Vai al contenuto
Messaggio pubblicitario

Pensione a regime contributivo: come massimizzare i tuoi vantaggi e garantire una pensione sicura!

Immagine di coppia di anziani

La riforma Dini, entrata in vigore con la Legge numero 335 dell’8 agosto 1995, ha introdotto il nuovo sistema di calcolo della pensione, il cosiddetto sistema contributivo, che ha preso il posto del vecchio sistema retributivo. Il meccanismo eccessivamente premiante del sistema contributivo era ormai diventato insostenibile per le casse dell’ente previdenziale di Stato, poiché era proteso a valorizzare gli ultimi anni della carriera lavorativa del contribuente, prescindendo dalla quantità effettiva dei contributi versati. 

Il nuovo sistema contributivo, entrato in vigore dal 1° gennaio 1996, è stato escogitato per valorizzare solo i contributi realmente versati, sulla scorta dei quali viene calcolato l’assegno pensionistico, applicando un coefficiente tanto più remunerativo quanto più si ritarda l’uscita dal mondo del lavoro. 

Il calcolo dell’assegno pensionistico viene rivisto ogni due anni, con la modifica dei coefficienti di trasformazione. I contribuenti che possono vantare contributi versati prima dell’entrata in vigore del sistema contributivo, beneficiano del cosiddetto regime misto, con criteri differenti nel calcolo dell’assegno previdenziale rispetto ai cosiddetti contributivi puri, che hanno versato i primi contributi in data successiva al primo gennaio 1996 in cui entrò in vigore il nuovo regime. 

I contributivi puri hanno minori agevolazioni essendo pure esclusi dalle tre Deroghe Amato, da Quota 41 e dall’integrazione al trattamento minimo della pensione. Ma vediamo nel dettaglio come funziona il sistema contributivo. 

Perchè è stato introdotto sistema contributivo

La legge Dini che ha introdotto il sistema contributivo è stata sostanzialmente modificata dalla Legge Fornero che ha completato il nuovo modello di calcolo estendendo l’applicazione del regime contributivo anche a tutte le anzianità maturate dal 1° gennaio 2012, con l’applicazione di un calcolo “pro rata”. Si tratta di un sistema che garantisce la piena sostenibilità alla spesa pensionistica, anche perchè gli assegni che vengono erogati sono molto meno generosi rispetto a quelli che percepivano i contribuenti che sono andati in pensione col sistema retributivo puro

Le opzioni per andare in pensione 

Con l’entrata in vigore della Legge Fornero, le opzioni a disposizione dei contribuenti per andare in pensione sono diventati sostanzialmente quattro: la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata per i contributivi puri, la pensione di vecchiaia contributiva e la pensione anticipata contributiva

Le pensione di vecchiaia spetta a coloro che hanno compiuto i 67 anni di età, che hanno versato almeno 20 anni di contributi e che rispettano il requisito della pensione maturata che non può, in ogni caso, essere inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale. Per la pensione anticipata occorre invece aver maturato 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini o 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. 

Si può invece accedere alla pensione di vecchiaia contributiva dopo aver maturato 5 anni di contributi al compimento dei 71 anni di età. L’ultima opzione è la pensione anticipata contributiva che è appannaggio di coloro che hanno compiuto i 64 anni di età con almeno 20 anni di contributi versati all’ente di previdenza, con un assegno di importo non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale. 

Per i contributivi puri sono state introdotte anche alcune misure di flessibilità per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro: l’Ape Sociale e Quota 103. Per i lavoratori precoci, invece, è stata introdotta Quota 41 che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi versati, a patto che 12 mensilità siano state versate prima del compimento del diciannovesimo anno di età. 

Come si calcola la pensione con il regime contributivo

Per calcolare l’importo dell’assegno pensionistico con il sistema retributivo puro occorre effettuare una media delle migliori retribuzioni che il contribuente ha percepito negli ultimi anni di lavoro. A questo dato va poi moltiplicata la relativa aliquota di rendimento. Un sistema che si applica solo per i contributi versati entro il 31 dicembre 1995. Per i contribuenti che entro il 31 dicembre 1995 hanno versato almeno 18 anni di contributi, questo sistema si applica esclusivamente ai contributi complessivi maturati al 31 dicembre del 2011. 

Il sistema misto invece si applica a coloro che al 31 dicembre 1995 hanno versato meno di 18 annualità di contributi. In tal caso il calcolo dell’assegno va fatto applicando entrambi i sistemi, ciascuno per la quota dei contributi ricadenti nei singoli regimi. 

Per ovvie ragioni, il calcolo dell’assegno con il sistema contributivo è molto meno vantaggioso rispetto al calcolo effettuato con il sistema retributivo. Mentre quest’ultimo tiene in considerazione le migliori retribuzioni percepite dal pensionato in tutta la carriera lavorativa, con quello contributivo si tiene conto solo dei contributi effettivamente versati dal contribuente. 

Per calcolare la pensione con il sistema contributivo bisogna moltiplicare la retribuzione pensionabile annua per l’aliquota contributiva che per i dipendenti è del 33%. La cifra così ottenuta dovrà essere moltiplicata per il tasso di rivalutazione annuo. Secondo quanto disposto dalla Legge Dini, il montante contributivo viene rivalutato con cadenza annuale proporzionalmente alla crescita nominale del Pil negli ultimi 5 anni. Il sistema è stato introdotto per consentire al lavoratore che versa il maggior numero di contributi, di avere un assegno pensionistico più elevato.

Argomenti