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Congedo parentale 2026: calcolo indennità e mesi all’80%

Una famiglia composta da due genitori e due bambini piccoli si gode il tempo libero grazie alle nuove normative sulla maternità facoltativa 2026.

Poche notizie possono rendere gioiose le vite di due persone che si amano come la nascita di un figlio, ma oggi – ed è inutile negarlo – l’arrivo di un bebè e l’ampliamento della famiglia comportano una serie di problematiche non da poco, dal lato economico e lavorativo in particolare

Per fortuna, questo 2026 da poco iniziato segna un punto di svolta per le politiche di conciliazione famiglia-lavoro in Italia: con l’entrata in vigore della nuova Legge di Bilancio, il congedo parentale – spesso chiamato maternità o paternità facoltativa – diventa uno strumento ancora più flessibile, estendendo la sua efficacia fino all’adolescenza dei figli. In questo articolo analizziamo in modo molto dettagliato come cambiano gli importi, quanti mesi sono effettivamente pagati con l’indennità maggiorata e come calcolare l’impatto reale sulla busta paga.

Le novità 2026 sugli importi

Coppia di genitori che tiene in braccio un neonato durante la maternità facoltativa
Dettaglio di due genitori che si prendono cura del loro primo figlio, usufruendo dell’indennità al 80% prevista dal congedo parentale.

La principale novità del 2026 non riguarda solo il portafoglio, ma soprattutto il calendario: Il limite di età per l’astensione sale a 14 anni, ma l’indennità economica resta limitata ai primi anni di vita del bambino.

In altre parole, i genitori possono ora gestire le assenze dal lavoro anche per le esigenze dei figli che frequentano la scuola secondaria di primo grado. Una notizia decisamente positiva per una grossa fetta delle famiglie italiane che spesso si trovano in difficoltà nella gestione della prole.

Tuttavia, è fondamentale distinguere tra la durata del diritto (cioè: quanto tempo ci si può assentare?) e l’indennità (quanto effettivamente si viene pagati). Mentre l’astensione è possibile fino ai 14 anni, le percentuali di retribuzione più alte sono concentrate nei primi anni di vita del bambino o nei primi mesi di fruizione.

Quanti mesi sono pagati all’80%o 60%?

A regime nel 2026, la normativa conferma una struttura premiante per i primi mesi di congedo, a patto che vengano utilizzati entro il compimento del sesto anno di età del figlio (o entro 6 anni dall’ingresso in famiglia per adozioni e affidi). Ecco il dettaglio riferito a mensilità e pagamenti:

  • I primi 3 mesi (complessivi tra i due genitori) sono indennizzati all’80% della retribuzione media giornaliera;
  • Dal 4° al 9° mese: l’indennità scende alla misura ordinaria del 30%;
  • Oltre il 9° mese (fino a 10 o 11 mesi totali): nella maggior parte dei casi, il periodo non viene purtroppo retribuito, a meno che il reddito individuale del genitore non sia inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione INPS (circa 20.000 euro lordi annui), nel qual caso spetta il 30%.

Vale a questo punto la pena segnalare un aspetto nello specifico: se il congedo viene fruito tra i 7 e i 14 anni del figlio, l’indennità maggiorata all’80% non è applicabile e la retribuzione sarà forfettizzata al 30% per tutto il periodo indennizzabile. Dunque attenzione alle eventuali brutte sorprese in questo senso!

Calcolo dello stipendio netto

Ma quindi quanto ci resta effettivamente in tasca? Porsi una domanda simile è del tutto normale, si tratta infatti di una questione che preoccupa ogni famiglia.

Quello che è necessario sapere, è che l’indennità viene calcolata sulla retribuzione media globale giornaliera del mese precedente l’inizio del congedo. Un aspetto positivo, in ogni caso, è che i periodi di congedo parentale sono coperti da contribuzione figurativa piena, quindi non penalizzano la futura pensione.

Esempio busta paga con indennità al 30%

Molti genitori esauriscono presto i mesi all’80% e devono fare i conti con la soglia del 30%, che rappresenta lo standard per la maggior parte del periodo di facoltativa.

Facciamo ora un esempio pratico, per maggior chiarezza: proviamo ad immaginarci lo scenario in cui un lavoratore percepisca uno stipendio lordo di 1.500€ al mese:

  • Indennità lorda (30%): 450€ circa;
  • Ritenute: su questa cifra non si pagano i contributi previdenziali (a carico INPS), ma si applica la tassazione IRPEF.
  • Risultato netto: in busta paga arriverà una cifra vicina ai 400-420€.

È evidente che passare dal 100% (maternità obbligatoria) o dall’80% al solo 30% comporta un sacrificio economico notevole, motivo per cui molti genitori scelgono di frazionare il congedo in ore o giorni singoli per “spalmare” la perdita economica su più mesi.

Alternativa papà: il congedo è cedibile?

Esiste spesso confusione sulla possibilità di “passarsi” i mesi tra coniugi. Ma attenzione a non sbagliarsi perché la risposta breve a questo dubbio è che, no, i mesi non sono cedibili, ma sono parte di un monte ore comune. La legge italiana prevede che ogni genitore abbia diritto a un proprio periodo minimo non trasferibile, per incentivare la partecipazione dei padri alla cura dei figli. Si tratta, tra l’altro, di un tema sempre più dibattuto.

Come dividersi i mesi tra genitori per massimizzare il bonus

Famiglia multiculturale che gioca con il figlio piccolo
Una coppia multietnica condivide i momenti di crescita del figlio grazie al congedo papà e alla flessibilità dei mesi di maternità facoltativa.

Il nostro consiglio spassionato per le coppie in dolce attesa è quello di ragionare in modo strategico fin da subito, giocando d’anticipo. Ecco come funziona la ripartizione:

  1. Quota Madre: 3 mesi non trasferibili;
  2. Quota Padre: 3 mesi non trasferibili;
  3. Quota Condivisa: 3 mesi extra che possono essere presi o dalla madre o dal padre.

Se il padre sceglie di astenersi dal lavoro per almeno 3 mesi, il limite complessivo della coppia sale da 10 a 11 mesi totali.

Se il padre prende il congedo, ha diritto alle stesse percentuali di indennità (80% per i primi mesi se usati entro i 6 anni). Una strategia comune nel 2026 prevede che la madre utilizzi i primi mesi all’80% subito dopo l’obbligatoria e che il padre utilizzi i restanti mesi “maggiorati” durante lo svezzamento o l’inserimento all’asilo nido. Questo permette di mantenere lo stipendio di famiglia più alto possibile per un periodo di tempo più lungo.

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