Chi di voi ha visto Deadpool, uno dei film di fantascienza più divertenti e di maggior successo degli ultimi anni, si ricorderà di certo dell’affascinante volto dell’attore hollywoodiano Ryan Reynolds. Attivo sul grande schermo fin dai primi anni 2000, l’attore ha decine di film alle spalle che gli hanno permesso di costruire un patrimonio praticamente miliardario. Ma come ha raggiunto un traguardo simile? Ecco tutto quello che dovete sapere su di lui.
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L’affare Aviation Gin: da volto a proprietario

Prima di tutto, nel 2018 Ryan Reynolds ha acquisito una quota di Aviation American Gin perché, per sua stessa ammissione, ne amava il gusto più di ogni altro prodotto superalcolico simile in circolazione. Non si è dunque limitato a essere un mero testimonial, ma ha fatto molto di più: il divo ha infatti utilizzato la sua agenzia, Maximum Effort, per rivoluzionare il marketing del brand con campagne virali particolarmente dissacranti, utili a generare “hype” sul marchio.
L’acquisizione e la vendita a Diageo
Il successo è stato a dir poco straordinario, e talmente fulmineo che nel 2020 il colosso del beverage Diageo ha acquistato il marchio sopracitato per una cifra stimata fino a 610 milioni di dollari. L’accordo prevedeva un pagamento anticipato di 335 milioni e ulteriori 275 milioni basati sulle prestazioni di vendita nei dieci anni successivi, garantendo di conseguenza a Reynolds una fetta considerevole della torta pur mantenendo il suo ruolo di volto pubblico del brand.
Il colpaccio Mint Mobile: l’arte della exit
Reynolds ha dimostrato che il suo “tocco di Mida” non si limita agli alcolici, ma va ben oltre. Nel 2019 l’attore ha acquistato una partecipazione (circa il 25%) in Mint Mobile, un operatore di telefonia low-cost, trasformandolo in un fenomeno mediatico grazie a spot altrettanto geniali ma con un budget decisamente più limitato.
La vendita a T-Mobile per 1,35 miliardi
A marzo 2023, è poi arrivata la conferma definitiva del suo fiuto per gli affari: T-Mobile ha acquisito Ka’ena Corp (società madre di Mint Mobile) per 1,35 miliardi di dollari. Da questa “exit” leggendaria, si stima che l’attore abbia incassato circa 300 milioni di dollari tra contanti e azioni, consolidando la sua posizione tra gli imprenditori più ricchi di Hollywood.
Maximum Effort: l’agenzia di marketing interna
Tutto ciò che Reynolds tocca diventa virale grazie a Maximum Effort, la casa di produzione e agenzia di marketing da lui co-fondata. Il nome stesso è un omaggio a una celebre battuta di Deadpool, e l’agenzia è il vero motore dietro ogni suo successo commerciale. Insieme a lui in questo importante progetto c’è George Dewey, che oggi lavora come produttore esecutivo in quasi tutti i progetti di Reynolds, inclusi film come “Free Guy“, “The Adam Project” e la docu-serie “Welcome to Wrexham“.
Pubblicità veloce e contestuale (Real-time marketing)
La specialità dell’agenzia di Ryan Reynolds è stato il cosiddetto “Fastvertising”: questa realtà aziendale genera contenuti pubblicitari in tempi record (spesso in meno di 24 ore!) per cavalcare trend social del momento o notizie di cronaca ancora “calde”. Un esempio a dir poco iconico in questo senso è stato lo spot per Peloton realizzato subito dopo la morte (attenzione, spoiler!) del personaggio di Mr. Big in And Just Like That…, che ha trasformato una crisi di PR in un trionfo di marketing per il suo gin.
Gli investimenti nello sport (Wrexham AFC e F1)
Non contento del business tech e lifestyle, Reynolds è sbarcato come se non bastasse anche nel mondo dello sport. Insieme a Rob McElhenney, ha acquistato per circa 2 milioni di sterline il Wrexham AFC, una delle squadre più antiche del Galles che militava nella quinta serie inglese. Nel 2023, ha in aggiunta ulteriormente diversificato entrando nel consorzio che ha rilevato il 24% del team Alpine di Formula 1 (valutato 900 milioni di dollari).
La strategia del documentario sportivo

Il vero colpo di genio con il Wrexham non è stato tanto l’acquisto, ma la narrazione che ci ha costruito intorno: attraverso la docu-serie “Welcome to Wrexham“, Reynolds ha trasformato una piccola squadra locale in un brand globale. Questo storytelling – per molti versi straordinario – ha attirato sponsor mondiali, triplicato le vendite di abbonamenti e generato entrate milionarie solo dai diritti televisivi, dimostrando che nello sport moderno il contenuto conta quanto il risultato in campo.