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Scatola nera auto (black box): quanto si risparmia davvero e i rischi privacy

Come incide la scatola nera sulla ricostruzione dei tamponamenti? Scopri come i sensori sui fanali e il GPS aiutano a definire la dinamica degli incidenti stradali

Sempre più spesso sentiamo parlare dell’installazione di black box all’interno degli autoveicoli, una soluzione decisamente interessante e soprattutto funzionale per riuscire a contrastare in modo efficace le frodi assicurative. La presenza di un dispositivo simile, tra l’altro, può garantire un premio RCA più leggero. Ma dietro l’apparente vantaggio economico e la promessa di maggiore sicurezza, si nascondono implicazioni giuridiche e di riservatezza che spesso passano in secondo piano e che in tanti, purtroppo, sottovalutano. Qui di seguito vi spiegheremo quanto si risparmia realmente e quali sono i “prezzi” invisibili che si pagano in termini di libertà e tutela legale.

Come funziona lo sconto sulla polizza rca

Auto sportiva ad alte prestazioni: l'impatto della scatola nera sui premi assicurativi per le vetture veloci e i rischi di velocità
Anche per le auto sportive lo sconto della scatola nera può essere elevato, ma attenzione ai limiti: un piccolo eccesso di velocità può costare caro in sede legale.

Il meccanismo alla base della black box è il cosiddetto Pay as you drive (più o meno traducibili come “paghi in base a quanto guidi“). Sostanzialmente, la compagnia assicurativa non si basa più solo su dati statistici generici (età, residenza, classe di merito), ma su dati reali e dinamici, aggiornati in tempo reale.

Il dispositivo registra (tra le altre cose) parametri come accelerazioni, frenate, velocità, chilometraggio e perfino gli orari in cui l’auto è in movimento. Questi dati vengono trasmessi a una centrale che elabora un punteggio di rischio: più la guida è fluida e rispettosa dei limiti, maggiore sarà il beneficio economico per l’utente.

Percentuali di risparmio medie

Si può dire che le compagnie assicurative utilizzino come ideale “esca” la possibilità di un risparmio immediato. Nella maggior parte dei casi, le compagnie applicano una riduzione del premio RCA che oscilla tra il 15% e il 25%. In casi particolari, specialmente per i giovani residenti in aree geografiche ad alta sinistrosità (come alcune province del Sud Italia), lo sconto può anche toccare punte del 40%.

Un aspetto che però non andrebbe sottovalutato riguarda alcuni costi non immediatamente evidenti: certo, la legge stabilisce che l’installazione debba essere a carico della compagnia, ma ciò non toglie che determinati contratti prevedano un canone annuo di assistenza e/o servizi telematici che possono variare dai 15 ai 40 euro.

Se lo sconto totale sulla polizza è di 50 euro e il canone è di 30, il risparmio reale è quasi nullo. Non dimentichiamoci inoltre dei vincoli di disinstallazione che potrebbero mettere in crisi il nostro budget iniziale: se decidete di cambiare compagnia l’anno successivo, potreste dover pagare la rimozione del dispositivo (tra i 30 e i 60 euro), annullando di fatto il vantaggio economico accumulato. È tra l’altro fondamentale leggere le clausole: a volte il risparmio è condizionato a un limite di chilometri annui (es. 10.000 km), superato il quale scattano rincari pesanti che rendono la polizza più costosa di una tradizionale.

Quando i dati vengono usati contro di te

Se da un lato la scatola nera protegge l’automobilista dai tentativi di truffa (i cosiddetti “falsi incidenti”), dall’altro agisce come un testimone oculare che non dimentica nulla e non ammette errori. Il dato telematico, infatti, ha un forte valore probatorio nei processi civili, a meno che non si dimostri il malfunzionamento del dispositivo (impresa molto difficile).

La contestazione della dinamica dell’incidente

Il rischio maggiore emerge quando un incidente si verifica in una dinamica apparentemente favorevole all’assicurato. La precisione millimetrica della black box può diventare una trappola legale!

Proviamo dunque per maggior chiarezza ad affrontare un caso pratico: immaginate di percorrere una strada urbana principale e che un’auto esca improvvisamente da un parcheggio tagliandoti la strada. Immaginate che l’impatto sia a quel punto inevitabile e che la colpa sembri al 100% dell’altro conducente. Magari, però, analizzando i log della vostra scatola nera la compagnia potrebbe verificare che, al momento della frenata, la vostra velocità era di 55 km/h dove il limite è di 50 km/h.

Anche se l’eccesso è di soli 5 km/h, l’assicurazione utilizzerà questo dato per contestare il concorso di colpa. Il perito sosterrà che, se foste andati esattamente a 50 km/h, avreste avuto uno spazio di arresto inferiore o sareste riusciti a evitare l’ostacolo. Invece di un risarcimento integrale, potreste vedervi riconosciuto solo il 70% o l’80% del danno. In una situazione del genere, l’aver accettato la scatola nera vi costerà migliaia di euro in riparazioni non rimborsate, una cifra che nessun risparmio annuo del 20% potrà – com’è ovvio – mai compensare.

Privacy e tracciamento gps

Attenzione anche ad un altro aspetto: se decideste di percorrere la strada della black box, dovreste per forza di cose rinunciare ad una parte del vostro anonimato. Si tratta in effetti di un localizzatore GPS in funzione 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in grado di mappare al contempo la vostra guida e il vostro stile di vita.

Chi può vedere dove vai e quando

Inquadratura posteriore di un'automobile scura su strada, simbolo del tracciamento GPS e della privacy nelle polizze telematiche
La tua auto è monitorata h24? Analizziamo chi ha accesso ai dati GPS delle auto scure dotate di black box e come vengono gestiti i tuoi spostamenti quotidiani

Le compagnie assicurano solitamente ai loro assistiti che i dati di cui sono in possesso sono gestiti da provider tecnologici esterni e che vengono trattati in modo anonimizzato e aggregato. Tuttavia, la realtà contrattuale è diversa: i dati sono collegati univocamente alla vostra targa e al vostro profilo. La compagnia sa perfettamente dove siete abituati/e a parcheggiare (si tratta di un dettaglio molto utile per il rischio furto), quali percorsi fate e a che ora tornate a casa.

Il rischio principale, in sostanza, è rappresentato dalla profilazione comportamentale: se i tuoi dati dicono che viaggiate spesso di notte in zone periferiche, la compagnia potrebbe considerarvi un profilo a rischio elevato e alzare il premio al rinnovo, nonostante la vostra guida sia prudente. Esiste poi il tema delle clausole contrattuali sulla privacy: in caso di reato stradale o indagine giudiziaria, le forze dell’ordine possono accedere allo storico completo dei tuoi spostamenti. Non sei più solo tu a sapere dove sei stato, ma un server di proprietà di una multinazionale.

Chiunque voglia circolare con una black box installata nella propria auto dovrebbe, dunque, porsi un quesito fondamentale, di non facile soluzione: la mia libertà di movimento può avere un valore in euro, ma come faccio a non essere costantemente monitorato?


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