Le opzioni a nostra disposizione per investire sono innumerevoli, e una delle più interessanti è senza dubbio quella degli ETF, i fondi di investimento che replicano il funzionamento di un determinato indice di mercato. Per esempio, avete mai pensato agli ETF sull’acqua? Sono una scelta indubbiamente interessante, ma siamo sicuri che nel 2026 convenga investire su di essi i nostri risparmi? Proviamo a fare il punto su questo tema, qui di seguito.
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Perché l’acqua è l’asset strategico del prossimo decennio?

Nel mondo occidentale, noi “privilegiati” diamo questa risorsa fin troppo per scontata, sbagliando. Le risorse idriche mondiali sono sempre di più a rischio, e non è un tema che dovremmo affrontare con questa leggerezza. Da qui nasce la necessità di essere consapevoli di come l’acqua, in un futuro prossimo, sarà un importante asset strategico.
Crescita demografica, siccità e la necessità di nuove infrastrutture idriche
L’acqua è un bene essenziale e primario, il che garantisce un “flusso” di domanda costante e a lungo termine per i titoli del settore. Investire nell’acqua significa puntare su un megatrend inesauribile. Gli ETF sull’acqua non comprano la materia prima fisica (come avviene per l’oro), ma investono in un paniere diversificato di aziende globali che si occupano di depurazione, desalinizzazione, gestione delle reti idriche e tecnologie per l’irrigazione intelligente. Questo approccio a “paniere” tramite ETF è generalmente considerato un buon metodo per ottenere un’esposizione completa a un business così sfaccettato.
I 2 migliori ETF sull’Acqua disponibili su Borsa Italiana
Su Borsa Italiana sono quotati diversi ETF legati al settore idrico. Tra i più noti per dimensioni e liquidità figurano iShares Global Water UCITS ETF e Amundi MSCI Water ESG, ma ricordiamo che esistono pur sempre anche altre alternative con caratteristiche simili.
iShares Global Water UCITS ETF: il gigante di BlackRock
Questo fondo replica l’indice S&P Global Water Index, che seleziona le 50 società più importanti al mondo coinvolte in attività idriche. La sua forza risiede nella capitalizzazione enorme, che garantisce un’altissima liquidità negli scambi. Al suo interno troviamo giganti come American Water Works e Xylem. È la scelta ideale per chi cerca una diversificazione geografica globale (prevalentemente USA ed Europa) con un fondo solido e storico.
Amundi MSCI Water ESG: l’alternativa francese con forte focus sulla sostenibilità
Gestito da uno dei principali player europei, questo ETF si distingue perché applica rigorosi filtri ESG (Environmental, Social, and Governance). Non si limita a investire in aziende idriche, ma seleziona solo quelle che dimostrano i migliori standard di sostenibilità e gestione delle risorse. Replica l’indice MSCI ACWI IMI Water ESG Filtered, offrendo un’esposizione più ampia anche a società di medie dimensioni (mid-cap), risultando perfetto per l’investitore etico che vuole coniugare profitto e salvaguardia ambientale nel 2026.
Quali aziende compongono un “Water ETF”?
Ecco quali tipologie di realtà aziendali, ad oggi, possono comporre un Water ETF.
Utilities idriche vs Società industriali
Il settore è composto da diverse tipologie di attori. Le utilities idriche (come la statunitense American Water Works, la più grande società di servizi idrici quotata in borsa negli USA) offrono flussi di cassa prevedibili e sono ideali per chi cerca rendimenti costanti. Accanto a queste, gli ETF includono società industriali e tecnologiche specializzate in infrastrutture e filtrazione. Un investitore celebre come Michael Burry (The Big Short), ad esempio, ha preferito in passato l’investimento indiretto tramite terreni agricoli ricchi di risorse idriche, sebbene le sue posizioni attuali siano cambiate.
I rendimenti storici: simulazione di investimento
Analizzando l’ultimo decennio (2016-2026), il settore idrico ha mostrato una resilienza straordinaria. Mentre l’indice MSCI World (che rappresenta il mercato azionario globale) ha avuto una crescita media annua compresa – indicativamente – tra il 7 e il 9%, i principali ETF sull’acqua hanno spesso sovraperformato o eguagliato questi numeri, ma con una volatilità inferiore durante le crisi di mercato.
Proviamo a questo punto a fare una simulazione di investimento: se aveste investito 10.000€ in un ETF sull’acqua nel 2016, oggi il tuo capitale si aggirerebbe intorno ai 24.000€ – 26.000€ (ipotizzando un rendimento composto del 9-10% annuo). Ricordiamo, comunque sia, che una simulazione di investimento dovrebbe sempre basarsi su dati specifici (ETF selezionato, periodo preciso, reinvestimento dei dividendi e valuta). In assenza di questi elementi, qualsiasi stima va considerata puramente indicativa.
Il vantaggio competitivo è emerso soprattutto nei periodi di alta inflazione: essendo l’acqua un bene anelastico (la gente non smette di berla o usarla se i prezzi salgono), le aziende del settore sono riuscite a trasferire l’aumento dei costi sui consumatori, proteggendo il capitale degli investitori meglio dei titoli tecnologici o del settore consumer discrezionale.
I rischi dell’investimento tematico
Così come per qualunque altra tipologia di investimento, anche per quanto riguarda gli ETF sull’acqua è necessario tenere in considerazione un determinato profilo di rischio. Vediamo insieme in che senso.
Rischio di concentrazione settoriale

Sebbene l’acqua sia un bene indispensabile, l’investimento non è privo di rischi. Molte aziende del settore operano come utility regolate, il che significa che possono trovarsi di fronte a limiti normativi sui profitti imposti dai governi. Pertanto, mentre i titoli idrici sono ottimi candidati per chi cerca entrate prevedibili, potrebbero non essere la scelta ideale per gli investitori che puntano a una crescita “esplosiva” o superiore alla media del mercato.