
Raffaele Bonanni è stato per anni una figura di spicco nel panorama sindacale italiano, avendo ricoperto il ruolo di Segretario Generale della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL) dal 2006 al 2014. Durante il suo mandato, il suo stipendio ha subito incrementi significativi, suscitando accesi dibattiti e polemiche nel contesto pubblico italiano e su alcuni quotidiani nazionali. Proviamo a dipingere un suo ritratto personale focalizzandoci anche su queste ultime questioni particolarmente spinose.
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Gli inizi e la carriera sindacale

Nato il 10 giugno 1949 a Bomba, in provincia di Chieti, Bonanni ha mosso i suoi primi passi nel mondo sindacale nei primi anni ’70. La sua ascesa all’interno della CISL è stata caratterizzata da una progressiva assunzione di responsabilità: il primo incarico importante è arrivato nel 1988, quando è diventato segretario generale della CISL di Palermo, mentre dieci anni dopo, nel 1998, è diventato segretario confederale.
Durante questo periodo, Bonanni si è distinto per la sua attenzione ai temi legati al mondo del lavoro, alle riforme contrattuali e alle politiche di protezione sociale. La sua capacità di mediazione con le parti datoriali e il Governo gli ha permesso di costruire una solida reputazione all’interno della CISL, portandolo a ricoprire incarichi sempre più rilevanti.
Nel 2006, Bonanni è stato infine eletto segretario generale della CISL, prendendo così il testimone del collega Savino Pezzotta.
Lo stipendio
Nel 2014, un articolo de Il Fatto Quotidiano aveva provato a “fare i conti in tasca” all’ex sindacalista, oggi in pensione, rispetto ai suoi guadagni.
Il giornale aveva riportato che, secondo il regolamento interno del sindacato, la sua posizione prevedeva un incremento salariale del 30%, il che avrebbe portato la sua retribuzione lorda annua a circa 100.000 euro. Sempre secondo Il Fatto, già nel 2006, la CISL avrebbe dichiarato all’INPS una retribuzione lorda per Bonanni di 118.186 euro.
Questi i presunti aumenti salariali di Bonanni ripresi dal Fatto:
- 2007: 171.652 euro lordi annui, con un incremento del 45% rispetto all’anno precedente.
- 2008: 201.681 euro lordi annui, segnando un ulteriore aumento del 17%.
- 2009: 255.579 euro lordi annui, con un incremento del 26%.
- 2010: 267.436 euro lordi annui, registrando un aumento più contenuto del 4%.
- 2011: 336.260 euro lordi annui, con un incremento del 25% rispetto all’anno precedente.
Questi aumenti avrebbero così portato lo stipendio di Bonanni a superare quello di figure istituzionali di rilievo, come il Presidente del Consiglio italiano e persino dei Presidenti degli Stati Uniti prima del 2001 (mentre oggi il loro stipendio ammonta a circa 400.000 dollari l’anno).
Bonanni, in ogni caso, si era sentito in dovere di replicare alle voci online, chiarendo la realtà dei fatti con una nota piuttosto minacciosa, che riportiamo qui di seguito:
“Mi sorprende che un giornale come Il Fatto abbia dato credito a un plico, contenente illazioni anonime nei miei confronti e dati coperti dalle leggi sulla privacy, tra l’altro palesemente trafugati e sapientemente distorti. Mi riservo di valutare nei prossimi giorni gli elementi di diffamazione, sia in sede penale sia in sede civile, anche per tutelare l’immagine dell’organizzazione nella quale ho militato per tutta la vita. Voglio precisare che la mia pensione netta ammonta a 5.122 euro mensili, dopo 47 anni di regolari contributi e frutto del calcolo sugli ultimi dieci anni di versamenti. Questa è l’unica cifra vera. Tutto il resto sono illazioni farneticanti. È certamente una pensione in linea con quella di chi ha ricoperto importanti incarichi nelle varie attività politiche e sindacali, soprattutto dopo 47 anni di contribuzione. Quanto alla mia ultima retribuzione del 2011, usata da qualcuno a pretesto della campagna di denigrazione, voglio altresì precisare che essa assommava necessariamente, come tutti i dirigenti di grandi organizzazioni, le competenze di fine mandato, arretrati ed altri bonus “una tantum” legati alla carica ed alla funzione che ho ricoperto negli ultimi otto anni come segretario generale della Cisl”.
Il confronto con i segretari territoriali

A livello territoriale, le retribuzioni dei segretari della CISL sono significativamente più basse rispetto a quella del segretario nazionale, una disparità che evidenzia sostanziali differenze tra il vertice del sindacato e la base operativa sul territorio. Mentre a livello nazionale i compensi dei leader sindacali risultano spesso paragonabili a quelli di alti dirigenti d’azienda, a livello locale i rappresentanti percepiscono stipendi molto più vicini a quelli dei lavoratori che rappresentano.
Il caso di Bonanni resta comunque emblematico delle dinamiche retributive all’interno delle organizzazioni sindacali, alimentando un confronto tra chi ritiene giustificati gli alti stipendi dei leader sindacali e chi invece li considera eccessivi rispetto alla missione di rappresentanza dei lavoratori.