x

x

Vai al contenuto
Messaggio pubblicitario

Superamento soglia forfettario: cosa succede se incassi oltre 85.000€

superamento soglia forfettario

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per lavoratori autonomi, freelance e piccoli imprenditori che rispettano specifici requisiti di accesso. Consente una gestione semplificata delle imposte, grazie all’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali e dell’IRAP, e all’esonero dall’IVA e da molti adempimenti contabili. Possono applicarlo i titolari di partita IVA che non superano determinati limiti di ricavi o compensi annui e che rispettano ulteriori condizioni previste dalla normativa, come l’assenza di partecipazioni di controllo in società o di redditi da lavoro dipendente oltre certe soglie.

Proprio il limite dei ricavi rappresenta uno degli aspetti più delicati. Il superamento soglia forfettario è infatti l’evento che può determinare la perdita del regime agevolato e il passaggio a un sistema di tassazione più complesso. Comprendere cosa accade quando si oltrepassano gli 85.000 euro o la soglia più critica dei 100.000 euro è essenziale per evitare errori, sanzioni e improvvisi aumenti del carico fiscale. Le regole, confermate anche per il 2026, distinguono situazioni molto diverse tra loro, con effetti che possono essere immediati oppure rinviati all’anno successivo.

Le due soglie di uscita: 85k e 100k

Nel regime forfettario esistono due soglie fondamentali che incidono in modo diretto sulla permanenza o sull’uscita dal regime. La prima è quella degli 85.000 euro, che rappresenta il limite ordinario di ricavi o compensi. Finché non viene superata, il contribuente può continuare ad applicare il regime agevolato senza conseguenze.

Il superamento soglia forfettario assume però significati diversi a seconda dell’importo raggiunto. La normativa distingue chiaramente tra uno sforamento “moderato”, compreso tra 85.001 e 100.000 euro, e uno sforamento più rilevante, oltre i 100.000 euro, che comporta effetti immediati anche sull’IVA. Questa distinzione è centrale per pianificare correttamente la gestione fiscale dell’attività.

Uscita dall’anno successivo (tra 85.001 e 100.000)

Quando il totale degli incassi dell’anno si colloca tra 85.001 e 100.000 euro, il superamento soglia forfettario non determina l’uscita immediata dal regime. In questo caso, il contribuente conclude l’anno in corso come forfettario, continuando ad applicare l’imposta sostitutiva e a non addebitare l’IVA sulle fatture emesse entro il 31 dicembre.

L’effetto scatta però dal periodo d’imposta successivo. Dal 1° gennaio dell’anno seguente, si passa automaticamente al regime ordinario anno successivo, con l’obbligo di applicare l’IVA e di tassare il reddito secondo le regole IRPEF. Un esempio tipico è quello di chi chiude l’anno con 90.000 euro di compensi: nessuna variazione immediata, ma dal nuovo anno cambia completamente il regime fiscale. Questo scenario è molto frequente e richiede una preparazione anticipata, soprattutto in termini di prezzi, contratti e gestione dei clienti.

Uscita immediata (sopra i 100.000)

Ben più complesso è il caso dello sforamento 100 mila euro forfettario IVA. Qui il legislatore ha previsto una regola molto rigida: se nel corso dell’anno, anche a metà esercizio, gli incassi complessivi superano i 100.000 euro, si verifica l’uscita immediata forfettario.

Ciò significa che il contribuente diventa ordinario nel momento stesso in cui supera la soglia. L’IVA deve essere applicata già sulla fattura che determina il superamento e su tutte quelle successive. Questo meccanismo è spesso definito una “trappola”, perché può cogliere impreparati: una singola operazione particolarmente rilevante può far scattare l’obbligo di rivedere le fatture e di gestire l’IVA in modo improvviso, con impatti anche sulla liquidità.

Il superamento soglia forfettario non ha sempre gli stessi effetti, perché la legge distingue tra lo sforamento degli 85.000 euro e quello dei 100.000 euro

Il principio di cassa: fatturato o incassato?

Un aspetto centrale per valutare il superamento soglia forfettario riguarda il calcolo fatturato incassato o emesso. Nel regime forfettario si applica il principio di cassa, secondo cui rilevano fiscalmente solo i compensi effettivamente incassati nel corso dell’anno.

Non conta quindi la data di emissione della fattura, ma il momento in cui il pagamento viene ricevuto. Un bonifico accreditato a gennaio, anche se riferito a una fattura di dicembre, concorre al reddito dell’anno successivo. Questo principio è decisivo per stabilire se una soglia è stata superata oppure no.

Gestire gli incassi di fine anno per non sforare

Proprio perché vale il principio di cassa, la gestione degli incassi di fine anno diventa uno strumento fondamentale per evitare il superamento soglia forfettario. In alcuni casi, quando è possibile e concordato con il cliente, posticipare l’incasso a gennaio può consentire di restare sotto il limite degli 85.000 euro.

La strategia consiste nel far slittare il pagamento, non la fattura, all’anno successivo. In questo modo il compenso non rientra nel conteggio dell’anno in chiusura. È una pianificazione lecita, ma va utilizzata con attenzione, valutando gli accordi contrattuali e le esigenze di cassa dell’attività.

Nel regime forfettario contano gli incassi effettivi e non le fatture emesse, un aspetto decisivo per il calcolo dei limiti annuali

Conseguenze del passaggio all’Ordinario

Il superamento soglia forfettario e il conseguente passaggio al regime ordinario comportano cambiamenti rilevanti. Dal punto di vista fiscale, si abbandona l’imposta sostitutiva per entrare nel sistema IRPEF a scaglioni, con l’applicazione delle addizionali regionali e comunali.

Dal punto di vista operativo, aumentano gli adempimenti: contabilità più articolata, liquidazioni IVA periodiche, dichiarazioni più complesse. Per molti contribuenti questo passaggio segna un’evoluzione naturale dell’attività, ma richiede una riorganizzazione accurata.

L’applicazione dell’IVA e la Ritenuta d’Acconto

Uno degli effetti più immediati del passaggio all’ordinario riguarda l’applicazione dell’IVA. Le fatture devono includere l’aliquota ordinaria del 22%, con un impatto diretto sui prezzi. È fondamentale informare per tempo i clienti, spiegando che l’aumento è legato a un obbligo normativo.

Inoltre, nel regime ordinario torna applicabile la ritenuta d’acconto, assente nel forfettario. Questo incide sulla liquidità, perché una parte del compenso viene trattenuta dal committente. Il superamento soglia forfettario comporta quindi non solo un aumento della pressione fiscale, ma anche una diversa gestione dei flussi finanziari.

Argomenti