Non è certo un mistero che per chi mastica di economia il fatto che la pendenza della curva dei rendimenti dei titoli governativi americani (Treasury) sia in grado di anticipare con una discreta precisione le contrazioni economiche a livello internazionale. Ma com’è possibile? Qui di seguito proveremo a rispondere in modo completo a questa domanda.
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Cosa ci dicono i titoli di stato

I Titoli di Stato (anche chiamate obbligazioni governative) sono, in sostanza, prestiti che gli investitori concedono a un intero Paese per aiutarlo a portare avanti le sue attività. In cambio, lo Stato si impegna a pagare una cedola periodica e a restituire il capitale alla scadenza. Va da sé, dunque, che l’andamento dei loro rendimenti è il termometro più affidabile della salute macroeconomica globale. Se però qualcosa cambia, e in negativo nel caso specifico, è il caso di iniziare ad allarmarsi.
Cosa significa Inversione della curva dei rendimenti
In termini tecnici, l’inversione della curva si configura quando la pendenza del grafico che unisce i rendimenti obbligazionari da breve a lungo termine diventa negativa. Non si tratta di una semplice bizzarria tecnica, bensì del riflesso di una forte convinzione macroeconomica.
Quando i grandi gestori di fondi prevedono una contrazione della crescita, sanno che la risposta standard delle autorità monetarie (come la Federal Reserve o la BCE) sarà l’attivazione di politiche espansive. Per stimolare un’economia in difficoltà, la banca centrale è costretta ad abbassare i tassi di interesse di riferimento.
Di conseguenza, gli investitori corrono ad acquistare i titoli a 10 anni per assicurarsi gli ultimi rendimenti elevati rimasti sul mercato prima del grande ribasso. C’è però un problema, che è il rovescio della medaglia: questo massiccio afflusso di acquisti fa impennare il prezzo dei bond a lungo termine e, per una legge matematica fondamentale dei mercati finanziari, ne abbatte il rendimento. Sulle scadenze a breve (2 anni o 3 mesi), invece, i tassi rimangono temporaneamente schiacciati verso l’alto a causa della politica monetaria restrittiva ancora in atto, generando il sorpasso anomalo.
Come leggere il grafico dello Spread 10Y-2Y
Per monitorare visivamente lo stato di allerta del mercato, gli analisti utilizzano un indicatore grafico specifico chiamato Spread 10Y-2Y. Questo valore si ottiene sottraendo aritmeticamente il rendimento del titolo a 2 anni da quello del titolo a 10 anni, ecco qui di seguito la formula:
Spread = Rendimento a 10 anni Rendimento a 2 anni
In una situazione di crescita economica stabile, questo calcolo produce sempre un risultato positivo (maggiore di zero), poiché il tasso a dieci anni è superiore. Graficamente, la linea dello spread si muoverà stabilmente nella parte superiore del grafico.
Quando l’indicatore differenziale scende sotto la linea dello zero
Il momento di svolta al quale porre la massima attenzione scatta però quando lo Spread 10Y-2Y scivola sotto la linea critica dello zero, entrando in territorio negativo. Questo significa che il titolo a 2 anni sta pagando più del decennale.
I dati storici e i modelli econometrici (come i modelli probit utilizzati dalle banche centrali) dimostrano che la discesa sotto lo zero è il segnale premonitore più affidabile a disposizione degli economisti. Da un lato, riflette la certezza matematica che l’attuale politica monetaria è diventata troppo restrittiva (tassi a breve troppo alti); dall’altro, certifica che il mercato ha già scontato l’arrivo della recessione. L’inversione sotto lo zero agisce quasi come una profezia che si autoavvera: irrigidendo il credito nell’immediato, contribuisce a rallentare la macchina economica.
Non si tratta di previsioni basate sul “nulla”, dunque, quanto piuttosto su tendenze che in un passato non troppo lontano già abbiamo visto concretizzarsi. Nel prossimo capitolo vi racconteremo in quali occasioni.
Le ultime 5 recessioni anticipate dalla curva

Le recessioni economiche alle quali abbiamo purtroppo assistito in precedenza hanno tutte un punto in comune molto importante, vale a dire l’inversione della curva dei tassi alla quale abbiamo fatto accenno in precedenza. Ecco una tabella riassuntiva rispetto a ciò che è già accaduto negli anni precedenti.
| Data di Inversione della Curva (Spread < 0) | Inizio Effettivo della Recessione (NBER) | Mesi di Scarto (Lead Time) |
| Agosto 1978 | Gennaio 1980 | 17 mesi |
| Dicembre 1988 | Luglio 1990 | 19 mesi |
| Febbraio 2000 | Marzo 2001 | 13 mesi |
| Dicembre 2005 | Dicembre 2007 | 24 mesi |
| Agosto 2019 | Febbraio 2020 | 6 mesi |
Da questi dati emerge in modo evidente un aspetto in particolare l’indicatore ha “indovinato” con precisione quasi millimetrica lo scoppio della bolla delle Dot-com nel 2000, la Grande Crisi Finanziaria del 2008 (innescata dai mutui subprime oltreoceano) e persino la repentina e drammatica contrazione del 2020.
Il tempo di scarto (o lead time) dimostra che la curva dei tassi non segnala una crisi in atto oggi, ma si comporta come un radar a lungo raggio: l’inversione precede l’effettivo inizio della recessione con un anticipo medio che oscilla storicamente tra i 6 e i 24 mesi. Per aziende, risparmiatori e investitori, la comparsa di questo segnale rappresenta il momento ideale per ristrutturare i portafogli, ridurre la leva finanziaria e prepararsi all’inverno economico. Quindi, attenzione!