioni di turisti rispetto al milione di residenti stimati nel 2030. Con questi numeri, non c’è da meravigliarsi se l’avversione al turismo possa alimentarsi sempre di più in queste comunità ormai stressate e logorate dall’eccessiva domanda di accoglienza

Per molti luoghi gravati dall’eccessivo turismo, la pandemia è stata paradossalmente un motivo di sollievo sia per i residenti locali che per la fauna selvatica. Ma dopo la pandemia, il boom dei viaggi turistici ha riproposto il problema dell’overtourism in maniera drammatica. Per la salute della gente del posto, dei visitatori e dell’ambiente, è essenziale impedire che l’overtourism torni a diventare una piaga sociale e per questo motivo servirebbero soluzioni concrete e praticabili nel breve periodo. 

La causa principale dell’overtourism

Le cause dell’overtourism sono molteplici e sono prevalentemente legati ai progressi nel settore aereo che riducono i costi dei biglietti, all’ampliamento delle navi da crociera che aumentano la capacità dei passeggeri a bordo e dalla facilità con cui oggi è possibile spostarsi per viaggiare. 

Le innovazioni tecnologiche, da Internet agli smartphone hanno rivoluzionato il modo di viaggiare delle persone. Attraverso le prenotazioni, le recensioni online, i servizi di home-sharing, ride-sharing e mappatura, i viaggiatori sono agevolati e viaggiano con maggior piacere e con migliori comfort. Per non tacere del grande contributo che i social media hanno dato all’incremento degli effetti dell’overtourism. I social creano tendenze che fanno diventare trendy, da un giorno all’altro, destinazioni che prima erano semisconosciute. 

Non si può negare che l’aumento del turismo promuova la crescita economica, ma spesso la maggior parte di questi luoghi non ha le infrastrutture o la capacità per supportare migliaia di visitatori. E’ l’esempio di Boracay, nelle Filippine, che recentemente ha visto un enorme afflusso di visitatori grazie alla sua popolarità tra gli influencer su Instagram. Il grande afflusso di turisti ha portato alla luce alcune gravi carenze dell’isola in cui mancano le strutture fognarie e di trattamento delle acque reflue necessarie per sostenere un crescente numero di turisti. 

L’impatto negativo dell’Overtourism sulle mete turistiche

L’overtourism altera il carattere fondamentale di alcune delle destinazioni più popolari del mondo. L’aumento dei turisti produce elevata congestione del traffico, ma anche una produzione abnorme di rifiuti e inquinamento e il degrado delle culture e degli ambienti locali. I residenti lamentano anche il fatto che l’overtourism comporta anche un maggiore costo della vita costringendoli a doversi spostare in periferia o in altre città per poter affrontare le spese quotidiane. 

Con la scomparsa della gente del posto, anche l’autenticità dell’esperienza per i viaggiatori si svuota e perde significato. Mantenere la qualità della vita della gente del posto è essenziale per creare un’esperienza di qualità per i visitatori. Trovare un reale equilibrio per risolvere questo problema è la cosa fondamentale per eliminare la piaga dell’overtourism che in futuro potrebbe assumere contorni molto più catastrofici di quelli attuali per l’ambiente e per la qualità di vita delle città più gettonate.

Le possibili soluzioni

Con la ripresa in grande stile del settore dei viaggi, è doveroso rendere i viaggi più sostenibili sia per la stabilità delle economie locali che per il divertimento dei viaggiatori. I governi di tutto il mondo stanno lavorando alacremente per introdurre nuove norme in grado affrontare la crisi e prevenire gli effetti devastanti dell’overtourism. 

Nel frattempo organizzazioni internazionali stanno attuando piani di gestione delle destinazioni per aiutare i paesi a gestire un numero crescente di turisti nelle località emergenti. Se vogliamo garantire che le nostre destinazioni preferite durino per le generazioni a venire, occorre che i turisti vengano maggiormente responsabilizzati, acquisendo nuove consapevolezze sull’impatto che i viaggi hanno sulle realtà locali e sull’ambiente, in modo da poter adottare contromisure per ridurre le emissioni e non incidere negativamente sulla qualità di vita delle realtà locali. 

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