“Il mondo è bello perché è vario” dice il proverbio: di norma quando ci riferiamo al mondo del lavoro siamo abituati/e a pensare a delle professioni piuttosto classiche, come gli impiegati o gli operai, ma le opportunità sul mercato – in realtà – sono innumerevoli. Tra le tante opzioni a nostra disposizione c’è per esempio quella di diventare mystery shopper: avevate mai sentito parlare di questa posizione lavorativa?
Approfondimenti
In questo articolo analizzeremo tale figura professionale, spiegando nel dettaglio quanto si può guadagnare (attenzione perché non si tratta di un’attività abituale, ma occasionale) e quali sono i segnali d’allarme dai quali stare lontani.
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Cosa fa davvero il cliente misterioso

Nell’immaginario collettivo, il cliente misterioso è qualcuno che viene pagato per fare shopping e godersi servizi di lusso gratuitamente. La realtà operativa è in realtà sensibilmente diversa e richiede un alto livello di precisione, attenzione ai dettagli e capacità analitiche. Non si tratta di una passeggiata distratta o “leggera” tra gli scaffali, ma di una vera e propria missione ispettiva sotto copertura.
La visita, l’acquisto e il report dettagliato
Prima di mettere piede nel punto vendita, il mystery shopper riceve uno scenario (o linee guida) che deve studiare a memoria: si tratta di un documento fondamentale che indica con precisione cosa chiedere, quali obiezioni porre al personale, quali aree del negozio visitare e persino quali parole chiave aspettarsi dal commesso.
Durante la visita, lo shopper deve agire con estrema naturalezza per non farsi scoprire (il che invaliderebbe la prova), ma allo stesso tempo deve:
- Cronometrare i tempi: quanto tempo passa prima che un addetto si avvicini? Quanto dura la fila in cassa?
- Valutare la pulizia: gli scaffali sono ordinati? Il bagno è igienizzato?
- Testare la competenza: il personale conosce in modo approfondito le caratteristiche tecniche del prodotto? Riesce a esporle al cliente con un tono accogliente e esprimendo professionalità?;
- Memorizzare i nomi: spesso viene richiesto di identificare i dipendenti tramite il cartellino identificativo.
Una volta terminata la visita, il lavoro “vero” inizia a casa. Chi svolge il lavoro di mystery shopper si troverà infatti obbligato a compilare un questionario online estremamente dettagliato (il report), che può richiedere da 30 minuti a oltre un’ora di tempo. Non è raro che sia necessario allegare prove fotografiche dello scontrino, della vetrina o dei prodotti acquistati. Se il report non è coerente o manca di dettagli, l’agenzia potrebbe rifiutare il pagamento.
Quanto si guadagna: tutta la verità
Non avrebbe senso girarci troppo intorno rischiando così di creare false aspettative: il mystery shopping non è un lavoro con cui si può vivere. È un’attività complementare, non fissa, adattissima a studenti, pensionati o lavoratori con flessibilità oraria che desiderano arrotondare o ottenere beni e servizi a costo zero.
Fee per la visita vs rimborso spesa
Il compenso di una missione si divide solitamente in due componenti:
- La “fee” (Compenso netto): si tratta della cifra che l’agenzia versa per il tempo speso a fare la visita e scrivere il report. In Italia, oscilliamo di norma tra i 10 e i 25 euro di compenso medio per le visite standard (negozi di abbigliamento, banche, supermercati), arrivando a 50 euro per consulenze più complesse (automotive o lusso);
- Il rimborso (Allowance): è la copertura del costo del prodotto o servizio testato.
Esempio classico: Viene richiesto di testare un ristorante. L’agenzia offre un rimborso fino a 35€ per la cena più una fee di 10€. In totale ci si porta a casa un “guadagno” di 45€, ma di fatto si è mangiato gratis e messo in tasca 10€ netti a fronte di circa 3 ore di impegno totale (visita + report).
Tempi di pagamento
Un aspetto critico da considerare è la gestione del flusso di cassa. Nella quasi totalità dei casi, l’anticipo della spesa è a carico dello shopper. Se per esempio bisogna testare un pieno di benzina o un profumo da 80€, sarà obbligatorio pagarli di tasca propria.
Il rimborso e la fee verranno accreditati solitamente tramite bonifico o PayPal con tempistiche che vanno dai 30 ai 60 giorni (sovente si arriva anche 90 giorni!) dalla fine del mese in cui è stata convalidata la visita. Questo significa che per fare mystery shopping in modo continuativo serve un piccolo fondo di riserva.
Le agenzie affidabili in Italia (Certificate MSPA)
Per evitare perdite di tempo, è fondamentale rivolgersi ad agenzie serie che operano a livello internazionale e seguono standard etici rigorosi. Il punto di riferimento del settore è la MSPA (Mystery Shopping Professionals Association), l’associazione che certifica le società che operano con professionalità.
Un elenco di siti sicuri
Ecco alcune delle piattaforme più affidabili attive sul territorio italiano:
- ISC-CX: stiamo parlando di una nota agenzia internazionale con una vastissima gamma di incarichi, specialmente nel settore retail e moda. Offre di solito pagamenti puntuali, ma richiede ai suoi collaboratori report davvero molto approfonditi;
- Ipsos Mystery Shopping: si tratta del braccio operativo di uno dei più grandi istituti di ricerca al mondo. L’azienda propone missioni molto serie e una piattaforma intuitiva;
- BeMyEye: qui ci troviamo di fronte a una via di mezzo tra il mystery shopping e il micro-jobbing tramite app. È perfetta per chi vuole missioni veloci (come fotografare display nei supermercati) con rimborsi rapidi, anche se le fee sono generalmente più basse;
- Helion Research: molto attiva in Italia, offre supporto costante agli shopper e missioni variegate.
Conviene iscriversi a questi portali, perché così facendo sarà molto più facile e rapido trovare le proprie missioni.
Attenzione alle truffe online
Come in ogni settore dove si parla di “guadagni facili”, non mancano purtroppo anche i raggiri, sempre dietro l’angolo. Ecco qualche consiglio utile in questo senso.
Mai pagare per lavorare
Questa è la regola fondamentale: nessuna agenzia di mystery shopping seria chiederà mai soldi per l’iscrizione, per la formazione o per accedere a presunte “liste esclusive di incarichi”. Se un sito ci chiede 20, 50 o 100 euro per attivare il nostro profilo, è da chiudere (e magari segnalare) in men che non si dica. Le agenzie serie guadagnano dai clienti (i brand) e pagano voi; il flusso di denaro non deve mai essere invertito.
La truffa dell’assegno falso

Esiste una truffa internazionale molto pericolosa chiamata “Check Overpayment Scam”. Il truffatore in questo caso ci può contattare spacciandosi per un recruiter e ci invia un assegno di importo elevato (es. 2000€). Il truffatore ci chiede di incassarlo, trattenere una parte come nostra “fee” e utilizzare il resto per “testare” un servizio di money transfer (come Western Union o MoneyGram) inviando i soldi a un determinato indirizzo.
Ma che cosa accade, nella pratica? L’assegno è quasi sempre falso o scoperto. La banca lo caricherà inizialmente sul nostro conto, ma dopo qualche giorno si accorgerà del problema e stoglierà l’intera cifra. Nel frattempo, i soldi che abbiamo inviato tramite money transfer saranno spariti e li avremo irrimediabilmente persi. Questo tipo di attività può anche configurarsi come riciclaggio di denaro: occhio, perché in questo scenario potremmo diventare involontariamente complici di un reato!