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Rotazione settoriale azionaria: come cambiano i vincitori tra titoli growth e value nei diversi cicli di mercato

Una valigetta professionale colma di banconote, simbolo della gestione patrimoniale e della protezione dei profitti durante le rotazioni di portafoglio.

Nulla è statico nel mondo degli investimenti e, come avrebbero detto i greci, “panta rei“, ovvero “tutto scorre” e cambia con il passare del tempo. Gli asset che dominano i mercati oggi potrebbero diventare i fanalini di coda domani, quindi è fondamentale non dare mai nulla per scontato. Questo fenomeno è guidato dalla rotazione settoriale, un meccanismo per cui il capitale degli investitori si sposta da un settore economico all’altro in base alle aspettative sul futuro dell’economia, dei tassi di interesse e dell’inflazione. Comprendere questa dinamica è fondamentale per chiunque voglia costruire un portafoglio resiliente e capace di sovraperformare nelle diverse fasi del ciclo economico. Ecco dunque tutto quello che dovreste sapere a riguardo.

Che cos’è la rotazione settoriale azionaria

Euro
Una distesa di banconote in euro di diverso taglio che rappresenta la liquidità e la diversificazione del capitale tra i vari settori del mercato azionario

La rotazione settoriale è la strategia che consiste nello spostare i pesi di un portafoglio azionario verso quei settori che storicamente hanno registrato performance migliori in determinate fasi del ciclo economico. Attenzione a non commettere l’errore (piuttosto comune, invero) di riferirsi a questo processo come una mera speculazione: si tratta, piuttosto, di una risposta razionale alle mutevoli condizioni macroeconomiche.

Quando l’economia cambia marcia (passando, ad esempio, dalla recessione alla ripresa) le variabili fondamentali come i consumi, gli investimenti aziendali e i tassi di interesse mutano. Di conseguenza, alcune aziende vedono i propri utili crescere rapidamente, mentre altre entrano in una fase di stagnazione. Gli investitori istituzionali, anticipando questi cambiamenti, riallocano i propri capitali, innescando trend che possono durare mesi o addirittura anni.

Growth, value e difensivi: i tre grandi insiemi di titoli

Prima di analizzare le fasi del ciclo, ci teniamo a focalizzarci per un attimo sulla classificazione delle azioni in tre macro-categorie, ognuna con caratteristiche di rischio e rendimento uniche:

  1. Titoli growth: qui parliamo di aziende che crescono a ritmi superiori alla media del mercato (es. tecnologia, biotecnologie). Spesso non pagano dividendi, reinvestendo tutto il capitale per espandersi. Sono molto sensibili ai tassi di interesse: quando i tassi salgono, il valore attuale dei loro flussi di cassa futuri diminuisce, rendendole meno attraenti;
  2. Titoli value: sono aziende considerate “a sconto” rispetto ai loro fondamentali (utili, valore contabile). Spesso appartengono a settori maturi come quello bancario, energetico o industriale. Tendono a beneficiare di tassi di interesse più alti e di una crescita economica solida ma non esplosiva;
  3. Titoli difensivi: ci sono, in aggiunta, società che offrono prodotti o servizi essenziali. Indipendentemente dallo stato dell’economia, le persone continuano a curarsi, mangiare e usare l’elettricità: ecco perché sono titoli in grado di garantire stabilità e dividendi regolari, e fungono di conseguenza da “cuscinetto” durante i ribassi.

Le fasi del ciclo economico e i settori che tendono a prevalere

L’economia si muove in cicli, e ogni fase favorisce una specifica tipologia di titoli.

Ripresa: ciclici e small cap

In questa fase, l’economia tocca il fondo e inizia a dare segni di vita. I tassi di interesse sono generalmente bassi e le politiche fiscali espansive.

  • Settori chiave: finanziari, industriali e materiali;
  • Perché: le banche beneficiano della ripresa dei prestiti; le industrie vedono aumentare gli ordini. Le small cap (aziende a bassa capitalizzazione) tendono a sovraperformare in questa fase poiché sono più agili e beneficiano enormemente del miglioramento del credito locale.

Espansione: growth e settori ad alto beta

La crescita si consolida e diventa robusta. La fiducia dei consumatori è alta e le aziende investono massicciamente in innovazione.

  • Settori chiave: tecnologia, beni di consumo discrezionali (automobili, oggetti di lusso, viaggi);
  • Perché: in un ambiente di crescita stabile, gli investitori cercano rendimenti elevati e sono disposti a pagare un premio per le aziende growth che abbiamo citato in precedenza. I titoli ad “alto beta” (più volatili del mercato) sono i protagonisti assoluti.

Rallentamento: quality, dividendo, difensivi

L’inflazione inizia a salire e le banche centrali alzano i tassi per raffreddare l’economia. La crescita rallenta.

  • Settori chiave: sono quello dell’energia e i titoli “Quality”;
  • Perché: le aziende con bilanci solidi, bassi debiti e margini di profitto stabili (Quality) diventano i porti sicuri. Gli investitori iniziano a preferire il rendimento certo del dividendo alla promessa di crescita futura.

Recessione: utilities, pharma, consumer staples

L’attività economica si contrae. La priorità degli investitori diventa la conservazione del capitale.

  • Settori chiave: utilities (luce e gas), Healthcare (cioè la farmaceutica) e tutti i beni di prima necessità;
  • Perché: questi settori sono aciclici. Le persone non smettono di acquistare farmaci o generi alimentari solo perché l’economia è in crisi. Questi titoli offrono la minore volatilità possibile in un mercato orso.

Esempi storici di rotazione recente

Un esempio abbastanza clamoroso di rotazione si è verificato tra il 2021 e il 2022. Dopo il dominio decennale del Growth (trainato dai giganti tecnologici), l’aumento dell’inflazione e il conseguente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense ha innescato una violenta rotazione verso il Value. Mentre il Nasdaq crollava, i settori dell’energia e del bancario hanno registrato performance a dir poco eccezionali, a dimostrazione evidente di come il contesto macro possa ribaltare le gerarchie di mercato in pochi mesi.

Allo stesso modo, nel 2024, abbiamo assistito a una rotazione interna al settore tecnologico: dall’euforia generalizzata verso i semiconduttori legati all’AI a una ricerca di titoli più diversificati, con una riscoperta delle small cap non appena sono emerse prospettive di tagli ai tassi d’interesse.

Come applicare una rotazione ragionata nel portafoglio

Una banconota arrotolata
Primo piano di un investitore che maneggia una banconota, metafora della selezione accurata dei titoli e della strategia tattica nel ciclo economico

Non è necessario essere degli indovini con la sfera di cristallo per poter beneficiare della rotazione settoriale. Ecco alcuni consigli pratici per poter massimizzare i propri risultati:

  1. Monitorare i tassi di interesse: sono il principale motore della rotazione. Tassi bassi favoriscono il Growth; tassi in rialzo o alti favoriscono il Value;
  2. Diversificazione tattica: non puntare mai tutto su un unico stile. Un portafoglio equilibrato dovrebbe avere una base “core” diversificata, con una componente “Satellite” (su Affari e Finanza trovate qui un approfondimento in merito) che viene ruotata in base al ciclo;
  3. Utilizzare gli ETF settoriali: sono lo strumento più efficiente per implementare la rotazione senza dover selezionare singole azioni;
  4. Guardare i dati macro: indicatori come l’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) o i dati sull’occupazione possono segnalare in anticipo il passaggio da una fase del ciclo all’altra.

La rotazione settoriale ci insegna che non esiste un “titolo perfetto” per sempre, ma solo il titolo giusto per il momento economico giusto.

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